Sanità

mag302020

Covid-19, misure di sicurezza ancora disomogenee. Farmacisti non titolari: vigilare su rischi e discriminazioni

Covid-19, misure di sicurezza ancora disomogenee. Farmacisti non titolari: vigilare su rischi e discriminazioni

La Fase 2 e l'allentamento delle misure di contenimento hanno reso ancora più stringente il tema della sicurezza ma rimangono criticità per i farmacisti, tra queste: carenza e aumento smisurato dei prezzi dei guanti

La Fase 2 e l'allentamento delle misure di contenimento hanno reso ancora più stringente il tema della sicurezza, mentre «i farmacisti continuano a essere in prima linea, a totale disposizione della popolazione. Questo, anche se, secondo la classificazione fatta da Inail, farmacie e parafarmacie risultano essere presidi sul territorio con il livello di rischio più elevato, al pari di medici e infermieri che prestano assistenza sui pazienti. Timori, stress, fatica ci sono ancora, così come molte delle criticità che sono state tipiche della Fase 1 sono ancora attuali. Tra queste, carenza e aumento smisurato dei prezzi per prodotti correlati all'emergenza, quali i guanti, ma anche il rispetto delle misure di sicurezza» fa il punto Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, a circa un mese dall'inizio fase 2.

Alto rischio e preoccupazioni al banco: Ccnl scaduto pesa sempre più

«I farmacisti collaboratori nella fase 1 dell'emergenza hanno dato prova di grande senso di responsabilità e professionalità, sia nei confronti dei cittadini, sia delle istituzioni, dimostrando il proprio potenziale e diventando il primo punto di riferimento sanitario sul territorio. Abbiamo supportato tutti, dai medici di medicina generale, che hanno quasi ovunque ridotto al minimo le visite e il contatto con i propri pazienti, smettendo di stampare le ricette, ai cittadini, impauriti dalla situazione emergenziale e disorientati, anche a causa dei continui cambi di regole e della mancanza di altri presidi sanitari sul territorio. Lo sforzo è stato quello di essere sempre a disposizione, nonostante la preoccupazione, di infondere nei pazienti attenzione alle norme di igiene e, al contempo per quanto possibile, serenità, di fornire orientamento e consigli, ma anche di far rispettare, a tutti, le misure di sicurezza, che, anche ora, sono il cardine dell'allentamento del lockdown». Il consiglio che «più volte abbiamo dato è, infatti, quello di mantenere alto il livello di attenzione e di usare tutte le precauzioni possibili per mantenere il distanziamento sociale dai clienti, evitando situazioni di contatto o distanza ravvicinata, quali per esempio alcuni servizi».
In questa missione sul territorio, «i colleghi, tra l'altro, sono stati più volte paragonati agli operatori sanitari, ma, al contrario di questi, non hanno potuto contare sulle stesse gratificazioni morali o economiche. Non solo in nome dell'assistenza prestata ai cittadini, ma anche per quanto hanno sofferto in farmacia in questi drammatici mesi, si sarebbero aspettati quanto meno dall'interno della categoria un segnale concreto con una dichiarazione di voler chiudere il rinnovo del Contratto nazionale, scaduto da oltre sette anni, in tempi brevi. Questa situazione, in un contesto di crisi come l'attuale, sta generando forti tensioni tra le componenti della professione e difficoltà economiche sempre crescenti».

Migliora disponibilità di Dpi per dipendenti, ma devono essere gratuite

Entrando nel dettaglio della operatività, quanto alle misure di sicurezza, «sicuramente si rileva qualche elemento di miglioramento: c'è, rispetto agli inizi, una maggiore disponibilità sul territorio di mascherine, anche se carenze di dispositivi continuano a essere segnalati, soprattutto in alcune zone, da medici e farmacisti al banco. Proprio su questo aspetto, riteniamo importante, ancora una volta, sottolineare che le mascherine e, in generale, le protezioni individuali sono obbligatoriamente messe a disposizione del lavoratore da parte delle imprese in maniera gratuita e nella quantità necessaria. Questo significa che i quantitativi consegnati gratuitamente ai dipendenti devono essere correlati alla durata della funzione protettiva della tipologia di dispositivo utilizzato, mentre riceviamo segnalazioni che non sempre questo succede e può capitare che i collaboratori le debbano pagare. Per il resto, rispetto alle altre misure di sicurezza da adottare all'interno dei locali, riscontriamo ancora una situazione di grande variabilità nei vari presidi: almeno stando a quanto ci segnalano i colleghi, plexigrass, segnaletica per il distanziamento del paziente dal banco, distanziamento tra personale in farmacia, e via dicendo, vengono attuati in maniera disomogenea sul territorio. Mentre è chiaro che, trovandoci in una fase di apertura e ripresa delle attività sociali, non si possa più pensare ai battenti chiusi - se non, forse, in situazione eccezionali -, come strumento di tutela del farmacista».

Speculazioni e carenze: criticità per altri prodotti correlati all'emergenza

In generale, oltre alla normale gestione, «le criticità che viviamo sono un po' sempre le stesse: per le mascherine resta la difficoltà di avere un approvvigionamento costante, in particolare di quelle a prezzo calmierato, ma non solo. Come nella Fase 1, si rileva, poi, un aumento dei prezzi dei prodotti correlati all'emergenza e una minore disponibilità, con a tratti vere e proprie carenze, di alcuni, con tutto quello che ne consegue anche nelle relazioni con il paziente che entra in farmacia. In particolare, in questo momento, una grossa criticità è legata ai guanti, che hanno visto una crescita esponenziale dei prezzi. E per i cittadini, d'altra parte, non sempre è chiaro che l'aumento non è determinato dalla farmacia, ma avviene a monte».

Con quarantena fiduciaria si rischia isolamento del lavoratore al suo rientro

C'è, infine, un'ultima criticità che «stiamo rilevando, relativa in particolare alla quarantena fiduciaria per alcuni colleghi, a seguito di un contatto stretto con un familiare o una persona contagiata. Al termine del periodo, data la scarsa disponibilità di tamponi da parte pubblica, il rientro al lavoro avviene, nella maggior parte dei casi, senza una certificazione che attesti la negatività al virus. Questo, purtroppo, può comportare, in alcune situazioni, difficoltà da parte del dipendente, perché, in assenza del tampone, attorno al lavoratore si crea un alone paura, che rischia di portare a un isolamento, se non a discriminazione. Ci auguriamo che, come sta avvenendo in alcune Regioni, si dia la precedenza anche ai farmacisti nell'effettuazione dei tamponi e, in generale, che possa prevalere, pur a fronte della paura, una solidarietà tra colleghi».

Francesca Giani
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