Sanità

giu112020

Contagio Covid in farmacia, un chiarimento su responsabilità rischi e costi per datori di lavoro

Contagio Covid in farmacia, un chiarimento su responsabilità rischi e costi per datori di lavoro

Sul tema delle responsabilità del datore del lavoro e contagio da Covid-19 si aggiungono nuovi tasselli che dovrebbero chiarire maggiormente la situazione

In tema di responsabilità del datore del lavoro e contagio da Covid-19, che aveva destato da più parti non poca preoccupazione, si aggiungono nuovi tasselli che dovrebbero chiarire maggiormente la situazione. Con l'entrata in vigore del Ddl di conversione in legge del cosiddetto Decreto Liquidità, gli obblighi delle imprese vengono collegati in maniera più certa al rispetto delle prescrizioni contenute nei Protocolli tra Governo e parti sociali e alla messa in atto delle misure di sicurezza e tutela dei lavoratori. Sul tema, poi, ieri, è tornato anche Vincenzo Colao, a capo della task force dedicata all'emergenza, che ha avanzato la proposta, contenuta anche nel Piano per il rilancio, di «neutralizzare fiscalmente, in modo temporaneo, il costo di interventi organizzativi, quali per esempio turnazione e straordinari, conseguenti all'adozione dei protocolli di sicurezza, per non penalizzare competitività e redditi».


Contagio sul lavoro: individuati i limiti per responsabilità datore

La problematica relativa alla responsabilità del datore, come si ricorderà, era nata all'indomani del riconoscimento da parte di Inail del contagio da Covid-19 in ambiente di lavoro come infortunio. Sul punto si erano susseguite diverse circolari dell'Istituto che avevano cercato di fare chiarezza nella disciplina, indicando nei protocolli e nelle misure sulla sicurezza il requisito fondamentale per il datore di lavoro. Non si possono confondere, aveva scritto Inail, i criteri applicati per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l'eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa. Nonostante le circolari, da più parti era stato richiesto anche un intervento normativo e con il Ddl di conversione in legge del cosiddetto Decreto Liquidità, in vigore dal 7, è stato infatti previsto un articolo (il 29-bis) dedicato agli Obblighi dei datori di lavoro per la tutela contro il rischio di contagio da COVID-19, che ha cercato di fare ulteriormente chiarezza sull'argomento. «Ai fini della tutela contro il rischio di contagio da COVID-19, i datori di lavoro pubblici e privati adempiono all'obbligo di cui all'articolo 2087 del Codice Civile» che fissa il dovere generale di tutela dei lavoratori «mediante l'applicazione delle prescrizioni contenute nel protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il Governo e le parti sociali e negli altri protocolli e linee guida (di cui all'articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33), nonché mediante l'adozione e il mantenimento delle misure previste. Qualora non trovino applicazione le predette prescrizioni, rilevano le misure contenute nei protocolli o accordi di settore stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». Una norma che, come scrive un articolo del Sole 24 di oggi, «individua i limiti della responsabilità del datore» e circoscrive l'articolo 2087 del codice civile che, essendo «norma aperta», pone «in capo al datore l'obbligo di massima protezione possibile, implementando tutte le misure di protezione materialmente adottabili secondo lo stato della conoscenza tecnica e scientifica». Criterio «questo che tuttavia, nei tempi incerti dell'emergenza, risulta di difficile attuazione, considerato che le misure tecniche e le buone prassi cui conformare l'obbligazione di sicurezza in tema di Covid sono ancora troppo recenti e in costante evoluzione».


In studio la defiscalizzazione per straordinari motivati da misure di sicurezza

Intanto, sul tema è intervenuto ieri anche Vincenzo Colao, capo della Task Force dedicata all'emergenza, nel presentare il Piano per il Rilancio, anche perché «la problematica relativa alla responsabilità del datore di lavoro» riferiscono le agenzie «in molti casi, si può trasformare in un freno per la ripresa delle attività». Dall'altra parte, «l'adozione di misure organizzative dirette ad attuare i protocolli di sicurezza, e il principio del distanziamento, comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni, maggiorazioni per lavoro festivo), cosi come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute». Da qui la proposta di Colao che, oltre a rimarcare la necessità di considerare il rispetto dei Protocolli come «adempimento integrale dell'obbligo di sicurezza di cui all'art. 2087 del codice civile», lancia anche l'idea di «introdurre una defiscalizzazione temporanea delle maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento. Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco».

Francesca Giani
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
vai al download >>

SUL BANCO


chiudi