Sanità

ott232017

Dal direttore allo specialista dei servizi, le nuove professioni per i farmacisti

Dal direttore allo specialista dei servizi, le nuove professioni per i farmacisti
Sarà l'approvazione della Legge sulla concorrenza, che rilancia nelle farmacie la figura del direttore/manager, o il definanziamento del servizio sanitario, che spinge il territorio a riorganizzare erogatori e offerta di servizi, o una nuova visione del processo assistenziale - in via di applicazione in diverse regioni secondo il Piano Nazionale della cronicità - che dà una maggiore importanza a presa in carico del paziente e aderenza alla terapia. Fatto sta che i profili professionali del farmacista potrebbero vedere, in un futuro non troppo lontano, un ampliamento, che richiederà un parallelo processo di specializzazione. Abbiamo avviato la riflessione con Davide Petrosillo, presidente Fenagifar, che spiega: «Lo scenario sotto molti aspetti sta evolvendo ed è importante riuscire a cogliere e, in un certo senso, cavalcare i cambiamenti. La farmacia dovrà andare sempre più verso una differenziazione, una caratterizzazione, diventando un punto di riferimento sul territorio per i cittadini per determinati asset, che possono essere per esempio la specializzazione in una patologia cronica (es: la farmacia del diabete), i servizi sanitari, amministrativi e cognitivi, e così via. Anche perché, come è stato più volte sottolineato, la professionalità può essere una risposta alla spinta competitiva innescata dalla legge Concorrenza».
Così «se oggi le farmacie specializzate sono, in molti casi, le più grandi, domani questa base di partenza dovrà senz'altro aumentare, laddove possibile. Ma è chiaro che una caratterizzazione e identificazione della farmacia deve andare di pari passo con una specializzazione dei farmacisti che vi lavorano e una strutturazione delle risorse». Tra gli spunti di evoluzione, «guardando ai cambiamenti in atto, c'è sicuramente quello dei servizi al cittadino, un aspetto su cui, a livello di sistema, si avverte un vuoto, che le farmacie possono andare a colmare. Una figura dedicata ai servizi, preparata al rapporto con il paziente, formata sugli aspetti tecnici e sanitari, sarà certamente utile per la farmacia, che può diventare un punto di riferimento sul territorio. E diventa quanto mai necessaria se pensiamo a servizi più evoluti, come la telemedicina, in cui, per altro, già oggi, è la stessa parte pubblica a richiedere un percorso formativo di un certo tipo e una certificazione, ma c'è tutto il "mercato" in crescita dell'out of-pocket». E tra le altre tematiche di attualità «c'è anche la presa in carico del paziente e l'aderenza alla terapia, aspetti su cui alcune regioni stanno avviando progetti». Un aspetto che «crediamo diventerà sempre più importante per il futuro e su cui come giovani stiamo puntando è la galenica. La galenica esprime al massimo la professione, ma va anche detto che, soprattutto per esempio nell'uso pediatrico, ha un notevole impatto sul fronte assistenziale e credo che vedrà aumentare sempre più la richiesta. In particolare, credo, per tutto quel settore di preparazioni senza ricetta, che rappresentino un elemento di gradimento da parte dei cittadini e che tutto sommato è realizzabile con la strumentazione di base e non presenta competitor».
Si tratta, quindi, di evoluzioni «su cui la categoria deve essere pronta e, credo, richiedano un primo passo con la formazione professionale. Per quanto ci riguarda, ci siamo già attivati sul fronte dell'offerta formativa, promuovendo per esempio corsi dedicati alla presa in carico del paziente, alla telemedicina, alla galenica, e così via». E anche sul fronte della definizione di nuove figure: «Abbiamo già sottolineato che con la Legge concorrenza cresce l'importanza del direttore/manager di farmacia; molte competenze che sono finora state appannaggio del titolare dovranno appartenere al bagaglio formativo e culturale dei dipendenti. Parliamo di competenze gestionali, dirigenziali, economiche, di marketing, o relative alla gestione delle risorse umane. Anche in questo caso occorre ripensare i percorsi di specializzazione».

Francesca Giani
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