Sanità

lug62020

Covid-19, farmacisti di Brescia: ricordare per non dimenticare, ecco la nostra esperienza

Covid-19, farmacisti di Brescia: ricordare per non dimenticare, ecco la nostra esperienza

In provincia di Brescia, una delle più colpite dall'emergenza sanitaria Covid-19, il sistema sanitario è stato messo a dura. I farmacisti bresciani raccontano la loro esperienza

In provincia di Brescia, una delle più colpite dall'emergenza sanitaria Covid-19, il sistema sanitario è stato messo a dura prova ma è riuscito a reggere grazie alla collaborazione, già esistente, tra tutti i professionisti sanitari del territorio, farmacisti, medici e infermieri, ma da questa esperienza è emerso il ruolo fondamentale svolto dal farmacista e la necessità di organizzare e rinforzare "team multiprofessionali" concentrandosi sulla prevenzione e sulla continuità delle cure. Questa la riflessione lanciata da Francesco Rastrelli, presidente dell'Ordine dei Farmacisti della Provincia di Brescia e delegato regionale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti per la Regione Lombardia, in occasione di un incontro stampa organizzato per "fare tesoro di questa esperienza per evitare che gli errori si ripetano". Dall'incontro, "Ricordare per non dimenticare. Covid-19 Farmacisti in prima linea: L'esperienza dei bresciani". In una nota a sua firma, Rastrelli condivide il "dovere di gratitudine nei confronti di tantissimi colleghi che sono stati protagonisti, e sottolineo protagonisti e non eroi, in questa pandemia, che ha letteralmente cambiato la vita a molti di noi". E la motivazione dell'incontro: "La consapevolezza di svolgere un servizio prezioso per i cittadini; un servizio ben riconoscibile e che potesse essere apprezzato da quanti, ogni giorno, varcano la soglia di una farmacia - in Italia sono oltre tre milioni. Anche in questo periodo che pareva surreale, in cui si doveva combattere contro un nemico invisibile, le farmacie ed i professionisti che vi operano hanno dimostrato che questo è un Presidio di Salute davvero indispensabile".
Ecco cosa è successo a Brescia.


Ecco cosa è successo a Brescia

"Verso la metà del mese di gennaio si sono diffuse le prime notizie di un virus che cominciava a dar segno di vita e che si sarebbe poi dimostrato un vero e proprio dramma per la popolazione. I farmacisti hanno iniziato dunque ad organizzarsi per aiutare i cittadini che si rivolgevano a loro per chiedere consigli e informazioni sull'epidemia. Sono arrivate le notizie delle prime vittime tra i colleghi, che hanno destato grande preoccupazione e cordoglio: ma i farmacisti non si sono dati per vinti e hanno continuato la loro missione. 7 giorni su 7, 24 ore su 24, sono rimasti al loro posto di lavoro, svolgendo un servizio apprezzato dalla popolazione. Nel deserto delle città, dei paesi, dei borghi, c'è stato un solo professionista che non ha mai smesso di essere un riferimento sempre accessibile, senza liste di attesa e senza appuntamenti, con le porte sempre aperte di giorno e di notte e nelle festività: il farmacista. Una prima emergenza che i farmacisti bresciani si sono trovati a dover fronteggiare è stata quella relativa alle mascherine chirurgiche: i cittadini si rivolgevano alle farmacie per acquistarle, ma a causa della carenza sul mercato era impossibile procurarle, non solo per loro, ma anche per il personale stesso.
Prima ancora della diffusione del contagio, il nostro Ordine ha richiesto al Ministero della Salute, al Dipartimento della Protezione Civile e a Regione Lombardia che i farmacisti di comunità fossero dotati dei dispositivi di protezione come gli altri professionisti della salute sul territorio, denunciando al contempo la situazione gravissima che si era creata in merito all'approvvigionamento delle mascherine e dei DPI in generale. Abbiamo subito suggerito di proteggere i professionisti per non mettere in pericolo le loro vite e il servizio e di salvaguardare i cittadini con interventi straordinari; questo aspetto, infatti, non poteva essere risolto attraverso i tradizionali meccanismi di mercato. Abbiamo assistito ad una crescita dei prezzi praticati all'ingrosso, ad una confusione sulle certificazioni e sui marchi, al blocco dei dispositivi nelle dogane. In questo scenario caotico le farmacie hanno comunque assicurato un servizio, dimostrando che né l'aumento dei prezzi né le carenze erano responsabilità del farmacista. Abbiamo cercato di rispondere immediatamente anche alla mancanza dei gel disinfettanti, fornendo ai colleghi, già il 26 febbraio, le indicazioni tecniche necessarie per la preparazione di questi presidi nei laboratori galenici; una soluzione che è servita egregiamente, malgrado le difficoltà a reperire le materie prime, a tamponare la mancanza sul mercato".


