Sanità

mag312007

Artrite senza fondi in Lombardia

“Nell’artrite reumatoide impostare immediatamente une terapia significa fare la differenza nel destino del paziente” ha spiegato il  Carlomaurizio Montecucco, direttore dell’ Unità Operativa di reumatologia, IRCCS Policlinico S.Matteo, Pavia, nel corso della tappa milanese dell’iniziativa di sensibilizzazione “Artrite reumatoide-Singolare femminile”. Montecucco ha anche ricordato come l’avvio tempestivo del trattamento significhi anche una riduzione dei costi, la possibilità di impiego di farmaci meno costosi, “ma a questo obiettivo, nel caso della Lombardia” ha aggiunto “si frappongono numerosi ostacoli. Per esempio, le prestazioni specialistiche e diagnostiche necessarie all’accertamento della patologia non sono esenti da compartecipazione alla spesa da parte del cittadino. Ma è chiaro che di fronte a un dolore alle mani, il paziente può pensare che non valga la pena di spendere 270 euro, e quando il dolore aumenta al punto che, per così dire, vale la spesa, è troppo tardi”.  Un discorso analogo vale per l’uso dei farmaci di ultima generazione, i farmaci biologici. In una struttura all’avanguardia come quella pavese, per l’impiego di queste specialità si prevede un aumento della spesa del 35%, mentre nel bilancio regionale la previsione è solo del 3% in più. “Non si tiene conto” ha detto Montecucco “che fortunatamente i pazienti artritici non hanno turn-over come in altre malattie, per esempio quelle oncologiche, e quindi il numero delle persone in trattamento aumenta”.

Nella valutazione del costo dei trattamenti ha detto Luigi Sinigaglia,  Direttore Unità Operativa Complessa di Reumatologia, Istituto Ortopedico Gaetano Pini ” si continua a ignorare il costo della non terapia. La persona colpita da artrite reumatoide, se non curata adeguatamente, ha probabilità elevatissime di andare incontro a disabilità, a perdita della capacità lavorativa e, in definitiva, a situazioni di dipendenza che hanno un costo elevatissimo anche in termini economici. Se si considerano questi aspetti, anche i farmaci biologici di prezzo più elevato hanno un  rapporto tra costo ed efficacia favorevole”. E’ davvero così?

Lo conferma Patrizio Piacentini Direttore dell’Unità di Farmacia Clinica dell’ospedale San Carlo Borromeo Milano e segretario lombardo della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri: “Dal punto di vista farmacoeconomico, i trattamenti per l’artrite reumatoide hanno le carte in regola. Sono altri i settori in cui la spesa per i trattamenti più recenti non è commisurata ai risultati sul piano clinico; per esempio, in oncologia, spesso si ricorre a trattamenti costosi a fronte di aumenti della sopravvivenza esigui. Spesso, però, la responsabilità risale all’Agenzia europea del farmaco, che sovente autorizza la commercializzazione di farmaci per i quali si hanno prove di efficacia incomplete, e per i quali mancano soprattutto studi di comparazione. In queste situazioni l’AIFA, non può che recepire la registrazione ed eventualmente trattare sul prezzo, ma è evidente che questa situazione genera inevitabilmente una dispersione delle risorse. Quanto al 3% di aumento destinato ai trattamenti biologici dell’artrite reumatoide, corre però l’obbligo di fare presente che è un limite che discende dalla Legge finanziaria, e non una libera scelta della Regione Lombardia”.
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