Sanità

set122017

Contratto, Sinasfa: dal mancato rinnovo perdita salariale e pesanti ricadute su pensione

Contratto, Sinasfa: dal mancato rinnovo perdita salariale e pesanti ricadute su pensione
Se sul fronte del rinnovo del contratto dei dipendenti di farmacia sembra che la macchina stia ripartendo, dopo l'annuncio di un primo incontro a fine settembre tra rappresentanze dei titolari e sigle confederali, rimangono alcune preoccupazioni per il periodo di vacanza contrattuale - il contratto è scaduto dal 2013: «la perdita salariale legata al mancato aumento dello stipendio in busta paga, oltre a pesare da un punto di vista economico, ha conseguenze anche sulla pensione che si andrà a percepire».

La riflessione arriva da Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari (Sinasfa): «Se tutto andrà per il meglio, il nuovo contratto partirà presumibilmente dal 2018. È vero che è prevista un'indennità di vacanza contrattuale, ma la cifra, di solito, non è tale da compensare la perdita salariale dovuta al mancato rinnovo, che nel nostro caso si è prolungato per quattro-cinque anni. Occorre considerare infatti che questa situazione va a ripercuotersi a cascata su tutte le voci legate allo stipendio base, quali straordinari, trattamento di fine rapporto e così via. Facendo conti grossolani, stiamo parlando di circa 70 stipendi con cifre che si avvicinano a 7-8mila euro per lavoratore. Ma le conseguenze maggiori, proprio a causa del meccanismo che c'è alla base del sistema contributivo per l'Inps, sono sulla prestazione pensionistica. A ogni perdita salariale corrisponde infatti un contributo inferiore rispetto al dovuto sul montante contributivo, che rappresenta la base sulla quale verrà calcolata la pensione. C'è un recente studio presentato dalla Flc Cgil Piemonte - riportato in un articolo di qualche giorno fa del Fatto Quotidiano - riferito al personale docente che sottolinea come una perdita salariale di 8mila euro corrisponde una perdita sul montante di calcolo della pensione compresa tra i 68mila e i 70mila euro. Al di là delle cifre, la situazione deve portare a riflettere l'intera categoria». Una situazione che può essere estesa anche in riferimento a interruzioni nella contrattualizzazione: «C'è un problema che riguarda in generale le generazioni più giovani, coloro che hanno iniziato a lavorare esclusivamente con il sistema contributivo, dopo la riforma del '95. Qualsiasi perdita salariale, che può essere legata anche a un licenziamento, all'uso di contratti atipici, o quant'altro, ha conseguenze sostanziali sulla futura pensione, è un danno che rimane e si ripercuote sulla intera vita lavorativa. Credo che in questa direzione qualsiasi evento possa capitare vada valutato con estrema attenzione, da parte di tutti».


Francesca Giani
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