Galenica

giu162017

Sciroppo, sì... ma senza zucchero!

Sciroppo, sì… ma senza zucchero!

Con sciroppo si intende una "soluzione ad elevata concentrazione di saccarosio (almeno il 66.5%) e dall'elevata viscosità". Questo tipo di definizione porta due tipi di problemi: in primis, non è somministrabile alle persone con diabete e, secondariamente, presenta delle serie difficoltà per la ridotta quantità di acqua disponibile a solubilizzare i principi attivi.
La farmacopea Europea (6° edizione) ha quindi allargato questa definizione, non limitandola più al solo contenuto di saccarosio (ridotto al 45%), ma concentrandosi sull' "elevata viscosità ed il gusto dolce."
Sono, quindi, ammesse in questa definizione anche le "mucillagini": dispersioni liquide di collodi macromolecolari idrofili (che conferiscono la viscosità) e dal gusto dolce (edulcoranti artificiali). Le mucillagini ci permettono di somministrare principi attivi dal gusto amaro o sgradevole (lassativi antrachinonici, fluidificanti) anche a chi ha problemi di deglutizione ma non può assumere saccarosio. Per ottenere soluzioni orali dal gusto piacevole si utilizzeranno, però, dolcificanti, aromatizzanti e viscosizzanti diversi dallo zucchero.
Uno degli esempi più noti è lo sciroppo avente come dolcificante il sorbitolo:
materiali: becher, bilancia, bacchetta di vetro
Sorbitolo 70% 58g
Glicerina 20 g
Alcool etilico 3 g
Aroma in essenza 0.02g
Acido benzoico 0.15g
Acqua depurata q.b.a 100ml

Si miscela il sorbitolo con l'acido benzoico e con una parte in sicuro difetto di acqua (circa 10g) . A parte si solubilizza l'essenza (menta, ad esempio) in alcool etilico e glicerina, quindi si aggiunge alla soluzione di partenza e si porta a volume con acqua.
Il sorbitolo è un alcool chimicamente inerte e compatibile con la maggior parte degli eccipienti; ha un potere edulcorante che è 0,6 volte quello del saccarosio. È presente in natura in molti frutti (ciliegie, prugne, pere) e vegetali e si prepara commercialmente mediante riduzione del glucosio.
Questo dolcificante è a-calorico, termostabile e viene assorbito molto lentamente dall'intestino, dove viene poi metabolizzato dal fegato in fruttosio. Essendo un polialcole, trattiene acqua nel lume intestinale con effetto lassativo osmotico, rendendo quindi d'obbligo l'avvertenza "L'uso eccessivo può avere effetti lassativi" da riportare in etichetta così com'è d'uopo per gli altri polialcoli (mannitolo, Xilitolo, maltitolo)

Se vogliamo evitare di incorrere negli effetti lassativi del sorbitolo, si possono utilizzare degli edulcoranti di origine artificiale o vegetale. Tali molecole hanno potere dolcificante che è dalle 30 (sodio ciclammato) alle 3000 (taumatina) più alto rispetto a quello del saccarosio; sono generalmente a-caloriche (tranne l'aspartame) e a-cariogene ma spesso presentano retrogusti amari o metallici. Accanto a questi dolcificanti, è doveroso associare molecole viscosizzati (collodi macromolecolari) quali polisaccaridi (gomme, alginati), polipeptidi, metilcellulosa, carbossimetilcellulosa e PVP. I viscosizzanti, imbrigliando l'acqua all'interno del loro reticolo, conferiscono la consistenza desiderata alla preparazione.
In questi casi, si presti attenzione al pH della soluzione ed alla presenza di ioni metallici, che possono vanificare l'effetto gelificante: l'alginato, ad esempio, è stabile a pH tra il 4 ed il 10 ed incompatibile con ioni calcio, la gomma arabica tra 4 e 7,5 ed incompatibile con calcio e magnesio, etc.

Esempio formulativo:
materiali: becher, bilancia, bacchetta di vetro, mortaio e pestello
cabossimetilcellulosa sodica 1,7g
saccarina sodica 0,4g
Metil-paraidrossibenzoato 0.07g
Propil-paraidrossibenzoato 0.03 g
Glicerina 3 g
Acqua q.b a 100ml

Si sciolgono i parabeni in 50ml di acqua bollente e si fa raffreddare. In un mortaio si impasta la carbossimetilcellulosa versando goccia a goccia la glicerina fino ad ottenere un composto omogeneo. Al composto nel mortaio viene aggiunta l'acqua preservata a circa 10 ml per volta, impastando sempre accuratamente prima di aggiungere la nuova porzione. Sciolta nella rimanente parte di acqua (40ml) la saccarina sodica, si aggiunge alla mucillagine preparata nel mortaio e si porta a volume con acqua.

Poiché la saccarina ha un retrogusto metallico, per renderne più piacevole il sapore si può aggiungere o un edulcorante vegetale più piacevole (0.05g di ammonio glicirrizinato: persistente sapore di liquirizia) o un aromatizzante (ciliegia, amarena o lampone).

Un'ultima notazione la facciamo riguardo ai sistemi conservanti. Lo sciroppo "classico", grazie al suo notevole contenuto di zucchero (60-65%) può tranquillamente considerarsi una soluzione auto-conservante per almeno 3 mesi. Infatti, lo zucchero ad elevate concentrazioni funge da agente disidratante ed inibisce la crescita batterica. Tuttavia, già a concentrazioni 50-55% il potere antibiotico del saccarosio va a scemare, rendendo necessaria l'introduzione di conservanti.

Se già l'abbassamento della concentrazione di zucchero nello sciroppo "classico" ci mette in allarme, pensate quanto può essere critica la situazione in una mucillagine dove non vi è zucchero a fungere da conservante, ma, anzi, abbiamo delle sostanze gelificanti (amido, pectina, cellulosa) che sono facile terreno di coltura per i microbi. Necessiteranno quindi di un'adeguata copertura antimicrobica, di cui parleremo in un prossimo appuntamento.

Luca Guizzon
Farmacista esperto di fitoterapia e Responsabile del laboratorio galenico di Farmacia Campedello
Per suggerimenti, richieste e feedback:
luca@guizzon.it-www.farmaciacampedello.it

Fonti
Medicamenta
Manuale delle preparazioni galeniche, bettiol
Eur J Pharm Sci.2016 Sep 20;92:220-3.


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