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giu142016

Da oppiacei a lunga durata d'azione aumento del rischio di morte

Da oppiacei a lunga durata d'azione aumento del rischio di morte
Rispetto agli anticonvulsivanti e agli antidepressivi la prescrizione di oppiacei a lunga durata d'azione per il dolore cronico non oncologico si associa a un aumentato rischio di mortalità per tutte le cause, compresi i decessi per motivi diversi dal sovradosaggio. Sono queste le conclusioni di uno studio appena pubblicato su Jama e coordinato da Wayne Ray della Vanderbilt University School of Medicine di Nashville in Tennessee. «L'aumento nella prescrizione di analgesici oppioidi per il dolore cronico non oncologico ha portato una crescente preoccupazione per i potenziali danni a lungo termine prodotti da questi farmaci» scrivono gli autori, ricordando che gli oppiacei a lunga durata d'azione aumentano da un lato il rischio di decessi per overdose non intenzionale, ma dall'altro possono aumentare la mortalità cardiorespiratoria e da altre cause.

Tant'è che i ricercatori della Vanderbilt hanno voluto confrontare il rischio di morte tra i pazienti che cominciano un trattamento con oppioidi a lunga durata d'azione per dolore non oncologico da moderato a grave con quello di un gruppo di controllo formato da individui che iniziano la terapia con analgesici anticonvulsivanti o antidepressivi a basso dosaggio. «Molti antiepilettici sono usati nel dolore neuropatico grazie a un meccanismo, simile a quello di alcuni antidepressivi, basato sull'inibizione dell'ipereccitabilità neuronale attraverso meccanismi tra cui la riduzione dei flussi nei canali del sodio e del calcio, nonché un'azione diretta o indiretta sull'acido gamma-aminobutirrico (GABA), un neurotrasmettitore con funzione inibitoria presente a livello cerebrale» spiega il ricercatore. Allo studio hanno preso parte pazienti assistiti dal Tennessee Medicaid affetti da dolore cronico non oncologico ma non inseriti in programmi di cure palliative o di fine vita. Nel gruppo trattato con oppiacei a lunga durata d'azione, seguito per una media di 176 giorni, si sono verificati 185 decessi, contro le 87 morti osservate nel gruppo di controllo, il cui follow-up è durato in media per 128 giorni.

«Dall'analisi statistica emerge che i pazienti cui era stato prescritto un trattamento con oppiacei a lunga durata d'azione hanno un rischio di mortalità per qualsiasi causa 1,6 volte superiore a quello dei pazienti posti in terapia con analgesici anticonvulsivanti o antidepressivi triciclici a basso dosaggio» riprende Ray, precisando tuttavia che la differenza di rischio, in termini assoluti, è piuttosto modesta, ed è in gran parte spiegata da un eccesso di mortalità extraospedaliera. «Più di due terzi dell'aumento di mortalità osservato nel gruppo oppiacei dipende da cause diverse dall'overdose non intenzionale: più della metà sono morti cardiovascolari» sostengono i ricercatori, aggiungendo che un significativo aumento di mortalità è stato osservato per dosi di oppioidi a lunga durata d'azione pari a 60 milligrammi o meno di morfina-equivalenti. «Sarebbe opportuno considerare questi risultati quando si valutano i rischi e benefici del trattamento per il dolore cronico non oncologico» concludono gli autori.
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