Formazione

Meningite: cause, diagnosi, profilassi, trattamento

Con il termine meningite si definisce una generica infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono encefalo e midollo spinale, e del liquido cerebrospinale compreso tra esse. Può comportare gravi complicanze.

Cause
La menigite può essere di orgine infettiva batterica, virale (asettica), micotica o traumatica. Gli agenti batterici infettivi più frequenti sono Neisseria meningitidis o meningococco, Streptococcus pneumoniae o pneumococco ed Haemophilus influenzae tipo b (Hib) che causa infezioni gravi soprattutto nei primi anni di vita. Fino all'introduzione della vaccinazione quest'ultimo rappresentava la causa più comune di meningite nei più piccoli ma ora i casi sono più rari. L'infezione batterica si diffonde per stretto contatto (raggio di 2 metri) attraverso le goccioline emesse con le secrezioni naso-faringee disperse con la tosse e gli starnuti; i pazienti sono infettivi per circa 24 ore dall'inizio della terapia con un periodo di incubazione di 1-10 giorni; l'infezione può svilupparsi in forma sporadica o epidemica all'interno di comunità chiuse, più spesso nei soggetti sotto l'anno di età. I virus e batteri coinvolti sono molto comuni e possono diffondersi dal sangue al liquor cerebro-spinale, contaminandolo, fino a raggiungere il sistema nervoso centrale, in presenza di fattori di rischio favorenti. La meningite secondaria può essere conseguente a un trauma cerebrale con perdita di liquor, alterazioni del sistema immunitario, gravi infezioni locali (otiti e sinusiti), operazioni. Nelle persone immunocompromesse possono insorgere meningiti da Gram negativi come Enterobacter, Escherichia coli e Klebsiella a seguito di interventi neurochirurgici, infezioni ospedaliere e batteriemie. In caso di terapie citotossiche, corticosteroidee e trapianti d'organo sono più comuni le forme sostenute da Listeria.

Sintomi e diagnosi
Da un punto di vista clinico la sintomatologia è poco specifica, si diversifica in base all'età e alla causa dell'infezione, spesso è simile a quella della comune influenza. Le forme batteriche hanno un esordio brusco e provocano:

  • febbre alta, cefalea;
  • rigidità della nuca, torcicollo, vomito, convulsioni;
  • eruzioni cutanee, nei neonati pianto acuto, mancanza di appetito;
  • irritabilità, letargia, confusione, shock, coma.

Il peggioramento dei sintomi può avvenire entro 24 ore se non prima. Nei neonati può comparire anche un ingrandimento del capo e fontanelle tese e pulsanti. Le meningiti batteriche sono più rare ma possono avere esiti gravi, anche fatali. Per la diagnosi sono previsti esami ematici, colture delle secrezioni naso-faringee e prelievo del liquor con puntura lombare per l'isolamento del ceppo.

Profilassi
Il modo più efficace per prevenire le meningiti batteriche è la vaccinazione. Il vaccino coniugato contro l'Haemophilus influenzae tipo b, incluso nell'esavalente abitualmente utilizzato nel primo anno di vita viene somministrato di routine fin dai 60 giorni di vita. Il vaccino contro lo pneumococco (vaccino eptavalente coniugato) protegge contro 7 sierotipi che causano fino all'80% delle meningiti da pneumococco. Il vaccino coniugato contro il meningococco è diretto contro il tipo C che causa fino al 50% delle meningiti da meningococco. I vaccini sono offerti dal Servizio sanitario nazionale gratutitamente o con un ticket nei primi mesi di vita del bambino fino al secondo anno.

Trattamento
È molto importante individuare la causa della meningite per intervenire sulla profilassi dei contatti e stabilire il tipo di trattamento. Una diagnosi tempestiva contribuisce al successo del trattamento. Le forme virali, le più comuni, si risolvono nel giro di una decina di giorni il più delle volte senza gravi conseguenze. Se si sospetta una meningite batteriche, che in alcuni casi può portare a danni permamenti come sordità, epilessia, paralisi e ritardo psicomotorio fino a decesso, è essenziale instaurare tempestivamente una terapia antibiotica per via endovenosa in ambiente ospedaliero.

Domande essenziali

  • Oltre a febbre elevata sono presenti sintomi come vomito, cefalea e convulsioni?
  • Sono stati segnalati casi simili nella comunità dove vive o lavora il paziente?
  • È presente letargia e rigidità nucale?

Tommaso ha 25 anni e vive in caserma. Uno dei sui commilitoni, Luca, è stato ricoverato in ospedale per meningite batterica. Pur non avendo avuto contatti estremamente ravvicinati (non sono vicini di scrivania) ha condiviso lo stesso ufficio con Luca per 4 ore al giorno per almeno 5 giorni su 7 prima dell'insorgenza dei sintomi del collega. Tommaso è inquieto e si chiede cosa sia opportuno fare.
 
    Cosa consigliare a Tommaso?

A

attendere la comparsa dei sintomi

B

iniziare una chemioprofilassi antibiotica

C

lavarsi con un sapone antibatterico e la biancheria a 90°

Bibliografia

Istituto superiore di sanità
USSL21 Legnago
AA.VV., Il manuale Merck di diagnosi e terapia. Quarta edizione italiana, Medicom 2001

A cura di Marvi Tonus


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