Sanità

nov202020

Covid-19, crisi farmacie accelera. Raccolta dati e Farmacia dei servizi sono chiavi di volta

Covid-19, crisi farmacie accelera. Raccolta dati e Farmacia dei servizi sono chiavi di volta

L'emergenza sanitaria ha accelerato la crisi del settore, ma i farmacisti sono stati al fianco dei cittadini e questa prossimità è un elemento di forza nel processo di rilancio del suo ruolo

L'emergenza sanitaria ha accelerato un processo di crisi del settore e accentuato il gap tra farmacie. Nonostante tutto, i farmacisti sono stati in prima linea al fianco dei cittadini e proprio questa prossimità è un elemento di forza nel processo di rilancio del suo ruolo. Nei prossimi mesi, non a caso, si porrà il problema della discontinuità di cure, terapie, controlli e screening dei pazienti non Covid-19, in particolare cronici, dovuta all'emergenza sanitaria. Un ambito in cui la farmacia può dare un importante contributo. È questa una delle riflessioni al centro dell'evento "Farmaci per malati cronici, compensi farmacie e tetti di spesa: tre problemi, una soluzione" organizzato oggi da Assofarm nell'ambito della VII edizione dai FarmacistaPiù 2020 in versione digitale il congresso dei farmacisti promosso da Fondazione Cannavò, Federfarma e Utifar, con il patrocinio di Fofi e l'organizzazione di Edra, che si terrà dal 20 al 22 novembre.

Assofarm: segnali mostrano l'intensità della crisi economica

«Quello che stiamo vivendo oggi» è stato l'intervento di Francesco Schito, segretario generale Assofarm «è un momento particolarmente complicato e i farmacisti, nonostante i rischi, sono sempre in prima linea al fianco della popolazione. Purtroppo, le conseguenze, per alcuni, sono state pesanti e non possiamo che ringraziare tutta la categoria per il contributo e l'impegno a favore della salute pubblica». Ma, «dobbiamo rilevare che tra le tante conseguenze della emergenza sanitaria c'è anche l'accelerazione impressa alla crisi economica che, da tempo, sta investendo il settore delle farmacie. Nei primi sei mesi dell'anno si registra una diminuzione del 3,3% del fatturato rispetto allo stesso periodo del '19. Tra il 10 e il 15% delle farmacie si trova oggi in una condizione di crisi ormai irreversibile, con sempre più pratiche di concordato che vengono concluse. Il 12% del totale - circa 2500 farmacie - alla fine della prima ondata ha chiesto una maggiore dilazione nei pagamenti. Sono tutti segnali, questi, che mostrano l'intensità della crisi economica che stiamo attraversano e la necessità di intervenire, in particolare attraverso una nuova remunerazione. Affermare il concetto di free for service è ormai irrinunciabile, anche per valorizzare l'aspetto professionale e garantire stabilità economica. La trattativa, in questa direzione, è a buon punto, anche se ci sono ancora nodi da sciogliere».
«La crisi morde» concorda Franco Falorni, commercialista dell'omonimo studio di Pisa. «Su un campione di 100 farmacie del nostro territorio, da gennaio a settembre abbiamo rilevato una riduzione di circa l'1% del fatturato, con un tonfo, in particolare, tra aprile a giugno, e una leggera ripresa da luglio a settembre, anche se sempre in negativo. È vero: complessivamente, rispetto ad altre realtà economiche e aziendali, si tratta di risultati accettabili e sostenibili. Ma la verità è che all'interno del settore c'è una enorme forbice tra farmacie, con alcune che hanno perso notevolmente e altre che hanno segnato una crescita. La differenziazione, in generale, è anche nella tipologia stessa di farmacia, tra quelle in cui la titolarità è a impronta professionale e quelle in cui invece c'è un capitale finanziario, tra quelle di maggiori dimensioni e quelle più piccole e in territori disagiati. Sono tutti fattori di cui occorre tenere conto quando si fa un progetto, soprattutto nella direzione di valorizzare il ruolo sociosanitario di questo presidio territoriale». Proprio il Gap tra farmacie, ha aggiunto Marco Cossolo, presidente di Federfarma, «è un elemento che stiamo cercando di evidenziare quando si parla di nuova remunerazione. Nel modello di cui si sta ragionando è evidente che ci sono delle situazioni di partenza dei territori ma anche della singola farmacia da cui non è possibile prescindere, perché potrebbero creare situazioni più complicate e più difficilmente sostenibili. Per questo, pensiamo indispensabile, nel momento in cui si riforma la remunerazione, costituire un fondo dedicato, che deve essere finanziato a parte e che permetta di recuperare una parte della marginalità che la farmacia perde sulla spesa farmaceutica».

