Sanità

set292015

Ddl concorrenza, fotografia dal Piemonte: contro i monopoli vincono le reti

Ddl concorrenza, fotografia dal Piemonte: contro i monopoli vincono le reti
Quali saranno le conseguenze del Ddl concorrenza per la farmacia? Lo hanno chiesto in giugno gli studenti del IV anno della Facoltà di farmacia di Torino a 139 farmacisti piemontesi, collaboratori e titolari. Sicuramente molti pensano che per la professione e per la farmacia il Ddl concorrenza non sia positivo: «La maggior parte degli intervistati ritiene che la nuova norma porterebbe svantaggi per la farmacia a causa della creazione di grandi monopoli, una visione troppo commerciale e la diminuzione del fatturato», ha spiegato Paola Brusa, docente presso il Dipartimento di Scienza e Tecnologia del farmaco dell'università a Torino, al convegno "Ddl concorrenza: un nuovo scenario per la farmacia". «I farmacisti però ritengono possibile non risentire economicamente del Ddl concorrenza formando reti di farmacie e società di farmacisti».
Insomma gli scenari futuri dipendono solo in parte da questioni normative e molto da come la categoria deciderà di reagire.
«Ci troviamo di fronte a una svolta epocale che ci richiede un salto di qualità, il superamento dei nostri schemi mentali precedenti», ha spiegato Mario Giaccone, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Torino. «In questa Regione abbiamo dimostrato che si possono realizzare progetti innovativi grazie alla collaborazione tra università, Ordine, Federfarma e Agifar: io non penso che il nostro futuro sia segnato».
Lo scenario post Ddl concorrenza dipende dunque solo dai farmacisti. Lo hanno ribadito Erika Mallarini, docente presso il Public Management & Policy Department della Sda Bocconi e Sandro Castaldo, docente di Economia delle imprese all'Università Bocconi. Mallarini ha spiegato che circa il 40 per cento delle farmacie europee è oggi legata a gruppi, mentre in Italia solo il 20 per cento aderisce ai vari network, che sul territorio sono ben 132: «Non basta il capitale a fare reti, si devono standardizzare i servizi da un punto di vista commerciale oppure creando catene di pharmaceutical care, basate su standard professionali, accreditamento, partecipazione a servizi sanitari. Ci può essere un futuro da professionisti oppure da store manager: dipende da cosa vogliono fare i farmacisti».
L'importante è decidere di aggregarsi, qualunque sia il modello di catena: «Fate parte di una rete, delegate tutto quello che potete delegare e concentratevi sul sell out. L'alternativa è rimanere indipendenti e quindi uscire dal mercato», ha detto senza mezze parole Castaldo ai farmacisti. «Se non siete preparati a delegare a terzi una parte della vostra attività, sbarazzatevi prima possibile della farmacia: tutto lo scenario cambierà in brevissimo tempo».

Laura Benfenati
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