Carenza di ossigeno: ecco come ci siamo organizzati

"Un problema ancora più drammatico è stato quello della carenza dell'ossigeno per la terapia domiciliare, dovuta in larga misura all'impossibilità di impiegare, anche se adeguatamente ricondizionate, bombole differenti da quelle indicate nell'AIC del gas medicale. In molti casi l'ossigeno ha rappresentato l'unico strumento terapeutico per la sopravvivenza di alcuni pazienti affetti da COVID-19 che non potevano essere accolti nelle strutture ospedaliere già sature ed impegnate nella gestione dei casi più gravi e inevitabilmente impreparate a sostenere, soprattutto nei centri più piccoli, un impatto di tale grandezza. Attraverso un'interazione tempestiva con il Prefetto della Provincia di Brescia, i farmacisti bresciani hanno potuto ottenere l'aiuto di Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza nell'organizzazione della distribuzione dell'ossigeno, del ritiro e della sanificazione delle bombole esaurite; si sono inoltre prodigati nell'effettuare personalmente le consegne anche dopo l'orario di lavoro, provvedendo a riempire le bombole presso i fornitori, quando la logistica era ormai in tilt. In questo quadro emergenziale l'Ordine di Brescia, attraverso una rete collaborativa istituita tra Farmacisti dell'Ordine, Farmacisti Ospedalieri, ATF Federfarma Brescia, Cooperativa Esercenti Farmacie di Brescia, ATS locali ed altri soggetti coinvolti nella filiera dell'assistenza sanitaria, ha predisposto "Ordinebs-Covid-Farmapoint", un Servizio Informativo, destinato ai colleghi, per far fronte all'Emergenza sanitaria Covid-19. Lo scopo di questa iniziativa è quello di fornire informazioni e rispondere alle numerose domande a carattere di urgenza relative a richieste in merito a trattamenti farmacologici per pazienti con diagnosi di infezione da COVID-19. Un servizio di questo tipo ha richiesto un costante aggiornamento sull'evoluzione della ricerca scientifica in un campo del tutto nuovo: è stato necessario reperire e vagliare informazioni, in costante evoluzione, sull'effettiva praticabilità di protocolli di studio scientifici che avessero mostrato l'eventuale efficacia di alcune prescrizioni farmacologiche e sulla reperibilità di tali farmaci che, in alcune situazioni, sono risultati carenti. Le richieste pervenute a seguito dell'attivazione di "Ordinebs-Covid-Farmapoint" sono state numerose e hanno trovato risposte rapide ed esaurienti in un momento di grande confusione: il riscontro ricevuto è stato per noi gratificante rispetto all'impegno e alla costante disponibilità messa in campo".


Consegna dei farmaci a domicilio per i pazienti più fragili

"Durante il lockdown, i Farmacisti hanno inoltre predisposto un servizio di consegna dei farmaci a domicilio per i pazienti più fragili, grazie al protocollo siglato dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti con Anci, Assofarm e Federfarma, con il quale sono state definite modalità operative per permettere ai pazienti di ricevere i farmaci prescritti dal medico, per ridurre al massimo la mobilità, con particolare riguardo ai soggetti in condizioni di vulnerabilità, attraverso il coinvolgimento di Associazioni di volontariato individuate dai Comuni. Inoltre, abbiamo voluto rinforzare il rapporto con i cittadini fornendo loro nuovi strumenti specifici, come il decalogo che abbiamo elaborato e diffuso in collaborazione con il Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi".


