Sanità

lug52011

Da Pubblic affairs monitor, il punto sulla lobbying in sanità

È con l’obiettivo fare il punto sull’attività di lobbying in sanità che è stato realizzato il Public affairs monitor, la ricerca condotta, attraverso 109 interviste a parlamentari/politici (52,4%), rappresentanti di società scientifiche (16,8%), giornalisti (16,8%), responsabili di associazioni consumatori e di pazienti (14,0%), da Medipragma per conto di Public Affairs Association (Paa), l’associazione dei professionisti delle relazioni istituzionali che operano nella sanità. A emergere il fatto che le agenzie di relazioni pubbliche siano ritenute la categoria professionale più attiva nei Pubblic affairs in sanità (92% delle citazioni), seguite dalle aziende farmaceutiche (86%) e dalle associazioni di categoria (62%). Secondo l’indagine, coloro che operano in tale ambito sono visti come «altamente professionali e competenti, ma carenti dal punto di vista dell’eticità e dell’impegno in attività educazionali». «Solo la condivisione delle regole, dell’etica e dei criteri di gestione delle attività» sottolinea Claudio Cricelli, presidente Public Affairs Association. «permetterà di creare una cultura consolidata, riconosciuta e accettata dei Public affairs, soprattutto in ambito sanitario». Da qui la necessità di una definizione di linee guida condivise, l’adozione di un codice etico in grado di regolamentare le attività di Pa e l’istituzione di un registro in grado di garantire anche la formazione professionale degli iscritti. Lo studio ha permesso poi l’individuazione delle quattro dimensioni in cui si concretizza questa attività: gestione del rapporto con i media, implementazione di una rete di public interaction, costruzione di una solida reputation e realizzazione di attività di political interaction.


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