Sanità

mar202020

Covid-19, farmacisti non titolari: scelta di battenti chiusi vincolata a Protocollo sicurezza luoghi di lavoro

Covid-19, farmacisti non titolari: scelta di battenti chiusi vincolata a Protocollo sicurezza luoghi di lavoro

C'è cordoglio e preoccupazione tra i farmacisti per la scomparsa del collega a causata da Covid-19 e per la discrezionalità della scelta di operare a battenti chiusi. Sinasfa: scelta vincolata a misure di sicurezza

C'è il cordoglio della categoria per il farmacista di Saint Vincent, in Valle d'Aosta, deceduto a causa del Coronavirus, e c'è grande preoccupazione per una situazione che vede i farmacisti, in prima linea, sul territorio, al fianco dei cittadini, con dispositivi di protezione individuali e misure di sicurezza che in molti avvertono essere insufficienti. Dalla mappatura che è stata fatta dalla Fofi relativa alle Regioni che hanno dato la possibilità di operare a "battenti chiusi", emerge una situazione disomogenea da territorio a territorio, con regole e indicazioni, dove ve ne sono, talvolta differenti.

Sul tema, dal Sindacato nazionale farmacisti non titolari è stata espressa preoccupazione, anche per il fatto che tale opzione non scatti in automatico in base alle misure di sicurezza possibili e in atto nel singolo presidio. Intanto, da Federfarma, in una circolare recente, è stato diffuso il Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, frutto dell'Accordo tra Governo e Parti Sociali, che contiene alcune indicazioni generiche per agevolare le imprese nell'adozione di misure.


Preoccupazione per dispositivi di protezione e misure di sicurezza

«Innanzitutto» è stato l'intervento di Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, «ci teniamo a esprimere le più sentite condoglianze alla famiglia del collega Lorenzo Repetto, vittima del Covid-19. Di continuo vengono emanati dal Governo e dalle Regioni provvedimenti sempre più restrittivi, ma giusti ed inevitabili, che limitano nell'interesse di tutti anche le libertà individuali dei cittadini con l'obiettivo di contenere l'epidemia e si chiede alle forze dell'ordine di vigilare sul territorio affinché queste norme vengano rigorosamente rispettate nell'interesse della collettività».
Ma, «non possiamo che dichiararci estremamente preoccupati» per i farmacisti che ogni giorno lavorano in prima linea, al fianco dei cittadini. Per quanto ci riguarda, «da parte dei colleghi iscritti e non al sindacato Sinasfa, ci arrivano segnalazioni sempre più numerose, che denunciano carenti misure di sicurezza che li proteggano da un possibile contagio».
In particolare, continua la nota, una preoccupazione riguarda il fatto che non in tutte le amministrazioni è stata data la facoltà di operare a battenti chiusi e anche laddove è successo nella maggior parte non è previsto «un vincolo con le leggi vigenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e, soprattutto, un riferimento alla Direttiva della direzione generale della prevenzione sanitaria del Ministero della Salute del 03/02/2020. La Campania, per esempio, consente di lavorare a battenti chiusi in caso di "particolare criticità o laddove mancassero i requisiti per proteggere adeguatamente il personale in servizio".
In Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto è "permesso alle farmacie, come extrema ratio, in deroga alle disposizioni regionali in materia, di lavorare a battenti chiusi", mentre in "Lombardia si potrà lavorare a battenti aperti (preferibilmente) o a battenti chiusi". Riteniamo che la facoltà di operare a battenti aperti o chiusi e di stabilire se le misure di sicurezza messe in atto per proteggere il personale, siano efficaci e sufficienti, non possa essere lasciata alla discrezionalità».
Pur essendo «ben consapevoli che l'operare a battenti chiusi comporterebbe un disagio importante per la popolazione, ancor più grave sarebbe un'eventuale positività al Covid-19 di un farmacista collaboratore o di un membro del personale, considerando che in quest'ultimo caso dovrebbe essere sospesa l'attività. L'eventuale chiusura di un presidio farmaceutico comporterebbe la necessità, per tutti i cittadini che ad esso fanno riferimento, di doversi allontanare ulteriormente dal proprio domicilio ogni qual volta necessitino di assistenza farmaceutica, con tutti i disagi, le difficoltà e i rischi legati alla potenziale diffusione del virus che ciò comporterebbe».


Il protocollo tra Governo e Parti sociali sulle misure di sicurezza

Intanto, per quanto riguarda le misure di sicurezza in relazione all'emergenza Coronavirus, martedì è stato firmato tra Governo e parti sociali il Protocollo relativo alle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro: un documento, si legge nella circolare di Federfarma che ne ha dato diffusione, «che contiene linee guida per fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l'efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l'epidemia di COVID-19. In particolare, premettendo che il COVID-19 rappresenta un rischio biologico generico, anche sulla base del DPCM 11 marzo 2020 che prevede l'osservanza fino al 25 marzo 2020 di misure nell'intero territorio nazionale, stabilisce che le imprese applichino le ulteriori misure di precauzione, da integrare con altre equivalenti o più incisive secondo le peculiarità della propria organizzazione». Le misure sono suddivise in 13 punti. Tra gli aspetti indicati ci sono anche indicazione per l'accesso di fornitori esterni, per i quali vanno «individuate procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza», come pure la Gestione di una persona sintomatica.

Francesca Giani
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