Sanità

lug222021

Covid, crescono casi, ricoveri e terapie intensive. I dati Gimbe

Covid, crescono casi, ricoveri e terapie intensive. I dati Gimbe

Cresce in Italia il numero di nuovi casi: nella settimana 14-20 luglio 2021, rispetto alla precedente, c'è stato un incremento del 115,7%. I dati Gimbe

Cresce in Italia il numero di nuovi casi: nella settimana 14-20 luglio 2021, rispetto alla precedente, c'è stato un incremento del 115,7%, da 8.989 sono passati a 19.390, ma si confermano in calo i decessi (76 vs 104). Invece, c'è un'inversione di tendenza, dopo tra mesi di decremento, dei casi attualmente positivi (49.310 vs 40.649), delle persone in isolamento domiciliare (47.951 vs 39.364), dei ricoveri con sintomi (1.194 vs 1.128) e delle terapie intensive (165 vs 157). Lo rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. Secondo Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione i nuovi casi sono «sottostimati da un'attività di testing insufficiente e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso ora più difficile dall'aumento dei positivi. Nella settimana 14-20 luglio in tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla precedente».


Indicatori ospedalieri in lieve aumento

«Dopo 14 settimane di riduzione degli indicatori ospedalieri - afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione- si registra un'inversione di tendenza con lieve incremento dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva, dove l'occupazione di posti letto da parte dei pazienti Covid rimane per ora molto bassa, intorno al 2%». In tutte le Regioni i valori sono inferiori al 10% per l'area medica e al 5% per le terapie intensive. «Si conferma un ulteriore lieve incremento - spiega Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE - degli ingressi giornalieri in terapia intensiva: la media mobile a 7 giorni è di 10 ingressi/die rispetto ai 7 della settimana precedente».


Vaccinazioni: numero non decolla nonostante il potenziale organizzativo

Al 21 luglio il 62,1% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 47,4% ha completato il ciclo vaccinale, e resta stabile nell'ultima settimana anche il numero di somministrazioni che, secondo Cartabellotta «decolla nonostante il potenziale organizzativo, per il mancato utilizzo dei vaccini a vettore adenovirale e la limitata disponibilità di quelli a mRNA». In particolare, AstraZeneca non viene più somministrato per le prime dosi, come dimostra il fatto che nell'ultima settimana il 99,3% delle somministrazioni sono stati richiami; le somministrazioni di Johnson & Johnson sono ormai sporadiche (nell'ultima settimana in media 3 mila al giorno); infine, non disponiamo di un numero di dosi di vaccini a mRNA sufficiente ad ampliare la platea dei vaccinandi. Tra gli over 60 l'88% ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con un incremento settimanale irrisorio a livello nazionale (+0,4%).


Cartabellotta: green pass può giocare un ruolo cruciale

Cartabellotta Interviene anche nel dibattito sul green pass: «Può giocare un ruolo cruciale: è efficace nel limitare la circolazione del virus e permette il rilancio in sicurezza di alcuni settori, prevenendo il rischio di un ritorno a eventuali restrizioni». «Se Governo e Regioni intendono abbandonare il parametro dei contagi - conclude Cartabellotta - servono soglie molto basse per gli indicatori ospedalieri: non oltre il 5% di occupazione da parte di pazienti COVID-19 per le terapie intensive e il 10% per i ricoveri in area medica per rimanere in zona bianca. Se invece l'intenzione è quella di innalzare tali soglie, oltre ad accettare i rischi sopra descritti, bisogna mantenere tra i parametri di monitoraggio il numero dei casi per 100.000 abitanti, aumentando l'incidenza settimanale sopra i 50 casi per conservare la zona bianca e definendo un numero standard di tamponi per 100.000 abitanti per evitare comportamenti opportunistici».
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