Sanità

mar202017

Ddl concorrenza, Häusermann: tetto regionale non protegge contro il rischio oligopolio

Ddl concorrenza, Häusermann: tetto regionale non protegge contro il rischio oligopolio
Nelle misure del Ddl concorrenza c'è una minaccia che la professione si trova a dover affrontare senza, per ora, disporre delle armi giuste ed è rappresentata dalla soglia massima del 20% acquisibile a livello regionale da parte dei professionisti, che rischia di avere l'effetto contrario e di portare a un oligopolio. L'allarme è arrivato da Enrique Häusermann, presidente Assogenerici, nei suoi interventi a FarmacistaPiù, il congresso nazionale dei farmacisti italiani, che si è concluso ieri. «Nel mercato etico, secondo dati Ims Health, il 30% delle farmacie genera il 49% delle vendite. La norma, che non prevede parametri riferiti agli effettivi volumi di vendita di ciascun esercizio, offre su un piatto d'argento la possibilità alle società di capitali di creare situazioni di quasi monopolio. E questo è un rischio che nessun sistema sanitario evoluto - tanto meno il nostro - può permettersi di correre». Questa non è l'unica preoccupazione espressa da Assogenerici: «Le marce alte che qualcuno, per inseguire un uso esteso di forme di distribuzione alternative alla convenzionata territoriale, sta cercando di ingranare sulle gare per la territoriale e sulla distribuzione diretta rischiano di condizionare e svilire definitivamente quel ruolo fiduciario che - si presume - debba e voglia essere affidato ai farmacisti e alle farmacie nell'ambito del Ssn».

Da qui le richieste di Assogenerici, da discutere con urgenza al tavolo della governance farmaceutica ancora in attesa di riavviare i motori, dopo il tentativo di Aifa di riaprire il confronto con le aziende sul pay back: «Maneggiare con cura lo strumento delle gare d'acquisto pubbliche per evitare che da strumento di razionalizzazione della spesa si tramutino in un boomerang capace di spazzare via le industrie, con costi drammatici non solo per il Ssn ma per l'intero sistema Paese» nonché «un patto di stabilità pluriennale che preveda regole certe per tutta la filiera farmaceutica». Tutte richieste che partono da un'analisi dei risparmi che possono derivare dal settore: «Dalle scadenze brevettuali dei prossimi 24 mesi, riferite a un mercato da 2,6 miliardi di euro, dovrebbero derivare, grazie ai generici equivalenti, 600 milioni di minore spesa entro il 2019. Mentre le nuove norme sulle procedure pubbliche d'acquisto dei farmaci biologici, introdotte con la Legge di Bilancio 2017, dovrebbero garantire nei prossimi tre anni una minore spesa di oltre 500 milioni di euro». Per Assogenerici, è poi importante «includere la spesa farmaceutica nei Drg dell'ospedaliera, puntare sui registri di monitoraggio e sulla valutazione dei costi evitati per la gestione dei farmaci innovativi, vincolare al capitolo della farmaceutica tutte le risorse generate dagli off patent».

Ma anche introdurre «l'obbligo della clausola di rinegoziazione "pura" in tutti i capitolati di gara, ovvero la riapertura del confronto concorrenziale con tutti gli operatori economici coinvolti e non solo con l'aggiudicataria del prezzo di gara». Anche perché «la sola riapertura della procedura di gara immediatamente dopo l'ingresso sul mercato di generici si tradurrebbe in una minore spesa di quasi 100 milioni l'anno». Allo stesso modo «andrebbe imposta la messa in gara di quantitativi corrispondenti al reale fabbisogno degli enti, per una corretta programmazione della produzione e per evitare i ricorrenti fenomeni di carenza delle forniture, e recuperate le procedure automatiche di fissazione dei prezzi dei farmaci equivalenti introdotte con il decreto Balduzzi del 2012». Norme che «sono rimaste di fatto inattuate, ostacolando anche in questo caso la piena espressione del potenziale competitivo degli equivalenti, impossibilitati ad entrare realmente in commercio il giorno successivo alla scadenza del brevetto».


Francesca Giani
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