Sanità

mar52019

Congedo per figli, le novità su paternità e le misure per la gravidanza

Congedo per figli, le novità su paternità e le misure per la gravidanza
È stato prorogato anche nel 2019 il congedo obbligatorio per i papà (dipendenti), che vale per nascite, adozioni o affidamenti e che vede passare la durata da quattro a cinque giorni. La misura è contenuta nella Legge Bilancio 2019 e sul tema è intervenuto, di recente, l'Inps con una circolare che ne ha chiarito l'operatività. Come si legge, il congedo di cinque giorni vale per nascite, adozioni e affidamenti avvenuti nell'anno solare 2019 mentre se la nascita o l'arrivo del figlio in casa è avvenuto nel 2018, i giorni obbligatori sono quattro, anche qualora il periodo di godimento dovesse cadere nel 2019. La legge Bilancio poi ha anche prorogato per quest'anno «la possibilità per il padre lavoratore dipendente di fruire di un ulteriore giorno di congedo facoltativo, previo accordo con la madre e in sua sostituzione, in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima».
Per quanto riguarda la fruizione del congedo obbligatorio, va detto che è «un diritto autonomo e pertanto è aggiuntivo a quello della madre e spetta comunque indipendentemente dal diritto della madre al congedo obbligatorio», a differenza del congedo facoltativo che «è condizionato alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre».
A ogni modo, i cinque giorni possono essere usati «anche in via non continuativa, entro i cinque mesi di vita o dall'ingresso in famiglia o in Italia (in caso di adozione/affidamento nazionale o internazionale) del minore». Per farne richiesta, «il padre deve comunicare in forma scritta al datore di lavoro le date in cui intende fruirne, con un anticipo di almeno quindici giorni, e ove richiesti in relazione all'evento nascita, sulla base della data presunta del parto. Il datore di lavoro comunica all'INPS le giornate di congedo fruite, attraverso il flusso uni-emens». In ogni caso, «sono tenuti a presentare domanda all'Istituto solamente i lavoratori per i quali il pagamento delle indennità è erogato direttamente dall'INPS, mentre, nel caso in cui le indennità siano anticipate dal datore di lavoro, i lavoratori devono comunicare in forma scritta al proprio datore di lavoro la fruizione del congedo di cui trattasi, senza necessità di presentare domanda all'Istituto».
Nel caso poi di «domanda di congedo facoltativo il padre lavoratore allega alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante».

Sul tema della gravidanza, invece, di recente, c'è stato un intervento di Farmacie.blog, la piattaforma di confronto della Filcams Cgil, in cui sono state ricapitolate le tutele ed è stata sottolineata la «necessità di comunicare immediatamente al datore di lavoro la gravidanza, perché il datore di lavoro (che è responsabile della sicurezza di chi lavora per lui) possa attivare le procedure previste».
In generale, «gli aspetti del congedo di maternità, obbligatorio e facoltativo, sono regolati per lo più dal D lgs 151/2001, il Testo unico sulla maternità, e comprendono anche il divieto di licenziamento (salvo giusta causa) dal momento della comunicazione della gravidanza fino al compimento dell'anno di età del bambino. Dopo l'entrata in vigore del decreto 81/08, cioè l'attuale normativa vigente in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, è diventato obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro la tenuta del DVR (documento di valutazione dei rischi) e nel DVR la valutazione dei rischi specifici correlati a ciascuna mansione». Per quanto riguarda «la mansione di farmacista viene correntemente valutata a rischio in gravidanza per vari aspetti, principalmente per la postura in piedi la maggior parte del tempo e per il contatto con sostanze chimiche nella galenica (e in modo abbastanza variabile riguardo al rischio biologico)». Tali aspetti richiedono «accorgimenti e limitazioni per ridurre i rischi: per esempio l'astensione dalla galenica e l'essere addetta per metà orario a svolgere mansioni che non comportino lo stare necessariamente in piedi (tariffazione, scadenze farmaci, invio e carico informatico degli ordini etc). Le prescrizioni limitative le fa il medico competente su richiesta dell'azienda quando la lavoratrice comunica la gravidanza. Inoltre, c'è il divieto di adibire la lavoratrice incinta ai turni notturni». Laddove «non è possibile applicare limitazioni o cambiamenti di mansione idonei a ridurre i rischi, il datore di lavoro può dichiararlo con l'apposito modulo e la lavoratrice potrà andare all'Ispettorato del lavoro, per chiedere di essere collocata in astensione anticipata dal lavoro in gravidanza, per rischio correlato alla mansione - necessario allegare anche la valutazione del rischio per la mansione specifica fatta nel DVR)».
A quel punto è possibile «comunicare all'INPS la fruizione del diritto e la richiesta del pagamento. L'astensione anticipata prescritta dall'ispettorato è sempre retribuita all' 80% dello stipendio dall'INPS, come i cinque mesi di maternità obbligatoria standard, quindi non è a carico del titolare».

Francesca Giani
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