Sanità

ott232015

Da Sifo un manuale per prevenire errori nella terapia. Presto raccomandazione ministeriale

Da Sifo un manuale per prevenire errori nella terapia. Presto raccomandazione ministeriale
Un manuale per gestire nel modo corretto farmaci ad alto rischio (Far) e prevenire errori di terapia ma anche una guida ad acronimi e abbreviazioni latine, talvolta di difficile interpretazione. È questo uno degli esiti di un filone di attività della Sifo - che troverà una cassa di risonanza anche in una raccomandazione, la numero 18, in via di lavorazione presso il ministero della Salute - che oggi è al centro della terza giornata del XXXVI congresso nazionale Sifo in corso a Catania.

«Il problema degli errori in terapia» spiega Piera Polidori, direttore scientifico Sifo «è di eccezionale rilevanza da un punto di vista clinico ed economico. Molta strada è stata fatta nella prevenzione, soprattutto nei paesi anglosassoni, ma molta ne rimane da fare in Italia, dove, a parte alcune situazioni sporadiche, i sistemi di prescrizione e distribuzione sono inadeguati ed è necessario che tutte le parti in causa - direzioni aziendali, medici, farmacisti, infermieri e tecnici - si confrontino per costruire insieme un nuovo modello compatibile con le realtà locali e nazionali. Quello che ci auguriamo è che tutte le realtà ospedaliere possano, in tempi ragionevolmente brevi, predisporre una propria procedura per la corretta gestione dei farmaci, con particolare attenzione per quelli considerati ad alto rischio, tenendo conto delle risorse economiche disponibili, delle prestazioni erogate e del livello di efficienza a cui mira la propria organizzazione». Considerazioni sulla base delle quali la Sifo, attraverso l'area rischio clinico, ha realizzato il manuale, che verrà distribuito durante il Congresso e sarà disponibile sul sito: un documento di circa 80 pagine che, come si legge nella nota, «affronta tutti i tipi di errori, proponendo comportamenti e strategie che aiutino a prevenirli. Il testo si compone di due parti: nella prima si affrontano i principali rischi legati ai farmaci ad alto rischio in tutte le fasi, dalla preparazione alla distribuzione alla somministrazione, e nella seconda la questione di acronimi e sigle, che, secondo alcuni studi, sono alla base di un'importante percentuale di errori, nonostante siano state vietate a livello internazionale da Jci, Joint Commission International, da oltre dieci anni». Tanto che proprio «prendendo spunto dal manuale esperti del ministero, in collaborazione con la Sifo e le Regioni, elaboreranno una raccomandazione per la prevenzione degli errori dovuti all'uso di acronimi». «L'utilizzo di abbreviazioni, simboli e acronimi» spiega Polidori, «seppur consolidati nella pratica clinica, aumentano il rischio di confusione tra farmaci con nomi o pronuncia simili o il rischio di confusione tra unità di misura e dosaggi».

Per quanto riguarda invece i farmaci ad alto rischio, nel manuale «c'è l'elenco dei principali medicinali così catalogati, i rischi presenti in letteratura e un focus sulle principali categorie di pazienti (pediatrici, geriatrici, oncologici o diabetici) nei confronti dei quali più spesso si verificano eventi avversi. E tra i consigli c'è quello di standardizzare e semplificare il processo di gestione del farmaco nelle aree a maggior rischio, produrre e condividere una lista dei farmaci Far e monitorarne l'uso; monitorare la risposta dei pazienti e prevedere sistemi di doppi controllo, oltre che lavorare sulla formazione continua del personale». Intanto, sempre dal Congresso, è stato lanciato, da Franco Rapisarda, segretario nazionale Sifo, un messaggio importante sul ruolo del farmacista, «come figura di primo piano nella sfida del contenimento della spesa sanitaria e nel mantenimento degli standard assistenziali del Sistema sanitario nazionale. Il farmacista sarà sempre più uno degli attori che promuovono la salute pubblica, dal consiglio alla presa in carico delle terapie, diventando un tassello indispensabile per ottimizzare le cure e contenere la spesa sanitaria, assumendo una connotazione sempre più orientata verso un supporto clinico al paziente».
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