Sanità

set292018

Counselling in farmacia, da Iss un vademecum per i farmacisti

Counselling in farmacia, da Iss un vademecum per i farmacisti
È bene non confondere il counselling con il "dare consigli" o "fornire informazioni, soluzioni rapide", quando invece, soprattutto se fatto in farmacia, è un processo complesso che richiede competenze di base del farmacista che vanno dalla comprensione dell'obiettivo dell'intervento stesso, alla capacità di stabilire un clima di fiducia con l'utente, dalla creazione di una relazione fino alla verifica della comprensione delle informazioni trasferite. Questi i punti chiave riportate in un documento dell'Istituto Superiore di Sanità realizzato nell'ambito dell'accordo di collaborazione con Federfarma su "Il farmacista e le competenze di base del counselling" in cui il farmacista è individuato come "una figura chiave per l'adozione di stili di vita salutari". Nel documento si sottolinea, in particolare, come in una fase storica di sovraesposizione a messaggi e informazioni sulla salute disomogenei che generano confusione, sia fondamentale che un professionista impegnato nella promozione della salute sia in grado di individuare le strategie più adatte per intercettare l'attenzione dei cittadini. "In farmacia - ricorda l'Iss - è oggi possibile individuare spazi specifici, come quelli dedicati al monitoraggio della pressione arteriosa o alla misurazione della glicemia, in cui il farmacista ha la possibilità di ascoltare e di fornire informazioni centrate sulle esigenze della persona e sui suoi vissuti, per facilitare scelte consapevoli e autonome".

Le interazioni che il farmacista costruisce all'interno della farmacia, spiega l'Iss, "sono relazioni di tipo professionale tra chi esprime un bisogno, una richiesta, un problema e chi ha le competenze necessarie per rispondere e va organizzata in modo strategico sia per quanto riguarda i contenuti da comunicare che la conduzione del processo comunicativo". Per realizzarla in modo efficace è necessario sapere che "fino al 70% del messaggio comunicativo viene determinato da comunicazione non verbale (sguardo, espressione del volto, gestualità, movimenti del corpo) e quella paraverbale (volume, tono, ritmo della voce, ma anche da silenzi)". A questa prassi comunicativa si devono sommare le "competenze di base del counselling che il farmacista può utilizzare per gestire in modo intenzionale la relazione professionale".

In primo luogo, il farmacista deve mettere a fuoco e condividere con l'utente l'obiettivo dell'intervento di counselling, inteso "come processo di ascolto, di informazione personalizzata e di facilitazione per l'attivazione delle risorse della persona". In tal modo la persona che si rivolge al professionista può iniziare ad "affrontare le proprie difficoltà e perplessità rispetto all'adozione di comportamenti salutari ". Deve poi usare le abilità relazionali, "fondamentali per la creazione e il mantenimento della relazione con le persone che frequentano la farmacia". E, infine, applicare lo schema in tre fasi necessario per gestire il processo relazionale in modo non improvvisato. La fase iniziale crea un "clima di fiducia e di empatia attraverso l'accoglienza e l'ascolto attivo". Qui "l'attenzione agli elementi del verbale, non verbale e paraverbale è essenziale per mettere la persona a proprio agio, per cogliere le sue specifiche esigenze, per chiarire cosa sa ed è in grado di recepire al momento. Lasciando spazio all'esplicitazione di dubbi e all'espressione di vissuti e reazioni emotive in un clima empatico e non giudicante è possibile riuscire a cogliere il bisogno o problema emergente". La fase intermedia è quella in cui si mantiene la relazione in cui si forniscono "informazioni personalizzate, cioè centrate sullo schema di riferimento dell'altro e a valutare insieme un obiettivo concreto e condiviso da raggiungere attraverso soluzioni concordate". E poi c'è la fase finale in cui si verifica la "comprensione dell'informazione fornita anche attraverso il riassunto di quanto emerso, di decidere cosa fare per attuare quanto concordato, ponendo sempre attenzione alla dimensione emotiva e, infine, di concludere la relazione in modo non affrettato, offrendo la disponibilità a ulteriori possibilità di confronto".

Il farmacista, sottolinea l'Istituto, interagisce direttamente con le persone e "ha l'opportunità di utilizzare la relazione interpersonale quale principale strumento di comunicazione bidirezionale che affianca e integra interventi informativi realizzati con strumenti di comunicazione unidirezionali, come campagne di sensibilizzazione e di educazione che utilizzano materiali cartacei (opuscoli, poster, lettere), spot, siti web e campagne stampa".


Simona Zazzetta
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