Sanità

dic162021

Covid. Sifo, Simg e Simit: anticorpi monoclonali strategici per pazienti fragili

Covid. Sifo, Simg e Simit: anticorpi monoclonali strategici per pazienti fragili

Gli anticorpi monoclonali sono oggi l'unico vero trattamento terapeutico diretto ed efficace contro il Sars-CoV-2 e l'Aifa ne ha approvati di recente dei nuovi

Se con i vaccini si argina la progressione della pandemia, oggi gli anticorpi monoclonali sono di fatto l'unico vero trattamento terapeutico, diretto ed efficace contro il SARS-CoV-2. Sono disponibili diversi tipi di anticorpi monoclonali e di recente Aifa ne ha approvati di nuovi, tra cui il sotrovimab, sviluppato da GlaxoSmithKline in collaborazione con Vir Biotechnology, che ha già dimostrato di mantenere l'attività contro tutte le mutazioni note combinate della variante Omicron. A sottolinearlo solo le società scientifiche di medici di famiglia, farmacisti ospedalieri e infettivologi, Simg, Sifo e Simit che hanno stilato un documento di consenso sull'accesso dei pazienti fragili alle cure e sugli anticorpi monoclonali come strumenti strategici, dal titolo "SARS-COV-2: diagnosi precoce e migliore accesso alle cure per i pazienti fragili. La necessità di una coalizione tra medicina di territorio e centri specialistici".

Percorso fast-track per identificare pazienti con requisiti

«Identificare i pazienti che possono avere i requisiti per fare ricorso alla terapia con anticorpi monoclonali è cruciale per rendere efficiente la lotta contro il virus. La Medicina Generale gioca un ruolo determinante nel riconoscere e segnalare tempestivamente questi soggetti e avviarli con procedure fast-track presso i centri di riferimento» sottolinea Pierangelo Lora Aprile, Segretario Scientifico Simg. Per un rapido indirizzo dei pazienti alla terapia e quindi per una più precoce somministrazione e una migliore probabilità di successo, Simg, Simit e altri specialisti hanno elaborato un progetto per identificare i pazienti vulnerabili e fragili al fine di avviare un percorso fast-track verso i centri di riferimento, presidi di Pronto Soccorso, i reparti di Medicina Interna o di Pneumologia. Gli anticorpi monoclonali dovrebbero essere utilizzati entro 3-5 giorni dalla comparsa dell'infezione. Servono ad evitare che la patologia degeneri nelle sue forme più gravi: in più del 95% dei casi sono in grado di bloccare l'evoluzione del quadro. Differiscono dai vaccini in quanto sono anticorpi costruiti in vitro e sono attivi in maniera molto selettiva nei confronti del virus, riconoscendo un antigene specifico della proteina spike contro cui sono diretti, mentre il vaccino deve determinare una risposta anticorpale all'interno del nostro organismo. «L'impiego degli anticorpi monoclonali ormai è una realtà consolidata nel trattamento delle fasi precoci dell'infezione in quei soggetti che presentano un alto rischio di sviluppare una progressione severa della malattia - spiega Claudio Mastroianni, presidente SIMIT -. Fondamentale è la somministrazione precoce che deve avvenire preferibilmente entro 3-5 giorni dall'esordio dei sintomi. Gli anticorpi monoclonali rappresentano una terapia dal grande impatto nell'evitare l'ospedalizzazione, una delle conseguenze più devastanti del Covid. Una strategia di possibile futura applicazione è l'impiego come profilassi pre- e/o post-esposizione in soggetti che non hanno completato il ciclo di vaccinazione o che si prevede che non sviluppino una adeguata risposta immunitaria al vaccino, come gli immunodepressi».

Sotrovimab efficace contro variante Omicron

Tra gli anticorpi monoclonali di recente approvazione, sottolineano le sigle, c'è sotrovimab, sviluppato da GlaxoSmithKline in collaborazione con Vir Biotechnology, che ha già dimostrato di mantenere l'attività contro tutte le mutazioni note combinate della variante Omicron. Rispetto ai suoi predecessori, sotrovimab ha un'emivita maggiore e una distribuzione a livello polmonare migliorata, ed è stato specificatamente approvato per il trattamento precoce dell'infezione con alto rischio di ospedalizzazione. Lo studio registrativo di fase III sul sotrovimab è stato sospeso per evidente efficacia, avendo infatti determinato la riduzione dell'85% delle ospedalizzazioni o dei decessi. L'aggiungersi di nuove opzioni rappresenta un miglioramento qualitativo oltre che naturalmente un incremento quantitativo: costituiscono una risorsa di fronte al moltiplicarsi delle varianti e uno strumento di medicina di precisione a seconda delle diverse fragilità.
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