Sanità

mar262020

Covid-19: Dpi, turni di lavoro, rapine. L'esperienza raccontata dai farmacisti

Covid-19: Dpi, turni di lavoro, rapine. L’esperienza raccontata dai farmacisti

Le difficoltà dei farmacisti al banco, tra anziani e cittadini spaventati, fake news, carenze di farmaci a cui si aggiungono orario continuato e turni lunghi e rapine

«Un baluardo nel deserto delle strade italiane, un approdo di conforto, un punto di riferimento per la popolazione reclusa e spaesata». Sono questo, oggi, i presidi sul territorio, ma per i farmacisti al banco non c'è solo la paura e il rischio di contagio per la mancanza di dispositivi di protezione; c'è anche il pericolo, «in città vuote e desolate, dove le poche persone che ancora si incontrano hanno il viso coperto dalle mascherine», delle rapine. A raccogliere alcune testimonianze una nota della Filcams Cgil che mette in luce le criticità in cui oggi si sta operando. Da sfondo, ci sono carenze di disinfettanti e farmaci, un'assistenza sanitaria sul territorio che sta cercando di organizzarsi, ma che andrebbe potenziata e coordinata, oltre a tutte le problematiche legate anche alla dematerializzazione della ricetta, ancora a macchia di leopardo.


Fake news: aderenza alla terapia a rischio. Anziani smarriti

«In questo periodo di chiusura quasi totale degli esercizi commerciali» farmacie e parafarmacie «sono tra i luoghi di approvvigionamento essenziale e anche talvolta mete usate per "superare" i controlli». Ma non mancano le criticità: carenza di dispositivi di protezione, il «pericolo sempre più concreto da quando i farmacisti chiudono la sera, al buio, in una città vuota e desolata» delle rapine sono solo alcune di quelle segnalate. «Sono in tanti ad arrivare in farmacia in questi giorni senza aver potuto vedere il medico di base, in cerca di consigli, di aiuto, persino di conforto psicologico» è il racconto di un farmacista di farmacia comunale a Roma, come si legge nella nota. Inizialmente, «il rischio contagio è stato sottovalutato, ma un po' alla volta è stata capita l'importanza e l'esposizione del nostro lavoro e siamo stati forniti di mascherine e barriere di plexiglas: una farmacia, considerata la latenza in incubazione del virus, potrebbe diventare un importante punto di contagio senza saperlo». Le «scorte di disinfettanti nel frattempo sono terminate, l'alcool non si trova e non è possibile preparare detergenti adeguati per i cittadini e per l'igiene del negozio». Oltre tutto ci sono le fake news, che mettono a rischio l'aderenza alla terapia: «Molti mostrano una certa "fantasia" nell'uso dei medicinali» anche per via degli allarmi «senza fondamento» che circolano sulla correlazione tra Covid-19 e alcune terapie. «Ci sono poi i più anziani in difficoltà con le nuove disposizioni che sostituiscono le vecchie ricette del medico e hanno bisogno di essere guidati». Siamo «molto affaticati anche perché i tempi di lavoro sono lunghi e non dimentichiamo che siamo una categoria sotto organico», con un «contratto che ancora non è stato rinnovato e uno stipendio basso, considerate le responsabilità che ci troviamo ad affrontare ogni giorno».


Da orario continuato e turni lunghi più rischi

«Andare in farmacia» racconta un farmacista di Milano «diventa spesso la scusa per una passeggiata, c'è chi esce per comprare una crema o un integratore». Per altro «ci sono zone particolarmente a rischio, per la diffusione del virus o perché si tratta di aree problematiche». Fino «a dieci giorni fa abbiamo lavorato senza mascherine e senza protezioni al banco. Ora il plexiglas c'è in quasi tutte le farmacie, comunali e private, ma resta sempre difficile trovare le mascherine». L'orario «è continuato per tutti, fino alle 20, ma dalle 19 alle 20 non gira più nessuno, le strade sono deserte e il rischio di subire rapine è molto più elevato. Il farmacista che resta da solo dopo le 19 dovrebbe operare a battenti chiusi. E sarebbe utile pensare a una riduzione dell'orario, per la nostra sicurezza ma anche per limitare le uscite dei cittadini, a cominciare dalla domenica». A oggi «gli orari sono andati via via crescendo, senza un aumento del personale».


Negozi chiusi e strade deserte aumentano possibilità rapine

«Abbiamo la stessa mascherina chirurgica da un mese» aggiunge una addetta all'organizzazione del magazzino e al rifornimento degli scaffali a Roma «la laviamo tutte le sere, ma è una difesa esigua. I guanti li abbiamo perché ho tolto qualche scatola per noi dallo scaffale. È inaccettabile che un paese come il nostro si trovi in queste condizioni. Abbiamo anche subito una rapina». In questo quadro continua la nota «il contratto delle farmacie speciali, le comunali, è scaduto nel 2015, quello delle private nel 2014: nel 2017 è stato aperto un tavolo negoziale, ma la trattativa è ferma quando la categoria aspetta, tra le altre cose, un congruo adeguamento economico che tenga conto anche delle mansioni complesse che accompagnano l'evoluzione di un servizio così delicato e importante».


La difficoltà di gestire il paziente, tra ricette dematerializzate e carenze

Testimonianze di criticità arrivano anche dal Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, con la segnalazione, da alcuni farmacisti in vari territori, di difficoltà anche nella gestione dei pazienti alle prese con la dematerializzazione delle ricette, che non è omogenea sul territorio. «I medici di famiglia soprattutto in alcuni territori sono oberati e talvolta può capitare che non mandino immediatamente la mail. Così il paziente arriva in farmacia ed è magari costretto a tornare». Per altro, «sono tantissimi i documenti da consultare, tra mail, App telefoniche, telefonate e riuscire a rispondere all'esigenza del paziente, senza farlo attendere troppo e creare fuori dalla farmacia code che possano essere rischiose per chi attende, non è sempre semplice. A volte poi, soprattutto se il farmaco è in Dpc, è necessario fare l'ordinazione e non mancano pazienti che sono terrorizzati dall'idea di dover uscire un'altra volta di casa. Altre volte poi la prescrizione può contenere qualche problematica. Una delle criticità che abbiamo rilevato, per esempio, è quando il medico mette la dicitura non sostituibile. A fronte della selezione, con dicitura di non sostituibilità, di uno specifico Aic, non possiamo dare una alternativa al paziente, anche quando il farmaco è presente, pur con diversi codici  MinSal. Tra i cittadini poi c'è molta confusione: ricevono informazioni da fonti diverse e talvolta possono generarsi incomprensioni. In più c'è la questione delle carenze: in primo luogo di DPI e gel igienizzanti, ma a volte anche farmaci. Occorre poi gestire le richieste, tra le quali quella sempre più frequente del farmaco per l'artrite, e far capire ai cittadini quando sono lecite o appropriate. Ma, nonostante la fatica e la paura, a prevalere è la consapevolezza che spesso i cittadini sono smarriti e non hanno che noi sul territorio. Stiamo mettendo a disposizione dei cittadini un grande supporto e lo facciamo a fronte di tutti i rischi a cui andiamo incontro».

Francesca Giani
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