Sanità

feb152016

Conto terzi, primato dell'Italia in Ue: produzione vale 1,5 mld

Conto terzi, primato dell’Italia in Ue: produzione vale 1,5 mld
Una crescita senza interruzioni dal 2005 ad oggi, grazie al forte incremento dell'export e alla capacità delle imprese di riqualificare l'offerta su attività a valore aggiunto sempre più elevato: è questa la fotografia del comparto del Cdmo - contract development and manufacturing organization, ovvero del settore del Conto terzi farmaceutico, che emerge dallo studio Prometeia-Farmindustria recentemente presentato alla presenza di Giorgio Bruno, presidente del Gruppo Conto Terzi, e Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. L'Italia è al primo posto in Europa, con un valore di produzione pari a 1,5 miliardi di euro (rispetto ai 5,1 mld totali) e una quota di fatturato pari al 29% del totale Ue (la Germania, seconda, si ferma al 24%). Elevato anche il peso occupazionale: con una quota prossima al 30%, pari a 8 mila addetti, le imprese del Cdmo attive in Italia superano di circa 8 punti percentuali quelle in Germania. Dall'analisi si profila quindi un settore in salute, che ha visto nel periodo 2010-2015 un aumento della produzione pari al 24%: dato, questo, ancor più rilevante se confrontato con il -7% registrato nello stesso periodo dall'industria manifatturiera nel complesso. Il contributo positivo alla crescita proviene da tutti i segmenti: dal +9% dei prodotti non sterili (che rappresentano il 53% del totale), al + 19% dei prodotti sterili (30% del totale), fino ad arrivare al +153% della produzione di sostanze ad alta attività e biologiche (17% del totale). Ma il modello di offerta che si configura è sempre più quello del full service, in grado cioè di garantire ai clienti un servizio a 360°, dall'acquisto delle materie prime alle fasi di confezionamento e distribuzione.

«La definizione "conto terzi" è riduttiva» chiarisce Bruno «le imprese di questo settore non solo fanno produzione ma si occupano di sviluppo e supporto alle aziende multinazionali che decidono di delocalizzare e trasferire alcune nicchie di produzione». Le esportazioni valgono il 65% della produzione, rispetto al 36% della media manifatturiera e, in questo contesto, vanno sottolineate le ottime performance conseguite sui mercati più avanzati ed esigenti (+304% verso Usa, Canada, Giappone e Oceania). «Si tratta di un'eccellenza industriale italiana che però» secondo Scaccabarozzi «necessita di una nuova governance e di un maggior supporto dell'Aifa, che deve garantire alle imprese autorizzazioni in tempi più rapidi». «Il fattore tempo è imprescindibile per essere pronti a recepire le esigenze del mercato» conferma Bruno «la rapidità di risposta alle richieste della domanda è cruciale per la competitività» e chiede alle istituzioni «lo snellimento delle procedure burocratiche e dei processi autorizzativi» ovviamente «nel rispetto del rigore e dei controlli ispettivi che sono garanzia di qualità».
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