Sanità

feb162017

Crediti Ecm, Policicchio: obbligo non è motivante, si punta a qualificazione professionale

Crediti Ecm, Policicchio: obbligo non è motivante, si punta a qualificazione professionale
Rispetto alla formazione Ecm si avverte il venire meno di uno stimolo legato all'obbligatorietà, che va di pari passo con un sistema sanzionatorio, ma questo non si traduce in un minore interesse verso l'attività formativa in generale, che, anzi, è percepita sempre di più come un investimento sulla professione. A fare la riflessione Pia Policicchio, presidente Fenagifar, alla luce di alcuni rumors sui dati di acquisizione dei crediti da parte dei farmacisti, avanzati da alcuni provider privati, secondo cui a essere in regola con l'Ecm sarebbe poco meno della metà dei farmacisti. «Non sono in possesso di dati sulla adesione dei farmacisti all'Ecm e, in ogni caso, in assenza di una piattaforma nazionale digitale che tenga traccia della partecipazione agli eventi, dei crediti acquisiti e via dicendo per ogni iscritto all'albo, è difficile avere un quadro preciso, anche perché non sempre i partecipanti ai corsi mandano le informazioni all'Ordine. Quello che posso rilevare, come tendenza generale, è una progressiva diminuzione di interesse al conteggio dei crediti: in assenza di un reale sistema sanzionatorio, lo stimolo all'acquisizione dei crediti non sempre c'è, mentre la spinta verso un'attività formativa è soprattutto personale. In generale, va detto che chi vuole implementare la propria professionalità cerca di colmare lacune di conoscenze o sviluppare nuove competenze, mentre quello che ci pare osservare è che l'offerta Ecm non sempre riporta spunti di novità e non sempre riesce a cogliere con tempestività le reali esigenze del territorio e il fabbisogno locale».

Va detto, però, continua Policicchio, «che se ci può essere una perdita di interesse verso il credito in sé, questa non si traduce in una perdita di interesse verso la formazione, anzi. Notiamo sempre di più la tendenza da parte dei giovani farmacisti a orientarsi verso una formazione di qualità e certificata, a prescindere da considerazioni sul credito. E in questa direzione talvolta la preferenza va a master o a una formazione di alto livello, in grado non solo di fornire competenze ma anche un riconoscimento ufficiale delle stesse. Questo pur a fronte di una spesa: la formazione qualificante è considerata spesso un investimento sul proprio futuro».


Francesca Giani
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