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lug302020

Uso di antinfiammatori e aggravamento Covid-19 nel bambino e nell'adulto: gli esperti smentiscono la correlazione

 
Uso di antinfiammatori e aggravamento Covid-19 nel bambino e nell’adulto: gli esperti smentiscono la correlazione
All'emergenza coronavirus è seguita una pandemia di disinformazione che ha reso difficile per le persone trovare fonti affidabili e credibili. Tra le più gravi fake news circolate c'è stata quella innescata da un tweet del ministro della Salute francese Oliver Véran circa i farmaci antinfiammatori, come l'ibuprofene, (i cosiddetti Fans) e un presunto aggravamento della sintomatologia Covid-19, oggetto successivamente di un allarmismo ingiustificato.
A smentire la notizia, chiarendo che non vi è alcuna evidenza scientifica che stabilisca una correlazione tra l'uso di ibuprofene e un peggioramento della malattia da Covid-19, sono stati i più autorevoli enti sanitari: dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), all'Agenzia europea per i farmaci (EMA,) fino all'Organizzazione Mondiale della Sanità. A confermarlo è anche Stefano Govoni, Professore ordinario di ruolo presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco presso l'Università di Pavia, «non ci sono informazioni che dicano che l'uso dell'ibuprofene è rischioso per un paziente Covid». Govoni spiega che dal tweet del ministro Véran si è avviata una catena di reazioni e informazioni che hanno portato ad un allarme non sostenuto dai dati - precisa - Poi, i ricercatori, le società scientifiche, gli enti regolatori sono intervenuti e, ad oggi, l'unico studio effettuato direttamente su pazienti Covid, stratificandoli tra coloro che avevano assunto ibuprofene o altri farmaci antinfiammatori non steroidei, non ha dato alcun risultato negativo».

E se una fake news su un farmaco è sempre molto pericolosa, ancora di più lo è quando si tratta di farmaci anche ad uso pediatrico, come è il caso di ibuprofene. Anche se Michele Miraglia Del Giudice, professore incaricato di Pediatria presso l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, dichiara che sono stati «pochissimi i genitori che hanno manifestato dubbi sull'utilizzo dell'ibuprofene per la febbre e per il dolore. Ai pochissimi che hanno espresso qualche perplessità, ho subito chiarito che contro questa fake news ci sono stati dei comunicati ufficiali dell'Aifa e dell'Ema che hanno chiarito come l'ibuprofene possa essere utilizzato con tranquillità per la febbre e per il dolore anche in quei bambini che hanno contratto l'infezione da Covid». In merito alla notizia diffusa in Francia, Miraglia del Giudice precisa che in Italia la situazione è completamente diversa perché nel nostro Paese «ogni bambino ha il suo pediatra che lo conosce e lo segue dalla nascita. Con il quale si istaura un rapporto fiduciario. Questo significa che in Italia, le nostre famiglie sono abituate a rivolgersi al pediatra per essere consigliati quando il bambino si ammala e sono meno influenzabili da queste fake news che circolano sul web». Un altro equivoco che ci ha accompagnati dall'inizio della pandemia ha riguardato l'idea che i bambini non potessero contrarre il Sars-Cov-2, notizia smentita da Miraglia del Giudice «dalla mia esperienza in questo periodo, posso dire che sicuramente anche i bambini possono contrarre l'infezione ma sono, generalmente, meno contagiati rispetto agli adulti, i sintomi sono più lievi e rischiano con maggiore difficoltà di sviluppare complicanze più gravi».

In caso, quindi, «di febbre, raffreddore, mal di gola, mal d'orecchio» i bambini devono essere trattati con «gli antinfiammatori, ma va sempre consultato il pediatra qualora il bimbo, dopo tre giorni di terapia con antifebbrili, non receda», precisa Miraglia Del Giudice.
Per quanto riguarda la differenza dei sintomi, tra influenza e Covid, il pediatra chiarisce che sono «sostanzialmente gli stessi: il naso che cola, i dolori articolari, mal di gola, la febbre. Una differenza può esserci: la anosmia e ageusia, cioè perdita dell'olfatto e del gusto, che caratterizza in modo particolare l'infezione da covid-19. Tuttavia, normalmente l'influenza scompare entro 4-5 giorni, invece, nell'infezione da coronavirus c'è un incremento della sintomatologia, cioè il bimbo invece di guarire, va a peggiorare». In ogni caso, il pediatra sottolinea l'importanza della vaccinazione antinfluenzale. Quando si parla di fans si è soliti generalizzare sulla loro funzione, in realtà «la medesima denominazione accomuna una serie di molecole tra di loro molto diverse - chiarisce Govoni - Ciascuna di queste molecole ha un pannello di attività e tutte, più o meno, agiscono sulla sintesi delle prostaglandine. La chiarezza sul loro utilizzo è riportata anche nelle schede tecniche, con le loro conoscenze medico e farmacista sanno indicare quello più adatto». Motivo per cui Govoni raccomanda: «va evitato il fai da te. Il paziente se non è ospedalizzato deve rivolgersi al medico o al farmacista perché hanno la capacità di filtrare le informazioni e non farsi influenzare dalle notizie che, a volte, deragliano dalla realtà scientifica».

Anna Capasso


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