Sanità

gen122022

Covid, da virus pandemico a endemico. Ema: tempi non prevedibili ma è la direzione

Covid, da virus pandemico a endemico. Ema: tempi non prevedibili ma è la direzione

La pandemia di coronavirus sta diventando endemica ma i tempi non sono prevedibili, ancora presto per gestirla come influenza

Non è prevedibile quando arriveremo alla fine del tunnel della pandemia Covid, «ciò che è importante e quello che stiamo vedendo è che ci stiamo muovendo verso il virus che è più endemico». Questo il cauto messaggio che arriva dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema) nelle parole Marco Cavaleri che è a capo della strategia vaccinale dell'Agenzia, nella conferenza stampa di ieri: «Con l'omicron ci sarà molta immunità naturale in aggiunta alla vaccinazione, ci muoveremo verso uno scenario che sarà più vicino all'endemicità».

È ancora una pandemia ma si muove verso forma endemica

«Nessuno sa esattamente quando saremo alla fine del tunnel, ma ci arriveremo - ha detto ai giornalisti Cavaleri - ciò che è importante e quello che stiamo vedendo è che ci stiamo muovendo verso il virus che è più endemico», tecnicamente, quindi stabile e prevedibile. Ma ha aggiunto: «Non dobbiamo dimenticare che siamo ancora in una pandemia», il virus «si comporta ancora come un virus pandemico e l'emergere di Omicron lo mostra chiaramente». Secondo l'esperto la diffusione in Europa della variante Omicron del Sars-CoV-2 continua a preoccupare perché, anche se sembra provocare una malattia più lieve, causerà «molti ricoveri in ospedale. Nello stesso tempo il fatto che il virus sia così trasmissibile significa che molte persone saranno esposte. Questo spingerà l'immunità naturale che si aggiunge a quella fornita dalla vaccinazione. Possiamo pensare - ha spiegato ancora - che dopo che questa ondata sarà passata in Europa e altre parti del mondo, avremo una forte immunità che potrebbe aprire la via verso uno scenario endemico. Nessuno sa quando arriveremo alla fine del tunnel, ma ci arriveremo. Stiamo vedendo che ci muoviamo verso uno scenario in cui il Sars-CoV-2 diventa più endemico, ma non possiamo dire che abbiamo già raggiunto quello status». Cavaleri ha anche avvertito che la somministrazione ripetuta di dosi di richiamo dei vaccini covid-19 non è una strategia sostenibile per la gestione dei focolai. «Siamo piuttosto preoccupati per una strategia che implichi la vaccinazione ripetuta a breve termine», ha affermato. Sebbene le dosi di richiamo potrebbero essere necessarie per coloro che sono immunosoppressi o comunque vulnerabili a malattie gravi, «non possiamo davvero somministrare continuamente una dose di richiamo ogni tre o quattro mesi», ha affermato.

Oms: diffusione Omicron non si è ancora stabilizzata

Sul tema si è espressa anche l'Organizzazione mondiale della sanità facendo notare che la diffusione della variante Omicron non si è ancora stabilizzata: «Abbiamo ancora un'enorme quantità di incertezza e un virus che si evolve abbastanza rapidamente, imponendo nuove sfide. Non siamo certamente al punto in cui siamo in grado di chiamarlo endemico», ha spiegato la responsabile delle risposte di emergenza dell'Oms Catherine Smallwood. Sul fatto che l'emergenza Covid a livello generale proceda in quel senso non ha dubbi, ma con delle riserve. Anche per Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza e docente di Igiene all'università Cattolica di Roma, la prospettiva di gestire la pandemia con strumenti ordinari come per l'influenza, come si presta a fare la Spagna, «non ci sono le condizioni, servono una serie di misure basate sull'evidenza. Non è ancora tempo». Secondo Ricciardi «la fattibilità di una strategia del genere deve essere confermata da evidenze scientifiche che in questo momento non mi pare ci siano. Resta un pio desiderio per ora. È l'aspirazione che condividiamo tutti - ribadisce - ma che deve essere consolidata attraverso passaggi concreti e decisioni basate sulla scienza. Non è soltanto desiderando un obiettivo che si raggiunge. E nemmeno facendo finta che questa sia un'influenza, perché non lo è. È una malattia pandemica ancora grave, con virus a trasmissione respiratoria, con tutta una serie di incognite legate alle varianti che possono emergere e che sono emerse in maniera importante nell'anno passato. Per realizzare questa ambizione servono una serie di misure basate sull'evidenza. Non è ancora tempo».
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