Sanità

nov222018

Dati Ocse, spesa sanitaria bassa, scende la pubblica sale la privata

Dati Ocse, spesa sanitaria bassa, scende la pubblica sale la privata

L'Italia spende in sanità meno di altri paesi dell'Unione Europea e se la spesa per la salute del 2017 incide l'8,9% del Pil, poco meno della media europea (9,6%), quando si considera la spesa procapite è tra le più basse con 3.391 dollari, sotto la media (4.003 dollari) e meno di tutti i paesi del Nord Europa e di Regno Unito, Francia e Germania. Questi alcuni dei dati contenuti nel rapporto dell'Ocse Health at a Glance: Europe 2018, sulla qualità delle cure nei paesi dell'UE. In generale, negli ultimi anni la spesa sanitaria italiana è rimasta piuttosto stabile ma l'Ocse riferisce anche degli sprechi e nel rapporto si legge: "In Italia, un paese che spende meno per la salute di molti altri paesi occidentali europei, la percentuale di spesa pubblica inefficiente o dispendiosa era stimata intorno al 19 per cento nel 2017". Quando poi si passa all'analisi della spesa out of pocket,la percentuale sulla spesa per la salute sale al 23,6%, oltre la media Ocse (20,3%) e pone il paese all'undicesimo postoin una classifica di 35 paesi considerati. Anche per la spesa farmaceutica Italia è sopra la media Ocse, ma non di moltissimo: 17,7% della spesa per la salute contro il 16,1%.

A commentare i dati ilpresidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli: «Si conferma quanto da tempo sostengono i professionisti della salute italiani: il nostro Servizio Sanitario sta subendo un grave sottofinanziamento. E va considerato che crescono costantemente da una parte la rinuncia alle cure e, dall'altra, la spesa privata, che nel periodo 2013-2017 è aumentata di poco meno del 10% toccando 37,3 miliardi. Èevidente che se non si inverte quella che ormai da anni è una tendenza, il perimetro dell'assistenza sanitaria andrà riducendosi. Già oggi vediamo come l'accesso alle cure e la loro qualità presentino significative variazioni tra Regione e Regione e all'interno delle singole Regioni». Secondo Mandelli «c'è ancora molto da fare su questo fronte, per esempio potenziando le cure sul territorio, dove i farmacisti e le farmacie di comunità possono dare un contributo importante. Ma contemporaneamente non si può pensare di affrontare la sempre maggiore incidenza delle malattie croniche e i costi dell'innovazione farmacologica e tecnologica con un investimento pubblico costantemente inferiore alle necessità. Finora il sistema ha retto ma occorrono correttivi urgenti».

I valori degli indicatori si invertono quando si analizza l'organizzazione delle cure. L'Italia è di poco superiore alla media Ocse per numero di medici attivi (12,4 per 100.000 abitanti contro la media di 12,1), ma assolutamente in basso alla classifica e di molto sotto la media Ocse per numero di infermieri: ce ne sono 20,7 ogni 100.000 abitanti contro la media Ocse di 48,8 (meno della metà quindi).
Inoltre ha uno dei valori più bassi di posti letto per mille abitanti: 3,20 contro una media Ocse di 4,64. Per le dimissioni ospedaliereè sestultima con 11.555 per 100mila abitanti rispetto alla media Ocse di oltre 15.650 e con paesi come la Germania che raggiungono quasi i 25700; sotto la media Ocse anche per numero di viste mediche procapite, 6,80 contro 6,95 che la pone comunque a metà classifica per questo indicatore, e per numero di giornate di degenza: 7,80 contro 8,12 considerando tutti i tipi di ricoveri. Prima negativo invece sui parti cesarei, 349,40 per 1000 nati vivi contro la media Ocse di 280,65; e per il consumo di antibiotici:21,50 dosi giornaliere medie contro la media Ocse di 20,54.

Nonostante lo scenario, in Italia l'aspettativa di vita continua a essere la seconda più alta tra tutti i paesi dell'Unione Europea, subito dopo la Spagna. L'aspettativa di vita nel nostro Paese, infatti, ha raggiunto gli 83,4 anni (81 anni gli uomini, 85,6 le donne) nel 2016, quasi 2 anni e mezzo in più rispetto alla media Ue (81 anni). Anche se l'aspettativa di vita nell'Ue è tra le più alte del mondo, afferma Vytenis Andriukaitis, Commissario per la salute e la sicurezza alimentare della Commissione Ue che con l'Ocse ha elaborato il Rapporto "non dovremmo riposare sugli allori: molte vite potrebbero essere salvate aumentando i nostri sforzi per promuovere stili di vita sani e affrontare fattori di rischio come il tabacco o la mancanza di attività fisica È inaccettabile che ogni anno nell'Ue si perdano più di 1,2 milioni di persone prematuramente quando ciò potrebbe essere evitato attraverso una migliore prevenzione delle malattie e interventi di assistenza sanitaria più efficaci". Il rapporto chiede inoltredi migliorare la salute mentale, prevenendo le malattie mentali che non solo hanno conseguenze sociali, ma costano più del 4% del Pil in tutta l'Ue. E chiede inoltre di affrontare i fattori di rischio come il fumo, l'alcol e l'obesità, riducendo la mortalità prematura, garantendo l'accesso universale alle cure e rafforzando la resilienza dei sistemi sanitari.


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