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mar292016

Contraccezione d'emergenza, le società scientifiche fanno il punto della situazione

Contraccezione d'emergenza, le società scientifiche fanno il punto della situazione
Nessun aumento del rischio di malattie sessualmente trasmesse, né riduzione del ricorso ai metodi contraccettivi classici con l'accesso facilitato alla pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo, in cambio sarebbe stato osservato un calo delle interruzioni volontarie di gravidanza che potrebbe essere correlato proprio al più tempestivo utilizzo dei contraccettivi d'emergenza. Queste le realtà evidenziate negli altri Paesi Europei dove la vendita dei contraccettivi di emergenza senza obbligo di ricetta è una pratica che si perpetua da anni. A chiarire i dubbi manifestati da Federfarma Roma, in merito ai presunti rischi legati alle disposizioni Aifa sulla vendita senza obbligo di ricetta di levonorgestrel (Norlevo) e unipristal acetato (Ellaone) è il presidente della Società italiana di farmacia clinica (Sifac) Corrado Giua Marassi.

La polemica relativa al rischio di un aumento delle malattie sessualmente trasmissibili, era stata sollevata dal presidente di Federfarma Roma Vittorio Contarina, che a margine di FarmacistaPiù aveva manifestato la sua preoccupazione che «le future generazioni crescano con il pensiero che la pillola del giorno possa diventare il nuovo contraccettivo a posteriori, disincentivando l'uso del preservativo, con conseguente aumentato rischio di malattie sessualmente trasmissibili». Parlando con Farmacista33 Giua ha sottolineato che «ovviamente non si può pensare di confondere un ruolo contraccettivo con quello di protezione dalle malattie sessualmente trasmesse, ma questi sono concetti che prescindono dall'utilizzo di questo tipo di farmaco, altrimenti quest'obiezione la si potrebbe traslare a tutte le donne che utilizzano la pillola anticoncezionale». Risale solo allo scorso 3 marzo la presa di posizione dell'Aifa di abolire l'obbligo di ricetta per le maggiorenni anche per il meno caro e più datato dei contraccettivi d'emergenza, il Norlevo (p.a. levonorgestrel), o "pillola del giorno dopo". Una decisione che ha scatenato polemiche a solo un anno dall'approvazione della vendita senza obbligo di ricetta di un altro contraccettivo di emergenza, EllaOne (p.a. unipristal acetato) detta anche "pillola dei 5 giorni dopo", passata più in sordina. Sulla contraccezione d'emergenza una cosa è certa, c'è bisogno di chiarezza.

E proprio a questo scopo la Sifac ha redatto un protocollo ufficiale che spiega al farmacista come consigliare in maniera appropriata chi si appresta a comprare il farmaco, chiarendo alcuni punti chiave che sono stati motivo di discussione tra gli specialisti del farmaco, come il fatto che le due molecole non sono abortive. Su questo punto in particolare si è espressa anche la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo); secondo il vice presidente Mauro Busacca "tutte le evidenze scientifiche indicano che levonorgestrel e unipristal acetato svolgono un'azione preventiva dell'ovulazione e non post-ovulatoria, questo significa che di fatto non sono abortivi ed è stato dimostrato che, in caso di concepimento già avvenuto, non hanno effetti teratogeni sul bambino". La Smic, la Società Medica Italiana per la Contraccezione, oltre a mostrare la propria solidarietà ad Aifa per l'iniziativa, ha tenuto a ribadire la differenza tra i due contraccettivi d'emergenza, sottolineando che la molecola più nuova delle due, ovvero l'ulipristal acetato, se assunto entro le 24 ore dal rapporto è 3 volte più efficace rispetto al levonorgestrel.

Anche la Società Italiana di contraccezione (Sic) ha manifestato la propria approvazione per l'abolizione di tale obbligo, "un traguardo importante che la Sic persegue da tempo", commenta Annibale Volpe, past president della Sic. Secondo il presidente Sifac questa variazione della normativa per il farmacista rappresenta anche un'importante occasione di fare counceling: «Il farmacista diventa il driver decisionale per il cittadino su un argomento di estrema rilevanza, sta a lui dare le informazioni che contano a chi si presenta al bancone affinché la persona possa decidere in maniera consapevole se assumere o meno il farmaco e con quali modalità. Possibile rifiutare il proprio ruolo di esperto del farmaco? Si tratta di prepararsi e il protocollo serve a questo».

Attilia Burke
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