Sanità

nov202020

Covid-19, Unaftisp: pandemia chiede nuovi strumenti e riforma della professione del farmacista

Covid-19, Unaftisp: pandemia chiede nuovi strumenti e riforma della professione del farmacista

L'intervento di Unaftisp a FarmacistaPiù: "La pandemia ha fatto emergere alcune lacune nel Servizio sanitario nazionale, noi farmacisti non abbiamo avuto tutti gli stessi strumenti per affrontare l'epidemia"

La pandemia Covid-19 ha fatto emergere alcune lacune nel Servizio sanitario nazionale, che si sta cercando di colmare ma si è però vista anche una forte presa di coscienza sul futuro del sistema e delle diverse professioni che lo compongono, non per ultima la nostra di farmacisti, ma non abbiamo avuto tutti gli stessi strumenti per affrontare l'epidemia. Così Daniele Viti, presidente della Unaftisp - Unione nazionale farmacisti titolari di sola parafarmacia - ha aperto la sessione "La parafarmacia ai tempi del Covid-19" che si è svolta nella prima giornata di FarmacistaPiù, il congresso dei farmacisti italiani che si sta svolgendo in questi giorni con un format tutto in digitale. Un evento realizzato come ogni anno con il patrocinio di Fofi su iniziativa di Federfarma, Fondazione Cannavò, Utifar ed il partenariato organizzativo di Edra.

Viti: nella pandemia emerge la figura professionale del farmacista

«La nostra professione - ha continuato Viti - può dare un reale contributo nell'affrontare questa emergenza, in aiuto del servizio sanitario, nel decongestionamento degli ambulatori medici e dei pronto soccorso. Ma una normativa datata e una differenziazione da regione a regione sta creando criticità soprattutto nei confronti della popolazione. In mezzo a questa epidemia, paradossalmente, sta emergendo non la farmacia o la parafarmacia, ma la figura professionale del farmacista. Credo che sia arrivato il momento di mettere mano a una riforma della professione nel senso più ampio del termine. Tutti noi farmacisti, in questo terribile momento di pandemia - ha sottolineato il Presidente - dobbiamo stringerci e farci forza l'un con l'altro, ma allo stesso tempo chiediamo con vigore un intervento anche per i farmacisti titolari di sola parafarmacia, spesso relegati in zone più periferiche e disagiate del territorio». «Fin dal primo Dpcm si è parlato del ruolo fondamentale della nostra figura professionale a sostegno della popolazione nell'affrontare la tremenda epidemia in corso - ha affermato Enrico Cancellotti vicepresidente Unaftisp ricercatore e virologo. Dal primo lockdown di marzo abbiamo deciso all'interno della nostra associazione di creare una commissione Covid-19, unendo le nostre competenze ed esperienze per dare a tutti i nostri farmacisti delle linee guida per affrontare questo difficile periodo. Da subito abbiamo consigliato l'uso massiccio dei Dpi, dalle mascherine ai pannelli di plexiglas, oltre a consigliare il lavaggio delle mani con saponi e l'uso di gel disinfettanti. Per quei colleghi che hanno lavorato in zone ad alto rischio di contagio abbiamo anche consigliato di lavorare a battenti chiusi favorendo il distanziamento. Abbiamo operato, e stiamo continuando a farlo, in maniera, oserei dire, eroica al servizio della cittadinanza, cercando di aiutare e rassicurare i pazienti. Inoltre, si è rilevato lo stupore di molti cittadini davanti al fatto che non possiamo erogare tutti i medicinali. Questa Pandemia ha cambiato molte cose e nulla sarà più come prima - ha concluso Cancellotti - e occorre un veloce cambiamento del sistema farmaceutico in modo che tutti i farmacisti abbiano gli stessi strumenti a servizio di tutta la popolazione».

Accesso alla professione: ridefinire la pianta organica

«È un momento difficile per stabilire il futuro della nostra professione - ha spiegato Gianluigi Francesco Nieddu, farmacista e biologo del comitato scientifico dell'associazione -. I cambiamenti a cui stiamo assistendo sono molteplici e la pandemia in corso sta unendo la categoria per permettere a tutti i farmacisti di lavorare al meglio al servizio dei cittadini. Certamente è necessario a livello regolamentare effettuare una serie di cambiamenti e recepire pareri già espressi dalla giurisprudenza. Ma soprattutto, al fine di garantire un maggiore accesso alla titolarità a un numero più ampio di farmacisti, noi proponiamo di ridefinire la pianta organica non più in funzione degli abitanti sul territorio ma della sostenibilità, il numero delle sedi su territorio non sarebbe più quindi vincolato ad un numero minimo di abitanti, quanto piuttosto alla densità demografica ed alla distanza».

Cristoforo Zervos
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
vai al download >>

SUL BANCO