Sanità

gen222021

Covid-19. Rapidità sui vaccini e accordo su test rapidi: la strategia Ue

Covid-19. Rapidità sui vaccini e accordo su test rapidi: la strategia Ue

Tra i temi al centro della strategia dell'Unione europea ci sono i vaccini anti-Covid e i test rapidi, le varianti del virus e la gestione delle frontiere degli stati membri

I vaccini anti-Covid, i test antigenici rapidi e il reciproco riconoscimento, le varianti del virus e la gestione delle frontiere sono stati i temi al centro della videoconferenza tra i leader Ue, la terza da ottobre 2020, per il coordinamento della risposta alla pandemia. Nella sua Dichiarazione conclusiva il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha evidenziato quanto i leader abbiano preso atto della gravità della situazione, soprattutto alla luce delle nuove varianti, la loro ferma determinazione di limitare la diffusione del virus attraverso l'adozione di misure analoghe tra gli Stati membri. Le varianti nuove e più trasmissibili sono state considerate un problema chiave e motivo di grave preoccupazione.

Von der Leyen: inserire i test antigenici rapidi nelle strategie nazionali

La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha invitato gli Stati membri ad aggiornare le loro strategie nazionali di testing per includere i test antigenici rapidi e per aumentare il sequenziamento genetico dei casi positivi, idealmente a un tasso del 5-10%, e di condividere i dati. Le frontiere dovranno necessariamente rimanere aperte per garantire il funzionamento del mercato unico, compresa la circolazione di beni e servizi essenziali, evitando di imporre divieti di viaggio indiscriminati. Per contenere la diffusione del virus potrebbero tuttavia essere necessarie misure volte a limitare i viaggi non essenziali all'interno della Ue. Nel rispetto di tali principi, il Consiglio potrebbe dover rivedere le sue raccomandazioni sui viaggi alla luce dei rischi posti dalle nuove varianti del virus. Per quanto riguarda i test, i leader hanno accolto con favore il lavoro svolto finora, per il nuovo l'accordo sui test antigenici rapidi e sul reciproco riconoscimento dei risultati dei test. L'accordo sui test istituisce un quadro comune per l'uso dei test antigenici rapidi e il riconoscimento reciproco dei risultati dei test per la Covid-19 in tutta l'Ue. Tra le componenti principali della raccomandazione figurano la convalida e il riconoscimento reciproco dei test antigenici rapidi e dei test RT-PCR tra gli Stati membri, la condivisione di una serie standardizzata di dati (attraverso una piattaforma digitale), l'elaborazione di un elenco comune di test antigenici rapidi per la Covid-19, la definizione di priorità quanto alle situazioni che giustificano l'uso di tali test (ad esempio, contatti di casi confermati, cluster) e altro ancora. La raccomandazione comprende anche disposizioni intese a far fronte alle sfide future poste dall'evolversi della pandemia: l'elenco comune dei test antigenici rapidi per la Covid-19 dovrebbe essere sufficientemente flessibile per consentire l'aggiunta o la rimozione di test in funzione della loro efficacia alla luce delle mutazioni del virus.

Vaccini: serve maggior rapidità nelle campagne di immunizzazione

Sul tema vaccinazioni, i leader auspicano che le vaccinazioni procedano più velocemente. A tale riguardo, gli impegni assunti dalle imprese in materia di consegne dovranno essere rispettati. I leader hanno inoltre ribadito che i vaccini dovrebbero essere distribuiti contemporaneamente e in misura proporzionale alla popolazione, sottolineando la necessità di seguire da vicino il processo di vaccinazione. Saranno esaminati tutti i mezzi possibili per garantire una fornitura rapida, compresa una distribuzione tempestiva per evitare ritardi. I leader inoltre convenuto di mettere a punto un sistema standardizzato e interoperabile di certificazione della vaccinazione a fini medici. Stabiliranno in una fase successiva i casi in cui tali certificati potranno essere utilizzati. La presidente Von der Leyen ha assicurato che i differimenti saranno riassorbiti entro metà febbraio, con i livelli delle consegne che torneranno al 100% di quelli previsti per settimana, già da lunedì. Questo apparentemente è in disaccordo con le dichiarazioni del Commissario Arcuri per cui Pfizer la prossima settimana ridurrà le consegne del 20%. In questo senso, un portavoce della Commissione ha ribadito che gli accordi con le aziende garantiscono il numero totale di dosi da consegnare, ma non possono garantire la precisione sui tempi esatti di consegna. In tutto la Commissione prevede la consegna di oltre 150 milioni di dosi nel primo trimestre, grazie anche all'atteso via libera di nuovi vaccini, mentre dal secondo i numeri dovrebbero lievitare. Il target sarà quello di vaccinare l'80% dei sanitari e gli over 80 entro marzo ed il 70% degli adulti entro l'estate. «Possibile» anche un anticipo dell'approvazione del vaccino AstraZeneca da parte dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema), che potrebbe decidere di comunicare l'approvazione del vaccino anche prima della data prevista del 29 gennaio. Sul fronte degli Stati membri, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha aperto all'uso del vaccino russo Sputnik V previa autorizzazione dell'Ema, mentre il governo dell'ungherese Viktor Orban si è portato avanti dando immediata approvazione all'uso in condizioni di urgenza.
Su Science è, inoltre, comparso un appello degli esperti sulle varianti che si stanno diffondendo rapidamente nel Regno Unito, Irlanda, Danimarca. Per questo potrebbe essere necessario lavorare per aggiornare i vaccini anti-Covid. Molti ricercatori temono anche la 501Y.V2, identificata in Sudafrica, perché alcune delle sue mutazioni, indicate con le sigle E484K e K417N, sembrerebbero essere in grado, stando ad alcuni studi, di aggirare la risposta anticorpale del sistema immunitario in modo da provocare reinfezioni o comunque abbassare la forza delle nostre difese.

Cristoforo Zervos
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