Dematerializzazione delle ricette

"Un aspetto essenziale che abbiamo implementato in questo periodo di riduzione della mobilità è stato quello della dematerializzazione delle ricette. In un momento in cui gli ambulatori erano chiusi, i rapporti tra curante e paziente erano soprattutto telefonici; la mobilità delle persone doveva essere ridotta il più possibile e non era pensabile proseguire con il sistema dei promemoria, le "vecchie Ricette SSN". Con l'Ordinanza della Protezione Civile del 20 marzo è stato eliminato il promemoria cartaceo della "Ricetta SSN", sostituendolo con il Numero di Ricetta Elettronica da comunicare al paziente per e-mail, SMS o anche a voce. Al farmacista restava dunque da acquisire il NRE e il codice fiscale del paziente. La farmacia è stata, in questa occasione, l'unico presidio sanitario accessibile alla popolazione senza alcuna difficoltà. In molti ambulatori dei medici di medicina generale, infatti, anche su indicazione delle ATS, l'accesso era stato organizzato limitatamente ad una persona per volta, previo appuntamento e obbligatoriamente indossando i dispositivi di protezione individuale forniti dalla stessa ATS; in alcuni casi, invece, i medici avevano addirittura chiuso gli ambulatori consentendo soltanto la disponibilità telefonica, anche per le prescrizioni di farmaci. La farmacia, dunque, oltre a ricevere i pazienti che si erano appena recati presso gli ambulatori, accoglieva anche coloro che non avevano potuto accedervi. Pertanto, la farmacia era l'unico presidio sanitario sempre aperto (anche grazie al servizio dei turni e alle Farmacie h24), liberamente accessibile ai cittadini: il farmacista è diventato il professionista più vicino ad una popolazione spesso in preda al panico e bisognosa di assistenza. Una distribuzione dei farmaci sempre più prossima al cittadino Durante l'epidemia, nessuno poteva recarsi a cuor leggero in ospedale o affrontare una trasferta anche lunga per ritirare un farmaco. Nel periodo critico si sono susseguiti gli appelli di cardiologi, oncologi e altri specialisti che denunciavano un peggioramento delle condizioni dei pazienti, al quale, tra gli altri aspetti, ha contribuito anche la distribuzione diretta. Abbiamo dunque insistito perché questi farmaci potessero essere oggetto di distribuzione per conto (tramite le farmacie), con la sola ovvia eccezione di quelli ad uso esclusivamente ospedaliero o per i quali sussistono esigenze di monitoraggio intensivo. In questa battaglia abbiamo guadagnato consenso nella società; un esempio è costituito dalle dichiarazioni di Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva alla Commissione Parlamentare per la semplificazione: egli ha riferito appunto che "occorre semplificare al massimo le procedure con cui i malati cronici e rari possono ottenere direttamente in farmacia anche i farmaci e i presidi sanitari solitamente distribuiti nelle strutture pubbliche attraverso l'adozione omogenea della distribuzione per conto". Ciò è quanto prevedevano gli emendamenti presentati dal Presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani Andrea Mandelli ai Decreti "Cura Italia", "Liquidità" e "Rilancio". Il modello adottato dalla Germania, un Paese preso come esempio per la risposta alla pandemia, prevede che tutti i nuovi farmaci di uso non ospedaliero siano dispensati nelle farmacie. Per raggiungere questo obiettivo non smetteremo mai di batterci, tantomeno ora, quando i fatti dolorosi di queste settimane ci hanno dato ragione ancora una volta".


