Sanità

ago22017

Ddl concorrenza, le reazioni: l'ingresso del capitale preoccupazione condivisa

Ddl concorrenza, le reazioni: l’ingresso del capitale preoccupazione condivisa
Finalmente l'Italia ha la sua prima Legge sulla #Concorrenza. Così su Twitter il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda celebra l'avvenuta approvazione della legge tanto attesa. Soddisfatto anche il premier Paolo Gentiloni che parla di "impegno mantenuto per Governo e maggioranza". Il presidente della Commissione Industria Massimo Mucchetti (Pd), dal canto suo, ha parlato in dissenso al suo gruppo annunciando «con tristezza» la sua decisione di non partecipare al voto. Mucchetti ha rilevato tra l'altro che la fiducia è stata chiesta non tanto per evitare l'ostruzionismo dell'opposizione ma per «evitare il voto dell'Aula su emendamenti scomodi» come quelli proposti in materia di «assicurazioni ed energia». Il presidente della Commissione Industria ha anche sottolineato come alcune norme abbiano fatto del Ddl uno «strumento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende di cui - ha aggiunto - faccio i nomi: Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance, Big Pharma». E qualche preoccupazione per l'ingresso dei capitali in farmacia arriva  anche da Eugenio Leopardi, presidente di Utifar (Unione tecnica italiana farmacisti) che, in una nota, auspica che i gruppi economici che decideranno di investire nelle farmacie lo facciano tutelando la professionalità che i singoli farmacisti hanno garantito nel tempo a vantaggio del cittadino. «Spero che i capitali vorranno tutelare la farmacia e rispettare la sua attuale identità. Staremo a vedere come evolverà la situazione ma credo che nessuno vorrà stravolgere un sistema cha funziona e garantisce, pur in questo periodo di estrema difficoltà economica per le farmacie, un supporto di vitale importanza per il cittadino». Stessa preoccupazione ma da un'altra prospettiva, arriva da Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, che sottolinea come si sia «preferito consegnare il mercato della vendita dei medicinali alle multinazionali, piuttosto che estendere la vendita dei farmaci a carico di cittadini alle parafarmacie, dove operano farmacisti abilitati e dove oggi i cittadini riescono a risparmiare fino al 40% sui farmaci da banco, Una netta marcia indietro» aggiunge Pugliese «rispetto alla strada indicata dal decreto Bersani del 2006, e che comporta per giunta il rischio di affossare i vantaggi già ottenuti con la precedente liberalizzazione». Dal mondo delle parafarmacie fa sentire la sua voce il Presidente delle Libere Parafarmacie Italiane, Ivan Giuseppe Ruggiero che parla di «inganno per i consumatori». «Non si è proposta nessuna concorrenza, nessuna apertura al mercato ai farmaci di Fascia C» attacca Ruggiero, «ma si è data la possibilità ai capitali di entrare in un settore protetto come quello delle Farmacie. Leggi a favore di "potentati" che si impossesseranno del mercato Farmaceutico, portando logiche di mercato, a sfavore dei Consumatori, sia in termini economici sia di tutela della salute pubblica. Per Davide Gullotta, presidente della Federazione Nazionale delle Parafarmacie Italiane il messaggio è chiaro: «per il governo non conta laurearsi o avere capacità per esercitare una  professione, ma piuttosto possedere capitali o una farmacia alla nascita. Non capiamo» continua Gullotta «la logica di un Ddl che dovrebbe favorire la concorrenza e che invece regala una professione nelle mani di pochi», precisa Gullotta.  Infine il presidente del Movimento nazionale liberi farmacisti, Vincenzo Devito parla di «legge sbagliata ove si è fatto scempio delle indicazioni dell'Antitrust, Autorità strumentalizzata da una politica fortemente legata a lobby e corporazioni». Devito cita ad esempio il caso dei farmaci di fascia C «esclusi immediatamente dalla discussione mentre la stessa Autorità l'indicava come la soluzione ottimale per aggiungere ad un settore bloccato, una dose importante di concorrenza. In quest'ultimo caso non solo le indicazioni dell'Antitrust non sono state seguite, ma il favore al grande capitale e alle multinazionali della distribuzione è palese».

Marco Malagutti

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