Formazione

Ipertrofia prostatica benigna

L'ipertrofia prostatica benigna (Ipb) è una condizione istologicamente definita, determinata dall'iperplasia adenomatosa della prostata. Può portare al restringimento progressivo del primo tratto dell'uretra con perdita di efficienza della vescica.

La prevalenza dell'ipertrofia prostatica benigna sintomatica va dal 10 al 30% negli uomini intorno ai 70 anni di età. Tuttavia la forma silente aumenta fino all'80% dopo gli 80 anni, come dimostrato dai reperti autoptici.






I sintomi caratteristici dell'Ipb sono:

  • frequenza urinaria;
  • senso di svuotamento incompleto della vescica;
  • urgenza;
  • getto debole e intermittente;
  • minzione notturna.

Una delle complicanze dell'Ipb è la ritenzione urinaria acuta o, più frequentemente, la stasi di urina nella vescica che favorisce la comparsa di infezioni, infiammazioni croniche (prostatite), formazione di calcoli e idronefrosi.

Per valutare la gravità dei disturbi si utilizza la Scala internazionale dei sintomi prostatici (International prostate symptoms score - Ipss), un questionario validato di 7 domande compilato dal paziente. A livello strumentale è possibile indagare il volume della prostata (sebbene anche quelle di piccole dimensioni possono ostruire l'uretra) e il grado di svuotamento della vescica. L'antigene prostatico specifico (Psa) risulta lievemente aumentato in circa la metà dei casi.

Pur non essendo nota la causa, l'età è considerato un fattore di rischio dell'Ipb. Le modificazioni ormonali che si verificano nell'invecchiamento possono infatti determinare la crescita progressiva di noduli fibroadenomatosi multipli nel tessuto della ghiandola.

Per quanto riguarda la prognosi, studi di popolazione suggeriscono che pazienti con sintomi del tratto urinario inferiore possono aspettarsi una lenta progressione nel tempo. I tassi di ritenzione urinaria acuta per cui si richiede un intervento chirurgico variano dall'1 al 2% per anno.

La terapia punta a ridurre o alleviare i sintomi, ma la decisione se iniziare un trattamento dipende dal loro impatto sulla qualità di vita. Di consueto prevede l'impiego di inibitori alfa 1 adrenergici o alfalitici (terazosina, tamsulosina, doxazosina, etc.)che rilassano la muscolatura liscia della prostata, del collo della vescica e dell'uretra favorendo lo svuotamento. Se il volume della ghiandola supera i 40 cc si può associare un farmaco appartenente alla classe degli inibitori della 5 alfa reduttasi (finasteride, dutasteride)che blocca la progressione dell'ipertrofia, migliorando la minzione. La combinazione di farmaci può allontanare la necessità dell'intervento chirurgico ma, se diventasse necessario, lo standard è la resezione endoscopica trans uretrale (Turp)della prostata con l'asportazione della porzione interna. A volte si utilizza il laser per vaporizzare l'adenoma, la termoterapia a microonde trans uretrale (Tumt), l'ablazione con ago trans uretrale (Tuna). Il principale effetto indesiderato è la perdita dell'eiaculazione, raramente la disfunzione erettile e l'incontinenza.

Domande essenziali

Si alza spesso di notte per urinare?

Deve sforzarsi per urinare perché il getto è debole?

Quante volte le capita di avere urgenza a urinare?


Il signor M.V. ha 64 anni, è impiegato e ha uno stile di vita sedentario. All'esplorazione rettale la prostata è ingrandita e di consistenza gommosa. Non lamenta deficit erettili ma si alza di notte per urinare.
 
    Secondo voi quale altro dato è utile per formulare una diagnosi di ipertrofia prostatica benigna?

A

Somministrazione del questionario Ipss

B

Controllo del Psa

C

Uroflussometria

Bibliografia

AA.VV., Il manuale Merck di diagnosi e terapia. Quarta edizione italiana, Medicom

Ministero della salute. Clinical Evidence. Edizione italiana 2001

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