Sanità

giu302021

Contagi Covid sul lavoro: su operatori sanitari impatto positivo dei vaccini. Resta aperto il nodo dell'obbligo

Contagi Covid sul lavoro: su operatori sanitari impatto positivo dei vaccini. Resta aperto il nodo dell’obbligo

Dopo il picco di contagi sul lavoro da Covid-19 segnalati all'Inail l'incidenza sul totale dei casi è scesa all'8,4%, un trend influenzato positivamente dall'impatto delle vaccinazioni

Dopo il picco di contagi sul lavoro da Covid-19 segnalati all'Inail - legati alla seconda ondata del virus e registrati soprattutto nel periodo ottobre 2020-gennaio 2021 - nell'ultimo quadrimestre l'incidenza sul totale dei casi è scesa all'8,4%. Un trend che è visibile, in particolare, focalizzando l'analisi sull'andamento mensile tra gli operatori sanitari, dove si vede l'impatto delle vaccinazioni. Il quadro emerge dal 17esimo report nazionale sulle infezioni da Covid-19 di origine professionale aggiornato nelle schede regionali. Intanto, proprio in relazione agli operatori sanitari continua il dibattito relativo all'obbligo vaccinale, introdotto dal cosiddetto Decreto Covid, che vale anche per chi opera in farmacia e parafarmacia.

A novembre 2020 il picco di denunce di contagi sul lavoro

In particolare, riferisce Inail "dall'inizio della pandemia al 31 maggio, i contagi sul lavoro da Covid-19 segnalati sono 175.323, pari a quasi un quarto del totale delle denunce di infortunio pervenute da gennaio 2020 e al 4,2% del totale dei contagiati nazionali comunicati dall'Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data". Il nuovo Report conferma che la "seconda ondata di contagi, che in ambito lavorativo può essere circoscritta al periodo ottobre 2020-gennaio 2021, ha visto il 59,6% dei casi e ha segnato un impatto più intenso rispetto alla prima ondata del periodo marzo-maggio 2020 (29,0%). Novembre, in particolare, con 40.029 denunce è il mese con il maggior numero di infezioni di origine professionale, e precede marzo 2020, che con 28.600 casi è al secondo posto per numero di contagi denunciati".

La sanità resta sempre il settore più colpito

Entrando nel dettaglio del rapporto, il "settore della sanità e assistenza sociale - che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili - è sempre al primo posto con il 65,9% delle denunce, seguito dall'amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità - Asl - e amministratori regionali, provinciali e comunali), con il 9,2% dei contagi. Gli altri settori più colpiti sono il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il trasporto e magazzinaggio, il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio all'ingrosso e al dettaglio, le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere...), e le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale)".

Nell'ultimo quadrimestre visibile trend in diminuzione per operatori sanitari

Quanto alle figure professionali quella più coinvolta dai contagi è "la categoria dei tecnici della salute, con il 37,7% delle denunce complessive, l'82,7% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 18,5% delle denunce, i medici con l'8,6%, gli operatori socio-assistenziali con il 7,0% e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8%". Ma un dato importante relativo alle professioni sanitarie riguarda "l'andamento dei contagi per mese di accadimento, che mostra una progressiva riduzione dell'incidenza dei casi tra la fase di "lockdown" (fino a maggio 2020 compreso) e quella di "post lockdown" (da giugno a settembre 2020), una risalita nella "seconda ondata" di contagi (ottobre 2020-gennaio 2021) e un nuovo calo nell'ultimo quadrimestre analizzato. I tecnici della salute (prevalentemente infermieri), in particolare, sono passati infatti dal 39,1% del primo periodo al 23,2% del secondo, per poi ritornare al 39,3% nella fase di seconda ondata e scendere al 25,0% tra febbraio e maggio di quest'anno. Analogo l'andamento dei casi rilevati tra i medici, scesi dal 10,1% della fase di "lockdown" al 5,5% di quella "post lockdown", per poi registrare l'8,6% nella seconda ondata e passare al 4,6% negli ultimi quattro mesi. Altre professioni, con la ripresa delle attività, hanno visto invece aumentare l'incidenza delle infezioni tra le prime due fasi della pandemia, registrato una riduzione nella terza e un nuovo incremento nella quarta. È il caso, per esempio, degli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,7% di giugno-settembre, allo 0,6% tra ottobre e gennaio fino all'1,3% tra febbraio e maggio 2021), degli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (dallo 0,2% al 4,3%, allo 0,1% fino allo 0,6%) e degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,6% all'1,6%, poi allo 0,9% fino all'1,8% dell'ultimo quadrimestre)".

Vaccini incidono nell'inversione di tendenza

In particolare, in relazione a questi dati, va rilevato che "se la sanità e assistenza sociale nell'ultimo quadrimestre è scesa sotto la soglia del 45% dei casi codificati, riposizionandosi sugli stessi livelli dell'estate 2020, è grazie all'efficacia delle vaccinazioni, che hanno coinvolto prioritariamente il personale sanitario". Per questo, in parallelo, "altri settori produttivi registrano infatti una crescita dell'incidenza di contagi professionali, pur rilevando un calo in valori assoluti rispetto alla seconda ondata del periodo ottobre 2020-gennaio 2021. È il caso, in particolare, dei trasporti, del commercio, dei servizi di alloggio e ristorazione, dei servizi di informazione e comunicazione e del manifatturiero, che raccolgono complessivamente il 31,4% dei casi, contro l'8,4% della "prima ondata", il 29,0% del periodo estivo e il 10,6% della "seconda ondata".

Obbligo vaccinale: avviati i controlli. Prosegue il dibattito sulla norma

Intanto, proprio in relazione agli operatori sanitari continua il dibattito relativo all'obbligo vaccinale, introdotto dal cosiddetto Decreto Covid (DL n.44/2021, convertito nella Legge n.76/2021), che vale anche per chi opera in farmacia e parafarmacia. Secondo quanto emerge, alcune Amministrazioni hanno avviato l'attività di controllo e stanno provvedendo a contattare gli operatori sanitari per informarli sul proprio stato vaccinale. Come si ricorderà, la norma prevede che l'accertamento viene effettuate dalla Asl che ne deve dare comunicazione all'interessato, al datore di lavoro e agli Ordini professionali perché ne prendano atto e adottino i provvedimenti e le misure di competenza. Secondo il chiarimento del Ministero della Salute indirizzato alla Fnomceo a fine giugno spetta "all'Azienda sanitaria" si legge "l'accertamento della mancata osservanza dell'obbligo vaccinale", che, contestualmente, ha "l'onere di darne immediata comunicazione scritta". Tale "atto di accertamento determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implichino contatti interpersonali o comportino in qualsiasi altra forma il rischio di diffusione del contagio da Covid-19". Una volta ricevuto l'atto di accertamento della Asl "l'Ordine comunica immediatamente tale sospensione all'interessato". L'attività posta in capo all'Ordine consiste quindi "in un mero onere informativo".

Francesca Giani
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