Sanità

mar182020

Covid-19, Dl Cura-Italia: misure per sanità famiglie, imprese e lavoratori. Norme su produzione Dpi

Covid-19, Dl Cura-Italia: misure per sanità famiglie, imprese e lavoratori. Norme su produzione Dpi

È in Gazzetta Ufficiale il Dpcm di lunedì con misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno a famiglie, imprese, lavoratori. Incentivi per produzione Dpi

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore il Dpcm uscito dal Consiglio dei Ministri di lunedì che contiene le misure di potenziamento del servizio sanitario nazionale e di sostegno a famiglie, imprese, lavoratori. Tanti i provvedimenti di interesse anche per i farmacisti, tra cui le norme che dovrebbero incrementare la disponibilità e le forniture di presidi di protezione individuale. Sul piatto ci sono 25 miliardi di euro, di cui 1.410 milioni sono quelli destinati alla sanità a valere sul fondo sanitario 2020, con altri 1.610 che serviranno a potenziale il fondo per le emergenze della Protezione Civile.


Incentivi per la produzione e fornitura di dispositivi medici

Data la situazione di «inadeguata disponibilità», «al fine di assicurare la produzione e la fornitura di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale, ai valori di mercato al 31 dicembre 2019, il Commissario straordinario è autorizzato a erogare finanziamenti mediante contributi a fondo perduto e in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese produttrici di tali dispositivi». Tali «finanziamenti possono essere erogati anche alle aziende che rendono disponibili i dispositivi». «I dispositivi di protezione individuale sono forniti in via prioritaria ai medici e agli operatori sanitari e sociosanitari». Per la misura «è autorizzata la spesa di 50 milioni di euro per il 2020» (Art. 5). Inoltre, come si legge nell'articolo 15, «è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni».
Produttori, importatori e coloro che li immettono in commercio dovranno «inviare all'Istituto superiore di sanità una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa», oltre a «ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa, entro tre giorni. L'Istituto superiore di sanità, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti».
Stessa procedura e tempistica va fatta anche verso l'Inail.

«Qualora all'esito della valutazione i prodotti risultino non conformi alle vigenti norme, impregiudicata l'applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione, il produttore ne cessa immediatamente la produzione e all'importatore eÌ fatto divieto di immissione in commercio». Prevista poi anche la requisizione in uso e in proprietà da parte del capo della protezione civile e anche su richiesta del commissario straordinario, da soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico chirurgici, beni mobili per fronteggiare l'emergenza. Tale misura può durare oltre sei mesi o fino al termine dello stato di emergenza e prevede modalità di indennizzo ai privati (Art. 6).


Le norme sulla quarantena per chi opera nella dispensazione dei farmaci

Come già era stato anticipato, la quarantena «non si applica ai dipendenti delle imprese che operano nell'ambito della produzione e dispensazione dei farmaci e dei dispositivi medici e diagnostici nonché delle relative attività di ricerca e della filiera integrata per i subfornitori» ma si dovrà «sospendere sospendono l'attività nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19» (Art. 14). In ogni caso un eventuale periodo di quarantena verrà considerato come assenza per malattia (Art. 26).


Le misure per i lavoratori dipendenti e autonomi

Tante le misure a sostegno del lavoro. Tra queste la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga, per tutti i settori produttivi, fino a 9 settimane, e la possibilità di Cig ordinaria per i datori che hanno dovuto sospendere o ridurre l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza Covid-19 (Art. 20 e 22). Vige in ogni caso il divieto di licenziamento per i prossimi due mesi. Per il mese di marzo è prevista un'indennità di 600 euro per autonomi o cococo. Inoltre, per gli autonomi e i dipendenti che hanno cessato, ridotto o sospeso la propria attività o il rapporto di lavoro è previsto il fondo per il reddito di ultima istanza, «volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti, di una indennità, nel limite di spesa 300 milioni di euro per l'anno 2020» (Art. 44).
«Per il 2020 a decorrere dal 5 marzo, in conseguenza dei provvedimenti di sospensione dei servizi educativi per l'infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, e per un periodo continuativo o frazionato comunque non superiore a quindici giorni, i genitori lavoratori dipendenti del settore privato hanno diritto a fruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni di uno specifico congedo, per il quale eÌ riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione». Lo stesso vale per gli iscritti alla gestione separata dell'Inps. «La fruizione del congedo eÌ riconosciuta alternativamente ad entrambi i genitori, per un totale complessivo di quindici giorni, ed eÌ subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell'attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore».

Per chi ha figli compresi tra 12 e 16 anni c'è la possibilità di astenersi dal lavoro per la chiusura delle scuole senza indennità, ma con divieto di licenziamento e conservazione del posto di lavoro (Art. 23). In alternativa al congedo è stato previsto il voucher baby sitter, fino a 600 euro, che vale anche per le casse professionali private, innalzato a 1000 euro per «i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori sociosanitari» (Art. 25). Aumentati di 12 giorni sia a marzo sia ad aprile i permessi legati alla legge 104 (Art. 24). Previsto anche un bonus di 100 euro per il mese di marzo per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 40mila euro che continuano a prestare servizio nella sede di lavoro (Art. 63).

Francesca Giani
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