Sanità

ott152014

Contraffazione e furti farmaci: progetto Ue per fermare il crimine farmaceutico

Contraffazione e furti farmaci: progetto Ue per fermare il crimine farmaceutico
Un database, accessibile a tutti, dei prodotti contraffatti oggetto di indagine di procure e autorità competenti, la lista dei siti di farmacie online illegali, approfondimenti sulle tematiche legate al crimine farmaceutico, proposte per la comunicazione del rischio di comportamenti illeciti. Questa la struttura della sezione pubblica del sito fakeshare.eu in via di implementazione (online entro la fine di ottobre) sviluppato nell'ambito del progetto europeo Fakeshare di cui l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) è forte promotore. Lo spiega a Farmacista33, Domenico Di Giorgio, direttore dell'Ufficio qualità dei prodotti dell'Aifa, ricordando che gli operatori sanitari posso accedere liberamente al sito per ottenere informazioni ma, aggiunge, «possono segnalare casi sospetti sul territorio o sul web comunicando direttamente con l'Aifa». Invito rivolto in particolare ai farmacisti, che «per primi possono cogliere se ci sono richieste strane di certi prodotti dal territorio. Il loro» aggiunge Di Giorgio «è un prezioso bagaglio di conoscenza e la parte pubblica del sito è stato pensato per coinvolgerli». Sempre per gli operatori è pensata la sezione dedicata agli strumenti per attivare campagne di comunicazione: «La normativa del 2011 con la definizione del "bollino di qualità" e l'albo delle farmacie online legali di fatto marchia il canale legale. Ma il pubblico che usa il web come canale illegale per procurarsi farmaci è informato e sa di fare un azione illecita, per questo bisogna puntare sulla comunicazione dei rischi per la salute, anche pensando a campagne shock e il progetto Fakeshare II avviato a settembre si occuperà di fornire autorità sanitarie l'approccio strategico per mirare a questo target». Il sito Fakeshare.eu è anche uno strumento importante per le attività delle Forze dell'ordine: «Prevede una parte ad accesso riservato» spiega Di Giorgio «in cui gli investigatori possono reperire la documentazione raccolta finora su casi specifici e classificata pensando a un uso condiviso di tutte le informazioni. L'efficacia di questo strumento è emerso con il caso Herceptin. Solo grazie alla condivisione di informazioni si è compreso che i furti negli ospedali avevano alle spalle una struttura criminale e il primo effetto e risultato ottenuto è che chiudendo i canali di vendita intercettati durante le indagini sono diminuiti anche i furti di farmaci negli ospedali». Secondo Di Giorgio tuttavia non ci sono ancora strumenti sanzionatori a misura di questo tipo di crimine: «Per ora si agisce sui comportamenti correlati, falsificazione, furto, ma va dimostrata l'azione criminosa che mette in pericolo la salute pubblica. L'Italia firmando la convenzione Medicrime si è impegnata a rivedere il sistema sanzionatorio per poter agire in questo tipo di crimine».

Simona Zazzetta

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