Sanità

ott172017

Cronicità, in Toscana al via modello di integrazione farmacie nella presa in carico

Cronicità, in Toscana al via modello di integrazione farmacie nella presa in carico
È alle fasi finali il progetto che vede l'integrazione delle farmacie nelle Reti cliniche integrate e strutturate per la presa in carico dei pazienti cronici, attraverso un'attività di pharmaceutical care, avviato nell'area vasta Sud Est della Toscana e l'obiettivo è partire a gennaio con Bpco, asma e scompenso cardiaco. A delineare il ruolo delle farmacie è Enrico Desideri, direttore generale della Asl Sud Est e ideatore del progetto, nel corso del suo intervento nella IV Convention di Federfarma Servizi e Federfarma.Co che si è chiusa sabato a Firenze. Il contesto, spiega, «vede la cronicità - parlo della mia realtà - ricoprire oltre l'84% dei costi totali sanitari e di questa fetta il 75% rappresenta il costo di ospedalizzazione. La letteratura ci dice che per i pazienti con diabete e per gli ipertesi in Italia raggiungiamo il target completo del trattamento farmacologico nel 50% dei casi. C'è qui un grosso problema di "underuse" dei farmaci, di non aderenza e il dato è importante perché non curare questi pazienti significa che possono generarsi eventi come ictus o infarto, con costi ben maggiori». Ecco allora che trova la sua base il modello avviato nell'area vasta Sud Est della Toscana che punta all'integrazione delle farmacie nelle reti cliniche integrate e strutturate: «Il modello delle reti cliniche integrate, che realizza la presa in carico del paziente cronico, si sviluppa attorno alle Aft, le aggregazioni funzionali territoriali, in cui lavorano team multidisciplinari, dai medici delle cure primarie (medico di famiglia e pediatra), all'infermiere, ai servizi sociali, al collaboratore di studio. La cifra distintiva è il rapporto nominale tra medici delle cure primarie e medici specialisti, che si raccordano in modo strutturale: i medici decidono insieme il percorso migliore per il paziente che ha così un unico punto di riferimento. In questa logica, puntiamo a inserire i farmacisti: anche in questo caso la cifra deve essere un rapporto nominale, in cui ci si conosce e ci si chiama al cellulare per seguire il paziente. Requisito necessario è che si crei cioè una comunità di pratica, in cui il farmacista sia inserito a pieno titolo: il farmacista deve entrare nella gestione del paziente e deve essere vissuto dagli attori come un punto di forza». Il nuovo ruolo del farmacista territoriale, continua Desideri, «può esprimersi professionalmente su almeno quattro fronti: informazione e promozione stili di vita; con un ruolo nelle reazioni avverse da farmaci e nelle interazioni; con funzioni di supporto ai medici, in termini di accompagnamento personalizzato e aderenza alla terapia, e come contributo alle campagne istituzionali». Un sistema, questo, in cui fondamentale è anche «l'integrazione informatica, con la condivisione dei dossier dei pazienti, ma anche la certificazione del sistema, inclusa quindi la farmacia: chi entra nel modello, deve accettare di fare un percorso di condivisione e di formazione». Per quanto riguarda la tempistica, «nostro obiettivo è partire dal primo di gennaio con Bpco, asma e scompenso cardiaco. Obiettivo iniziale è dimostrare che se inseriamo la farmacia disegnandone un nuovo ruolo nelle reti cliniche integrate si genera un risparmio». «È un progetto per il quale abbiamo dato subito la nostra disponibilità» spiega Marco Nocentini Mungai, presidente di Federfarma Toscana. «Un aspetto innovativo è che per la prima volta si mettono insieme tre soggetti: ente erogatore, cioè la Asl, le aggregazioni di medici e le farmacie. E l'altra novità è che è direttamente l'ente pubblico a certificare l'effettivo risparmio che si può ottenere in termini di spesa complessiva del paziente. Nei ragionamenti che abbiamo fatto è stato messo in conto che nella fase iniziale il progetto possa comportare un incremento di spesa farmaceutica territoriale. Ma questo sarà ampiamente compensato dai risparmi che tale gestione del paziente potrà generare nel Ssn, in termini di minori ricoveri e accessi al Ps». Vorrei però rilevare, continua Nocentini, che «c'è un problema di risorse per la farmacia che, in modo particolare in una fase di grandi cambiamenti come questi, ha comunque un conto economico da far tornare: per questo sottolineo che occorrerà prevedere nel medio termine o, ancora meglio, da subito un adeguato compenso dell'attività professionale della farmacia. Oggi, va detto, la farmacia non è più in condizione di fare operazioni senza che queste abbiano un adeguato compenso». «La proposta della figura del farmacista territoriale per la presa in carico paziente in una chiave di integrazione con le altre figure del Ssn è la strada giusta per la farmacia comunale e la farmacia in generale e lo dimostrano i progetti che in questa direzione abbiamo portato avanti» è l'intervento di Venanzio Gizzi, presidente Assofarm, che ha contribuito al progetto. «E, anche in prospettiva, lo riteniamo un primo passo per riportare tutti i farmaci in farmacia. Credo che la variabile del paziente vada portata nel sistema in maniera strutturale e occorrerebbe far sì che queste tematiche vengano accolte e portate avanti anche nella Convenzione, per un rilancio della farmacia. D'altra parte, la professionalità del farmacista è un valore per la farmacia e per il sistema e il recupero della professionalità è essenziale per dare un futuro alla farmacia».

Francesca Giani
discuti sul forum

ANNUNCI SPONSORIZZATI


Download Center

Principi e Pratica Clinica
Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
vai al download >>
separa
Principi e Pratica Clinica
Garattini S., Bertelè V. Farmaci sicuri
vai al download >>

SUL BANCO