Sanità

lug162020

Cuneo fiscale, gli effetti del taglio: ecco come cambia la busta paga

Cuneo fiscale, gli effetti del taglio: ecco come cambia la busta paga

È operativo dal primo luglio il taglio del cuneo fiscale che dovrebbe interessare 11,7 milioni di lavoratori che già avevano fruivano del precedente bonus Renzi e altri 4,3 milioni finora esclusi

È operativo dal primo luglio il taglio del cuneo fiscale, vale a dire la differenza tra il costo del lavoro per il datore e la corrispondente retribuzione netta per il lavoratore, che darà i suoi effetti già sulla mensilità in corso per chi ha uno stipendio annuo inferiore a 40mila euro. La misura ha integrato il bonus di 80 euro, allargando la platea dei destinatari. Ma che cosa significa in concreto per i dipendenti? Quali sono le fasce di reddito maggiormente toccate dal provvedimento? E quali gli importi al variare dello stipendio annuo?

L'importo mensile varia in base al reddito. Ecco a chi conviene di più

Come si ricorderà, la misura è stata introdotta con la legge Bilancio 2019, con un finanziamento di 3 miliardi per quest'anno e 5 nel 2021, e dovrebbe interessare 11,7 milioni di lavoratori che già avevano fruivano del precedente bonus Renzi e altri 4,3 milioni finora esclusi. «Lavoratori subordinati e assimilati con reddito complessivo non superiore a 28.000 euro riceveranno in busta paga una somma di importo pari a 600 euro per l'anno 2020, con una suddivisione in rate mensili da 100 euro, in sostituzione del cosiddetto bonus Renzi di 80 euro e a 1.200 euro dal 2021» è il punto della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, che in un intervento sul Corriere Economia di lunedì, ha fatto una simulazione in base alle fasce di reddito. «Mentre per lavoratori con redditi di lavoro dipendente e assimilati a partire da 28.000 euro e fino a 40.000 euro, è prevista un'ulteriore detrazione dall'imposta lorda e di importo decrescente, che è rapportata ai giorni di lavoro e non è tassabile ai fini Irpef e delle relative addizionali: per l'anno 2020 si parte da 600 euro per un reddito complessivo superiore ai 28.000 euro fino ad azzerarsi al raggiungimento di un livello di reddito pari a 40.000 euro. Non tutte le casistiche contemplate però avranno benefici a livello economico».

Alcune simulazioni: redditi di 28mila, 35mila e 38mila euro

A essere presi in esame dalla Fondazione sono tre diversi redditi: lavoratori con contratto di lavoro full time ed imponibile fiscale di 28 mila euro, di 35 mila euro e, infine, di 38.000 euro. Come riporta il Corriere Economia, per un «lavoratore dipendente con contratto di lavoro full time ed imponibile fiscale per il 2020 di 28.000 euro, si applica il trattamento integrativo di 100 euro mensili, pari a 600 euro per il 2020 (100 euro x 12 mesi nel 2021 se la misura diventerà strutturale)». In questo caso c'è un beneficio dalla norma perché «con questo imponibile fiscale non spettava il precedente "Bonus 80 euro" che si neutralizzava al raggiungimento di euro 26.600». In caso di sforamento, a fine anno, del tetto, si prevede la restituzione rateizzata, invece che in unica soluzione. Oltre i 28mila euro, come si ricorderà, si applica la detrazione. In questo caso, dalla Fondazione viene messa in luce la differenza tra redditi fino a 35mila e redditi tra i 35.001 e i 40mila. L'esempio preso è di un imponibile di 35mila euro: «in questo caso, al lavoratore spettano globalmente 480 euro, da suddividere in sei mensilità di euro 80 a partire dal 1° luglio 2020)». Sopra i 35mila euro la metodologia di calcolo cambia ulteriormente. In questo modo, per un imponibile di 38mila euro «al lavoratore spettano 192 euro, da suddividere in sei mensilità di 32 a partire dal primo luglio». Nel caso di un totale di 39mila euro, l'importo mensile sarà di 16 euro, mentre con i 40mila il bonus si azzera.

Francesca Giani
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