Il ruolo della Farmacia nel futuro

"Oltre ad aver garantito la piena efficienza del servizio farmaceutico a tutti i livelli, abbiamo anche operato per migliorarlo, potenziando molti servizi già presenti e attivandone dei nuovi. Se davvero dopo la pandemia "niente sarà più come prima", è opportuno che il Sistema Sanitario faccia tesoro di questa esperienza per evitare che gli errori si ripetano; è necessario investire nel personale sanitario, nelle strutture e sul territorio, dove la Farmacia dei Servizi ha un ruolo di porta di ingresso al SSN. È indispensabile, dunque, portare avanti il nuovo modello ed ampliarne anche il raggio d'azione. In questo scenario, ormai da diversi anni abbiamo lanciato la nostra proposta, consapevoli che il nostro Paese potesse contare su una rete di professionisti e presidi capillare e accessibile, quella dei farmacisti di comunità. Operando in collaborazione con i medici di famiglia e con gli altri professionisti, possiamo dare un contributo importante alla presa in carico del paziente cronico, all'attuazione di campagne di screening, all'erogazione di prestazioni di prima istanza. Un contributo che può alleggerire il peso dell'emergenza-urgenza, assicurare l'aderenza alle terapie, ridurre le liste d'attesa e portare molti altri vantaggi che in questi anni abbiamo illustrato. Non sapremo mai con certezza quale sarebbe stato l'impatto sulla popolazione della pandemia se fosse già stata operativa la Farmacia dei Servizi, che avrebbe permesso di ottenere, ad esempio, un elettrocardiogramma senza dover ricorrere all'ospedale, e che sarebbe stata in grado di intervenire sul paziente che avesse smesso di assumere correttamente i medicinali prescritti. Come sarebbero andate le cose se i nostri colleghi, che per settimane sono stati in prima linea per assistere e confortare i cittadini, avessero potuto contare anche sugli strumenti della Farmacia dei Servizi, quale ad esempio le metodiche della telemedicina, delle auto-analisi o il supporto all'aderenza alla terapia e alla ricognizione terapeutica? Tra i farmacisti abbiamo registrato un alto indice di contagi. Sin da subito ci siamo adoperati per permettere al personale operante in farmacia di ottenere un accesso immediato e preferenziale ai tamponi diagnostici. In un secondo momento, dallo screening sierologico sui farmacisti effettuato da ATS Brescia è emersa una percentuale di positivi in linea con quella delle altre categorie sanitarie. Ascoltando i colleghi, però, coloro che hanno riferito di aver manifestato sintomi Covid riconducibili sono molti di più di quelli registrati dallo screening: si stima all'incirca una percentuale del 40%. Tutti abbiamo temuto per la salute dei nostri cari, dei colleghi e naturalmente per la nostra, ma questo non è mai stato un ostacolo a compiere quello che riteniamo il nostro dovere, perché siamo professionisti che hanno come primo compito la tutela di chi si rivolge a noi, perché viviamo al fianco delle nostre comunità. Siamo farmacisti, gli "amici colti del cittadino", come ci definì il professor Marco Trabucchi".


Il ruolo dei farmacisti di comunità

"Il ruolo dei farmacisti di comunità ha dimostrato che le farmacie costituiscono una rete in grado di alleviare la pressione sul resto del Sistema Sanitario e nello stesso tempo di renderlo più efficiente. Se la salute è un bene da difendere, i farmacisti ne rappresentano le figure professionali avanzate sul territorio, la vera prima linea a cui il cittadino può rivolgersi sempre, comunque e ovunque: laddove c'è una croce verde accesa, c'è qualcuno che veglia sulla nostra salute. Anche i colleghi ospedalieri sono stati impegnati in un'impresa difficilissima, quale quella di garantire, nei periodi più drammatici, la disponibilità di medicinali e dispositivi ai medici delle terapie intensive e dei reparti di pneumologia e di infettivologia, lavorando al loro fianco con gli stessi turni massacranti e confrontandosi ogni giorno con un sistema di approvvigionamento sotto tensione. Tutte queste attività hanno rappresentato un traguardo di primaria rilevanza per il ruolo moderno che il Servizio Farmaceutico riveste, per numerosi aspetti che possiamo così riassumere:
• Contributo ai livelli di efficienza del Sistema Sanitario, riconoscendo ai farmacisti il ruolo di specialisti sull'uso corretto delle terapie, quali leva strategica in grado, da un lato, di migliorare la qualità dei servizi al cittadino e, dall'altro, di governare la spesa sanitaria;
• Conferma del ruolo professionale del farmacista quale soggetto cooperante nella complessa rete sanitaria, nella quale, la sinergia delle competenze e delle autonomie di ogni figura professionale rafforza la produttività delle singole funzioni, realizzando la completa presa in carico del paziente in continuità assistenziale;
• Conferma del ruolo strategico di Presidio sanitario polifunzionale del territorio della Farmacia di Comunità, riconosciuto dal progetto della "Farmacia dei Servizi", parte attiva come fondamentale anello di congiunzione nel rapporto tra cittadino e Servizio Sanitario nel suo complesso".