Martini: processo di marginalizzazione della farmacia rischia di accentuarsi

Il contesto in cui la farmacia opera è sempre più complesso e - è l'intervento di Nello Martini, presidente Fondazione Res - «o si cambia profondamente il paradigma in tempi brevi o c'è il rischio che il processo di marginalizzazione professionale, sociale ed economico della farmacia, in atto già da tempo, si accentui. In diverse occasioni, abbiamo sottolineato come il passaggio da un modello chimico-farmaceutico a quello biotech abbia avuto effetti negativi sul mix di fatturato della farmacia, con un calo della componente Ssn da un 80% a un 40% - quota destinata a scendere ancora. Con il modello chimico farmaceutico veniva sancita la centralità della farmacia nel processo assistenziale del paziente, che vi trovava risposta a tutti i suoi bisogni. Oggi, questo, non è più così e proprio il progresso nelle terapie andrà ad aumentare ancora di più questo solco, questa disruption tra ruolo della farmacia e processo assistenziale». Così, «da un lato, come più volte detto, i farmaci "innovativi" devono tornare a essere gestiti dalla farmacia, ma in convenzionata e non in Dpc. Dall'altra parte, si tratta di mettere a sistema proprio il più grande punto di forza del settore: quella delle farmacie è una rete capillare e diffusa, dotata di strumenti informatici che le permettono monitoraggio sui farmaci ma anche prenotazione di esami e visite attraverso il Cup. La farmacia, in questa direzione, può avere un ruolo indispensabile nella raccolta di dati a vantaggio della Ricerca e di nuove conoscenze. Oggi il Ssn deve affrontare le conseguenze dell'emergenza sanitaria, che ha interferito in maniera negativa sui percorsi assistenziali dei pazienti non Covid, in particolare cronici, e sulla prevenzione. Proprio la discontinuità nelle cure, nei controlli e negli screening rappresentano un problema fondamentale per la pianificazione sanitaria dei prossimi anni. La farmacia, dal canto suo, dispone della possibilità di raccogliere e analizzare una grande mole di dati, sia sull'uso dei farmaci sia delle strutture sanitarie, con il Cup, andando a individuare dove si è concentrata maggiormente la discontinuità delle cure e dove intervenire».

Gizzi: imprimere al più presto un cambiamento nel modello remunerativo e assistenziale

Le proposte e le direzioni di evoluzione sono tante ma, sono state le conclusioni di Venanzio Gizzi, presidente Assofarm, «se non riusciamo a imprimere al più presto un cambiamento nel modello remunerativo e assistenziale non ci saranno prospettive positive per la farmacia. Oggi, l'urgenza è quella di lavorare per nuovo paradigma, che ci porti a essere professionisti della salute, ma anche attori dei processi di natura sanitaria ed economica. È quanto mai necessario, infatti, cavalcare gli elementi che siano propulsivi del cambiamento e, certamente, la farmacia può avere un ruolo nella discontinuità della programmazione sanitaria dei prossimi mesi, dovuta al Covid-19, anche attraverso la farmacia dei servizi, che va ripresa e la gestione della cronicità. Noi crediamo fortemente che la farmacia debba essere valorizzata, per il bene della salute dei cittadini e del servizio sanitario. Ci rendiamo disponibili, in questo senso, ad avviare progetti e sperimentazioni che rimettano la farmacia al centro di percorsi assistenziali e sanitari».

Francesca Giani
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