Sanità

ott102020

Covid-19, calo del fatturato e rischio desertificazione. Ecco come cambia il profilo della crisi per le farmacie

Covid-19, calo del fatturato e rischio desertificazione. Ecco come cambia il profilo della crisi per le farmacie

L'emergenza Covid-19 ha prodotto una crisi diffusa e ancora mordente: perdita del lavoro, calo retributivo legato alla cassa integrazione, negozi a rischio chiusura. L'impatto sulle farmacie

Perdita di lavoro che ha colpito in particolare alcuni settori - quali commercio e servizi -, calo retributivo legato alla cassa integrazione, con lavoratori che ancora sono in attesa del sostegno, negozi a rischio chiusura. Se si passa in rassegna i dati elaborati di recente dalle diverse rappresentanze dei vari settori si ottiene un quadro di crisi diffusa e ancora mordente, nonostante la nota mensile dell'Istat sull'andamento dell'economia italiana riferisca, per i mesi estivi, una fase di recupero, sia pure eterogenea, per alcuni indicatori. In questo quadro, se è vero che la farmacia durante l'emergenza, in quanto servizio essenziale, a differenza della maggior parte delle attività, è rimasta aperta, c'è da capire quali ripercussioni abbia vissuto e stia ancora vivendo, anche in relazione a una situazione di crisi che sta investendo con più forza alcune aree e pesa sempre più su famiglie e cittadini.

Il Covid-19 ha portato a una crisi diffusa. Preoccupanti dati su occupazione

Sarà anche vero, come riferisce l'Istat nella Nota economica di mercoledì, che nel nostro Paese ci sono alcuni elementi di ripresa, come per esempio il «recupero della produzione industriale, i segnali confortanti per ordinativi ed esportazioni», ma i segnali di sofferenza non sembrano allentarsi. A dare qualche indicazione sulla situazione occupazionale, per esempio, è uno studio della Fondazione consulenti del lavoro di inizio ottobre: «L'impatto della pandemia da Covid-19» si legge nella nota «eÌ fortemente differenziato a livello settoriale, esponendo alcune attività produttive ad una crisi senza precedenti e altre a cercare di resistere, aiutate anche dal blocco dei licenziamenti, che già a fine anno però potrebbe portare a un saldo occupazionale ben diverso da quello di giugno». Tra giugno 2019 e giugno 2020, secondo l'indagine, «eÌ l'industria il settore che ha retto meglio, con un calo di soli 10 mila occupati. In affanno, invece, il commercio all'ingrosso e al dettaglio (- 191mila unitaÌ) ed i servizi alle imprese (-103mila occupati), legati soprattutto alla chiusura di molte attività durante il lockdown e al ricorso allo smart working. Ma la crisi più grave la paga il settore turistico con una perdita occupazionale di 246mila unitaÌ, di cui 158mila nei servizi di ristorazione e 88mila negli alloggi».

Negozi: sempre più chiusure. Rischio di desertificazione di quartieri e città

Un allarme, questo, che trova cassa di risonanza nei dati diffusi mercoledì da Confesercenti: «nonostante la ripresa generale delle vendite ad agosto, le piccole superfici continuano a registrare risultati in calo (-0,5%), portando a -12,7% la riduzione di vendite dell'anno. Corre, invece, il commercio elettronico che, nello stesso periodo mette a segno una crescita del +29,9%, così come nei primi 8 mesi la Gdo si è riavvicinata al dato positivo». Per l'associazione si tratta di «un gap preoccupante, che rafforza i timori di una progressiva desertificazione della rete dei negozi e della rete dei servizi di vicinato nelle nostre città». Il rischio è che, come sottolineato in un recente post di Andrea Mandelli, presidente Fofi, che faceva riferimento ad analoghi dati di Confimprese, «cambi la geografia delle città, con tanti quartieri destinati a spengersi» e un effetto che rischia di essere un domino sulle altre attività che vivono anche di territorialità e di prossimità.

Ripercussioni su farmacie e cittadini. Rinuncia alle cure investe anche la fascia C e i ticket

Quali ripercussioni ci si può attendere in questo quadro sulle farmacie? La domanda è stata posta a Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma, nella intervista di copertina in via di pubblicazione sul numero 11 di Punto Effe: «La geografia della crisi si presenta oggi con connotati nuovi e il crollo dei fatturati sta colpendo, in particolare, le farmacie dislocate nelle zone a maggior afflusso turistico - proveniente anche dall'Estero -, o caratterizzate da una forte presenza di uffici aziendali. A fronte di presidi che hanno tenuto, le situazioni di grande sofferenza economico e finanziaria sono numerose. C'è, per di più, da considerare un aspetto generale, che non investe solo il mondo della farmacia, ma l'intero Paese: tra cassa integrazione e mancanza di lavoro, stiamo assistendo a una forte flessione nella disponibilità economica della popolazione, ma, allo stato attuale, sussiste ancora il blocco dei licenziamenti, e la perdita di occupazione, che ha toccato picchi molto alti, sta interessando contratti a termine, atipici e partite Iva, spesso non prorogati. Nonostante questo freno, già oggi, purtroppo, si iniziano a vedere i primi effetti, con i cittadini che, soprattutto al Sud, faticano a pagare il ticket o i farmaci di fascia C e questa situazione va a scapito delle cure». Una situazione dinamica, quindi, di cui si potrebbero vedere gli effetti per diverso tempo.

Da marzo Dcr in continuo calo. Aumenta disorientamento nei farmacisti

Sui dati relativi alle farmacie va rilevata da ultimo l'analisi di Marco Alessandrini, amministratore delegato di Credifarma in un intervento su Punto Effe numero 10, che ha «confrontato i dati della media delle Dcr per i primi sette mesi del 2020, con lo scostamento percentuale dello stesso periodo dell'anno precedente. Al di laÌ della parentesi del mese di marzo, non solo prosegue, ma trova anche delle significative accelerazioni il calo della Dcr, il cui valore medio nei primi sette mesi eÌ del 5,63% ma con una forbice che si allarga da un +7,63% (appunto di marzo) a un -18,7 di maggio. Una sorta di ottovolante su quella che eÌ stata una colonna portante della farmacia. Quale lezione possiamo trarre da questo andamento? Sono tante le domande che emergono e che potrebbero alimentare il disorientamento del farmacista. Pensiamo, infatti, a tutti coloro che hanno organizzato la loro azienda sulla base degli studi medici limitrofi alla farmacia. Oggi, con la ricetta elettronica e con la minore propensione allo spostamento del paziente, si acquista il farmaco dove rimane più comodo per il paziente stesso. Per non parlare del corner cosmetico. Anche qui investimenti per le cabine estetiche e per i macchinari di trattamento e altro, per evidenti motivi dovuti alla pandemia non vengono più utilizzati».

Francesca Giani
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
vai al download >>

SUL BANCO