Sanità

ago222016

Consegna medicine a casa, per Mmg grande idea da Federfarma ma per decollo occorre impegno Ssn

Consegna medicine a casa, per Mmg grande idea da Federfarma ma per decollo occorre impegno Ssn
Per Federfarma il servizio di consegna dei farmaci a domicilio è una realtà da consolidare nella prossima convenzione delle farmacie. Tra i medici di famiglia le opinioni sono discordanti: c'è chi lo considera una sperimentazione con tutti i limiti del caso, e chi invece lo vede come un tassello importantissimo a vantaggio di persone anziane, sole e disabili, a patto che medici e farmacisti siano agevolati a costruire una rete comune al servizio dei pazienti. Ettore Saffi Giustini, responsabile area farmaco della Società Italiana di Medicina Generale, considera molto importante l'aver confermato il numero verde 800.189.521 quest'estate così come l'intenzione di Federfarma di estenderlo all'inverno. Il funzionamento è l'uovo di Colombo; il paziente non deve dimostrare di essere in assistenza domiciliare, come in genere avviene per la consegna a domicilio di medicinali a carico del Ssn, ma solo contattare il call center che geolocalizza la farmacia più vicina tra quelle disponibili al servizio, chiamare quest'ultima e mettersi d'accordo per il rilascio del farmaco e l'eventuale consegna del promemoria della ricetta. Attivo dalle 9 alle 18 da lunedì a venerdì, il call center ha ricevuto una media di 15 chiamate al giorno da regioni soprattutto del Nord dove pure l'accessibilità ai servizi sanitari pubblici è buona.

Ed è qui che Giustini si sofferma: «La consegna di farmaci a domicilio ai fragili è un servizio già assicurato dai servizi sanitari regionali, che però - malgrado ripetute sollecitazioni, anche da parte di noi medici all'Agenzia del farmaco - non è stato armonizzato e presenta differenze nelle modalità e nei destinatari, talora anche da un'azienda sanitaria all'altra. Inoltre il personale che consegna i farmaci può non conoscere le condizioni del paziente, e in genere non ha le basi per verificare se le precedenti consegne si sono tradotte nella corretta assunzione del medicinale. In questi due ambiti - uniformazione dei diritti e facilitazione dell'aderenza alla terapia - il fatto che il farmaco sia consegnato in tutta Italia da un sanitario può essere una grande opportunità offerta al Ssn. Ma occorre che il farmacista si renda conto del salto di qualità richiesto anche a lui, oltre che a noi medici. «Chi va in casa a consegnare medicine- riflette Giustini - deve saper spiegare chiaramente e con franchezza e disponibilità al paziente perché, mettiamo, gli consegna quel generico anziché un altro, e deve saper aggiornare il promemoria per la somministrazione dei farmaci redatto dal medico curante. Se poi vogliamo far rendere il servizio rispetto ai suoi costi, e valutare le ricadute sulla salute del paziente destinatario, credo sarebbe utile istituzionalizzare una formazione comune a medici e farmacisti, per farli cooperare a beneficio di una popolazione sempre più anziana».

Più pessimista Stefano Ivis, direttore scientifico dell'associazione culturale dei Mmg veneti Keiron: «Difficile che un servizio del genere decolli senza un investimento della parte pubblica. Per il farmacista i costi non sono minimi. Anche le farmacie hanno molto lavoro, ed è difficile distogliere personale dedicato a questo servizio; il rischio è che si resti a livello di esperimento. In particolare, se a consegnare le medicine è un volontario o un operatore non sanitario, scordiamoci l'aderenza alla terapia. Mi contenterei di capire se le farmacie riusciranno a garantire la continuità della cura. In Veneto oggi sono tangibili i limiti imposti al servizio di consegna a domicilio delle Ulss dalla necessità di non investire ulteriori risorse: anche dov'è stato avviato è rimasto relegato a orari ristretti e affidato a personale non sanitario. E dire che ce n'è sempre più bisogno, non solo per i pazienti in assistenza domiciliare integrata ma anche per i malati dimessi la sera e indirizzati alla farmacia dell'ospedale che non trovano aperta o magari trovano sprovvista di medicinali. In conclusione, si tratta di un servizio importantissimo ma che non si può portare a regime a costo zero, e mi domando se vi sia la volontà della parte pubblica di investirci».


Mauro Miserendino

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