Sanità

apr292015

Dati spesa, convenzionata in Sicilia -12,3%. Mangano: così farmacie in difficoltà

Dati spesa, convenzionata in Sicilia -12,3%. Mangano: così farmacie in difficoltà
Un calo della spesa convenzionata netta che in Sicilia è molto superiore rispetto alle altre Regioni (-12,3% contro una media di 3,1) - dovuto all'avvio della Dpc da marzo dell'anno scorso, e ad alcune misure di appropriatezza che vanno a incidere soprattutto sulla prescrizione - che sta già creando qualche difficoltà alle farmacie, «anche perché non è stata realizzata quella parte di accordo per l'attivazione dei servizi che avrebbe potuto compensare la situazione». È questo il punto di Francesco Mangano, presidente di Federfarma Sicilia, a cui abbiamo chiesto un'analisi dei dati di spesa del 2014 pubblicati sul sito di Federfarma nazionale, da cui emerge un calo nella spesa convenzionata netta particolarmente evidente in Sicilia (-12,3%) - seguita con uno stacco da Molise (-4,3%), Sardegna (-4,3%), Umbria (-4%). «La Sicilia aveva una spesa convenzionata particolarmente alta e per questo la Regione ha messo in atto una serie di iniziative per cercare di contenerla e in effetti i risultati ci sono stati, anche se la regione non li valuta ancora sufficienti. Tra queste c'è stato l'avvio della Dpc insieme a misure che vanno a impattare sulla appropriatezza prescrittiva. Per esempio, per alcuni farmaci particolarmente costosi è stata prevista la compilazione da parte del medico di alcune schede insieme a maggiori controlli, determinando in molti casi un orientamento su altre molecole meno costose. Ma da quella che è la nostra percezione nelle farmacie l'operazione non è stata senza conseguenze per i pazienti, in termini di aderenza alla terapia. Una situazione che, se da un lato può generare risparmi, porta con sé il rischio di un aumento di ricoveri». E per quanto riguarda poi le farmacie «la riduzione della convenzionata ci ha messo ulteriormente in difficoltà economica anche perché come dicevo l'accordo sulla Dpc non è stato applicato completamente». L'accordo, come si ricorderà, era stato pensato per agevolare il contenimento della spesa farmaceutica e la regione ha previsto un compenso alle farmacie di 4,50 euro a pezzo (6,80 alle rurali, quota per il distributore compresa e iva esclusa), ma con l'impegno di far partire nei mesi successivi servizi remunerati. «L'idea» continua Mangano «è che una parte dei risparmi sulla spesa farmaceutica sarebbero rimasti nel sistema delle farmacie. La Regione avrebbe dovuto provvedere ad avviare accordi per l'attivazione di servizi remunerati ma anche della possibilità di fare prenotazioni e ritiro referti in farmacia. Ma così non è stato: i rapporti con la regione sono di fatto arenati e anche per quanto riguarda le prenotazioni il tutto pare essersi bloccato a causa di un'inadeguata struttura tecnologica che non ci fornisce le agende». Una situazione ormai diventata pesante tanto che «potremmo anche valutare forme di protesta».

Francesca Giani

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