"Un obiettivo che non sarebbe stato possibile raggiungere senza l'impegno di tutti e, in particolar modo, senza la dedizione di quanti, giorno dopo giorno, si sono impegnati a tenere aperte le farmacie, sia di comunità sia ospedaliere; importante è stato anche il prezioso ruolo svolto dalla nostra Cooperativa Esercenti Farmacia, il grossista bresciano dei prodotti farmaceutici ormai di dimensioni nazionali, e da Federfarma. In questa occasione voglio anche sottolineare il rapporto positivo che, come Ordine, abbiamo avuto in ogni momento con i servizi sanitari della Regione, le ATS, gli Ospedali e l'Ordine dei Medici. Tutto ciò che nei mesi scorsi è stato fatto, ho cercato di riassumerlo come se avessi riavvolto il nastro di un film, che oggi ci ritroviamo qui a commentare e a rivivere insieme: una storia di contagi e di morti, molti dei quali senza nemmeno il conforto dei propri cari. Anche noi farmacisti bresciani abbiamo pianto per la scomparsa di alcuni colleghi, a dimostrazione del fatto che non ci siamo mai tirati indietro in questa emergenza. Il territorio ha potuto fronteggiare una tale impresa solo grazie all'abnegazione di farmacisti, medici, infermieri e operatori sanitari, a una mobilitazione senza precedenti, che ha visto coinvolti tanto i più anziani, che già erano in pensione, quanto i più giovani, come i nostri colleghi delle scuole di specializzazione in farmacia ospedaliera. Mi potreste legittimamente chiedere se si potesse fare di più: io vorrei rispondere che si sarebbe potuto fare meglio. Il recente avvicendamento alla Direzione Generale della Sanità regionale dimostra che ci sono pratiche e strategie da aggiornare, da rivedere anche profondamente, poiché è in gioco il futuro di tutti noi: se, come ci dicono i virologi, episodi di questo tipo potrebbero ripetersi, sarà quanto mai opportuno attrezzarsi in fretta e al meglio. Una cosa è certa: i farmacisti e le farmacie sono sin d'ora disponibili e si candidano ad essere partecipi di un cambiamento della proposta sanitaria, del quale una regione come la nostra Lombardia dovrà essere protagonista. I farmacisti anche in questa occasione hanno dimostrato di esserci; ripeto, non come eroi, ma come professionisti, consapevoli dell'arduo compito che li attende e al quale non intendono sottrarsi. Nessuno di noi ha abbracciato questa professione per essere un eroe; è vero però che nei nostri codici deontologici è inscritta la promessa di tutelare a qualunque prezzo la vita degli altri, anche a costo della propria: il gesto più alto che ciascuno di noi può compiere".

"Questo è quanto hanno fatto tutti i nostri colleghi; anche grazie al loro esempio possiamo e dobbiamo essere orgogliosi di essere al servizio della collettività. Continuando la loro missione, i farmacisti sono sempre pronti a rinnovarsi ma senza mai perdere le profonde radici della loro professione nobile e antica.
La società italiana ha mostrato in questa crisi anche il suo volto migliore, a cominciare dalla solidarietà. Nel nostro Paese c'è un patrimonio enorme di buona volontà e competenze, spirito di sacrificio e inventiva: valori che non devono cambiare, una ricchezza che va conservata. E di questa ricchezza fa parte anche la nostra professione: mai come oggi lo abbiamo dimostrato e siamo pronti tutti insieme a dimostrarlo ogni giorno, anche in ricordo di chi, nel dare corpo ai nostri valori, ha compiuto un sacrificio estremo".
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