Sanità

apr262016

Convenzione Mmg, le rurali chiedono dispensazione senza ricetta rossa

Convenzione Mmg, le rurali chiedono dispensazione senza ricetta rossa
«Se davvero passa la convenzione con le aggregazioni funzionali e l'H16, per non penalizzare chi abita nei piccoli centri rurali occorrerà una modifica normativa del legislatore, immediata, che consente al farmacista di dispensare la medicina anche senza ricetta. Né la parte pubblica né i sindacati medici si sono accorti che il medico del 118, deputato a coprire dalle 24 alle 8 del mattino, non può fare ricette a carico del Ssn».

Alfredo Orlandi presidente del Sunifar, il sindacato unitario delle farmacie rurali, sposa in pieno l'appello lanciato dall'Associazione nazionale dei piccoli comuni. La presidente Anpci Franca Biglio afferma che con la nuova convenzione nelle aree spopolate, montane, i medici di famiglia inizieranno a orbitare a valle per coordinarsi con i colleghi posti in ambiti territoriali molto vasti. Dunque, le farmacie dei borghi rurali devono poter fornire servizi ulteriori alla popolazione. E vanno messe in condizione di distribuire tutti i medicinali a carico del Servizio sanitario pubblico, anche quelli oggi distribuiti direttamente dalle Asl, ed effettuare prestazioni di telemedicina in collegamento con centri specialistici e prenotare visite ed esami tramite Cup. Orlandi è d'accordo nella disamina, ma più che vedere un rimedio nei nuovi compiti, individua il punto dolente nell'espletamento dei vecchi e in particolare nella dispensazione di medicinali. «L'allarme sul 118 si aggiunge a quello sulle aggregazioni previste nella nuova convenzione dei medici del territorio», spiega Orlandi. «I piccoli centri sotto i 5 mila abitanti raggruppano 15 milioni di residenti, in prevalenza anziani, donne e bambini. Se il medico di famiglia è sempre più coinvolto in processi di cura e in prestazioni che può garantire solo in un altro centro più "strategico", valuterà sempre più inutile il costo dello studio nel piccolo centro, vi eserciterà meno ore, lo chiuderà. Il volume delle sue prescrizioni si sposterà altrove, e altrove verranno dispensate le medicine da lui prescritte.

La farmacia del borgo rurale non ce la farà più economicamente. E chiuderà anch'essa, il che è gravissimo, specie in centri dove -per il tipo di popolazione- sempre più pesa la dispensazione di farmaci urgenti di qualsiasi tipo, nonché bombole di ossigeno, nei festivi e di notte. Ma ammettiamo che la farmacia "resista". Se in quello scenario otto ore notturne vengono coperte dal medico del 118, impossibilitato a prescrivere su ricettario del Servizio sanitario nazionale, la presenza del farmacista a che serve? Oggi la legge impedisce di dispensare farmaci senza ricetta a meno che, in casi di urgenza, il paziente o il familiare non porti la confezione già utilizzata, il farmacista non annoti su registro e rilasci copia all'utente che la porterà al medico. La procedura è complessa, se resta così l'impianto della convenzione, occorre subito un intervento del legislatore per assicurare continuità terapeutica. Ricordo che i barbari distruggevano ogni resistenza nella Penisola bruciando i dispensari subito dopo l'ingresso nelle città. Se non si vuole fare terra bruciata del Ssn urge mettere paletti all'impianto della convenzione in arrivo».


Mauro Miserendino
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