FITOTERAPIA

set82017

Betulla: linfa, catrame o foglie? Non si butta via nulla

La Betula alba è infatti tra le piante delle quali possiamo sfruttare diverse parti per trattare sintomi talvolta molto diversi tra loro

Potremmo proprio dire che della betulla non si butta via nulla! Dal fusto, ad esempio, possiamo estrarre la linfa o, tramite apposita distillazione, il catrame.
La linfa di betulla viene raccolta all'inizio del mese di marzo, praticando dei fori obliqui sul tronco dell'albero a circa un metro da terra. In questi fori vengono quindi inseriti dei tubi, dai quali sgorga la linfa dell'albero in grandi quantità: si pensi che una pianta con diametro del tronco di 50cm riesce a produrre quasi un litro al giorno di linfa.

Nella pratica gemmoterapica, la linfa di betulla viene consigliata come drenante e per il trattamento della cellulite. Riduce contemporaneamente l'impastamento della pelle e la componente algica oltre alla ritenzione idrica tipica dell'inestetismo. Le indicazioni gemmoterapiche la citano anche per risolvere i casi di iperuricemia: gli autori riportano una riduzione del 20-30% dei valori ematici di acido urico dopo 3 mesi di terapia.
Anche la produzione del catrame vegetale di betulla non è un processo immediato: per ottenere questo composto si deve prima effettuare una distillazione secca (senza contatto con l'aria) della corteccia di betulla, da cui verrà condensato un liquido oleoso (il catrame). Il catrame di betulla contiene idrocarburi, fenoli e terpeni, e viene utilizzato in virtù delle sue proprietà antiinfiammatorie e cheratolitiche per trattare eczemi e psoriasi. Si è osservato, infatti, che inibisce gli enzimi della glicolisi, bloccando la sintesi di nuovo DNA e rallentando, infine, la replicazione eccessiva delle cellule basali dell'epidermide.
Ma parlando di betulla non possiamo dimenticarci delle foglie di questa pianta.
La foglia possiede proprietà diaforetiche e diuretiche (saponine e glucosidi flavonici) interessanti poiché concentrate nell' aumenta escrezione di acqua ma non di sali.
Si impiegano anche per trattare reumatismi e gotta grazie al loro contenuto in salicilati. In questo caso è da segnalare la superiorità delle foglie fresche rispetto alle foglie secche, dovuta certamente al contenuto di olio essenziale delle prime che concorre all'attività antiinfiammatoria.
I salicilati sono delle molecole classificate come pro-farmaci: una volta assorbiti dell'intestino sono convertiti nel fegato ad acido salicilico. Rispetto ai salicilati sintetici (acido acetilsalicilico) l'insorgenza d'azione è più lenta, ma l'effetto antiinfiammatorio si protrae per più tempo.
L'esatto meccanismo d'azione dei salicilati resta da chiarire: viene bloccata la sintesi di prostaglandine, ma con un meccanismo certamente diverso da quello dell'acido acetilsalicilico; a differenza dei derivati di sintesi, bloccano l'induzione dell'enzima COX-2 e non la forma attiva delle COX; in parallelo, l'effetto antiaggregante è molto minore rispetto ai derivati sintetici.

Il vero problema? Tutto ciò appena detto, si è visto in culture cellulari a concentrazioni non raggiungibili in vivo...
Ad ogni modo, le foglie di betulla si possono consigliare per la sindrome premestruale, la prevenzione della calcolosi renale, edemi, vertigini e come disinfettante delle vie urinarie (in associazione con altre piante).
Bartoletti e Cai hanno infatti utilizzato una preparazione a base di solidago, orthosiphon, betulla e mirtillo rosso per ridurre la colonizzazione microbica in pazienti con caterere urinario. L'associazione ha riscontrato una significativa riduzione di colonie batteriche nei pazienti trattati, e sono in corso altri studi per verificare se questa riduzione va di pari passo con una riduzione nel tasso di infezioni alle vie urinarie.

Se è vero, quindi che la betulla si può utilizzare per trattare gli edemi, è vero anche che è controindicata quando gli stessi sono dovuti ad una situazione di insufficienza renale, così come è da sconsigliare in gravidanza ed allattamento (i salicilati possono passare nel latte) e nei soggetti allergici all'acido acetilsalicilico.
Bisogna fare anche attenzione alle interazioni farmacologiche della betulla, dovute in gran parte al suo contenuto in salicilati. Cautela quindi nei pazienti in trattamento con barbiturici, alcool, diuretici, ipotensivi, antiaggreganti piastrinici, anticoagulanti, farmaci gastrolesivi, metotrexate.

Luca Guizzon
Farmacista esperto di fitoterapia e Responsabile del laboratorio galenico di Farmacia Campedello
Per suggerimenti, richieste e feedback:luca@guizzon.it-www.farmaciacampedello.it

Fonti:
World J Urol.2014 Aug;32(4):1007-14.
Nat Prod Res.2014;28(19):1645-8.
"Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci", Fabio Firenzuoli
Dizionario di fitoterpia e piante medicinale, Enrica Campanini
Le 100 erbe della salute, Fabio Firenzuoli
Fitoterapia, Francesco Capasso
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