Sanità

giu292021

Green Pass, ipotesi di modifica allo studio. Il punto sulla gestione in farmacia

Green Pass, ipotesi di modifica allo studio. Il punto sulla gestione in farmacia

Sono oltre 13 milioni e 700.000 le persone che hanno scaricato il Green pass e a causa del diffondersi della variante Delta la sua validità potrebbe essere rimodulata

Sono oltre 13 milioni e 700.000 le persone che hanno scaricato il Green pass, mentre, a causa del diffondersi della variante Delta, non si esclude l'ipotesi che la sua validità possa essere rimodulata, in particolare andando a modificare il rilascio a partire dalla prima dose di vaccino - ora previsto - con una validità con ciclo vaccinale completo. Intanto, dal 1° luglio sarà pienamente in vigore la versione europea. Vale la pena fare un punto e ricapitolare il funzionamento anche per le farmacie.

Green Pass: allo studio modifiche nella validità

A oggi sono oltre 13 milioni e 700.000 le persone che hanno scaricato il green pass e, secondo il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, in una intervista a Radio 24, «è verosimile che la variante Delta ci costringerà a rimodularlo, rilasciandolo dopo la seconda dose di vaccino». Al momento, infatti, il certificato verde può essere ottenuto dopo 15 dalla prima dose di vaccino, a differenza della versione europea, che richiede invece di aver completato il ciclo vaccinale. «La scelta di rilasciare il Green pass dopo la prima dose non è stato un errore, allora i dati ci dicevano questo. Al momento una modifica non serve, ma va messa in cantiere: da medico, e non da politico, dico che probabilmente si arriverà ad una rimodulazione». Come si ricorderà, il green pass è una Certificazione in formato digitale e stampabile, emessa dalla piattaforma nazionale del Ministero della Salute. Contiene un QR Code per verificarne l'autenticità ed è disponibile in italiano e in inglese. La sua validità è verificata - in Italia - attraverso l'APP nazionale VerificaC19, all'interno della quale i dati personali del titolare non vengono registrati, a tutela della privacy.

Certificato verde: come viene rilasciato e come va utilizzato

La Certificazione viene rilasciata, appunto, a seguito del vaccino contro il Covid-19, di un risultato negativo al test molecolare/antigenico nelle 48 ore precedenti l'utilizzo o della avvenuta guarigione nei sei mesi precedenti. Al momento della sua generazione, la piattaforma nazionale invia un messaggio con il codice AUTHCODE associato ai recapiti email o Sms del cittadino, se forniti. Per quanto riguarda gli attestati effettuati prima dell'attivazione della piattaforma nazionale (avvenuta il 21 giungo) è in corso in questi giorni - e, secondo le dichiarazioni del Governo, dovrebbe esaurirsi oggi - l'invio dal Ministero della Salute della notifica. Le modalità per scaricare il Certificato possono essere tramite la piattaforma nazionale, con tessera sanitaria o identità digitale (Spid/Cie), o attraverso l'App Immuni o l'App IO, mentre è in via di implementazione la possibilità di effettuare il download dal fascicolo sanitario elettronico. Per chi poi non dispone di strumenti digitali o ha difficoltà ad utilizzare computer o smartphone saranno il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta o la farmacia a recuperare, tramite accesso al sistema tessera sanitaria, la Certificazione verde e a stamparla. Va detto che in qualsiasi modo venga scaricata, l'operazione deve essere sempre gratuita per il cittadino, secondo quanto ha previsto la normativa di riferimento. A ogni modo, va ricordato, all'interno del territorio italiano, la Certificazione può servire per partecipare a eventi pubblici, accedere a residenze sanitarie assistenziali o altre strutture, spostarsi in entrata e in uscita da territori classificati in "zona rossa" o "zona arancione", partecipare alle feste di matrimonio. Dal 1 luglio, poi, sarà valida come EU digital COVID certificate per circolare in tutti i Paesi dell'Unione europea e dell'area Schengen.

Il ruolo delle farmacie, tra vaccini, test covid e sistema Ts

Per quanto riguarda le farmacie, queste sono per ora coinvolte in fase di test covid e di vaccino. In questo secondo caso, all'atto della vaccinazione le farmacie dovranno attenersi alle indicazioni della Regione. Sarà compito delle Regioni mettere a disposizione i dati di avvenuta vaccinazione in modo che possano essere accessibili alla Piattaforma nazionale-DGC. Per quanto riguarda il tampone antigenico, va ricordato che solo alcune tipologie sono utili all'ottenimento del green pass. Si tratta dei test riconosciuti come validi dall'Health Security Committee dell'Ue e secondo quanto riferiscono i rappresentanti del Sistema Ts l'elenco di quelli a cui fare riferimento, costantemente in aggiornamento, sarebbe già disponibile all'interno del Sistema Ts. Potrebbe esserci a ogni modo un ulteriore passaggio ministeriale ufficiale. Infine, in merito al rilascio del certificato a chi non dispone di un accesso digitale, da quanto si apprende, il Sistema Ts avrebbe già provveduto all'attivazione degli strumenti necessari alle piattaforme regionali. Alcune Regioni si sono già attivate per rendere effettivamente operativo il servizio, anche se, da quanto sembra emergere, altre non ancora.

Le proteste di farmacisti e medici: oneri non remunerati

Intanto, in merito a questo aspetto, da più parti sono stati sollevati dubbi. Da parte di alcune farmacie è stata espressa perplessità in relazione alla mancata esplicitazione, a livello centrale, di una remunerazione per una attività che, se da un lato è di utilità per i cittadini, la comunità e il Ssn, dall'altro comporterà inevitabilmente maggiori oneri. Anche perché l'emissione del certificato, spiegano, deve essere gratuita - per legge - per il cittadino e le normative che ne regolano l'attuazione hanno previsto che il tutto avvenga senza ulteriori costi per le casse pubbliche. Una eventuale remunerazione, ha di recente osservato Federfarma, potrebbe eventualmente essere riconosciuta in più ampie negoziazioni regionali, all'interno per esempio delle trattative per accordi relativi alle campagne di screening o alle vaccinazioni. «Siamo medici, non stampanti» è stato invece il grido di battaglia partito qualche giorno fa dalla Fimmg, il principale sindacato della medicina generale, che ha sottolineato di non voler «accettare una visione della medicina generale di carattere impiegatizio, una medicina generale che si vorrebbe costringere a sottrarre altro tempo all'assistenza dei pazienti per adempiere a funzioni amministrative che nulla hanno a che fare con la pratica medica».

Francesca Giani
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