Sanità

mar82017

Contratto, Sinasfa: cresce il malcontento tra farmacisti. Alla base anche i turni di lavoro

Contratto, Sinasfa: cresce il malcontento tra farmacisti. Alla base anche i turni di lavoro
Non solo un contratto che non viene rinnovato e che era stato concepito sulla base di una situazione economica risalente ormai a circa otto anni fa, prima della crisi, ma condizioni di lavoro che diventano sempre più dure anche a fronte di un personale che non aumenta e a richieste di turnazioni sempre maggiori legate alle aperture più estese di alcune farmacie. A lanciare il tema Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato unitario dei farmacisti non titolari (Sinasfa) che rileva «un malcontento crescente tra i farmacisti non titolari». Alla base ci sono «condizioni di lavoro che tendono a diventare sempre più dure. Gli investimenti sul personale sono fermi, c'è stallo nelle assunzioni, se non addirittura in alcuni casi c'è una riduzione di personale, mentre, al contempo, cresce la richiesta di copertura all'interno dei presidi con orari più estesi la sera o aperture nel We. Questo può tradursi, come ci è stato segnalato in varie parti, in richieste di turni che possono essere anche molto pesanti e che ricadono in certi casi sulle stesse persone. Anche perché non è rara la situazione in cui l'ampliamento di orario avviene allo stesso livello occupazionale, con lo stesso numero di dipendenti».

Ma il «malcontento è anche legato al mancato rinnovo del contratto che pesa sempre di più e sta ponendo problemi reali ai farmacisti: la situazione economica in cui era stato concepito il contratto risale a circa otto-nove anni fa, a un periodo pre-crisi. Non c'è solo il problema che le condizioni economiche non vedono un adeguamento da parecchio tempo ma anche il fatto che in mezzo c'è stata una crisi che a detta di tutti ha avuto proporzioni non indifferenti». Sul tema, c'è poi un'altra riflessione: «Credo che sarebbe opportuno iniziare a pensare di scorporare dal contratto che ora comprende tutto il personale i farmacisti, che dovrebbero avere un contratto loro. La considerazione è che i farmacisti hanno responsabilità, competenze, esigenze diverse, ma anche spese: tra Enpaf, Ordine, Ecm obbligatorio le situazioni sono ben poco affiancabili».


Francesca Giani
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