Sanità

apr212015

Ddl concorrenza, Mandelli: deontologia e ruolo del farmacista i nodi da sciogliere

Ddl concorrenza, Mandelli: deontologia e ruolo del farmacista i nodi da sciogliere
«È ancora presto per rassegnarsi a scenari così catastrofisti, il testo deve ancora affrontare le aule del Parlamento e non è detto che rimanga cosi come è». Preferisce non drammatizzare il presidente della Fofi Andrea Mandelli (foto) commentando sul Corriere economia, l'imminente cammino parlamentare per il Ddl concorrenza approvato il 20 febbraio scorso. I problemi non mancano e sono noti come spiega Mandelli, che ne identifica due in particolare. «Ciò che sarà indispensabile capire è il funzionamento di una simile riforma» spiega Mandelli. «Sarà determinante chiarire se ci sono preclusioni: per esempio il proprietario di una catena di farmacie potrà essere anche un medico? O magari un gruppo farmaceutico? E non si tratta di dettagli. Vorrei ricordare che quando la Corte di giustizia europea giudicò ammissibile la riserva della titolarità al farmacista, tra le motivazioni addottevi fu anche il fatto che nel professionista il fine del profitto viene temperato da un codice deontologico e da un'assunzione di responsabilità nei confronti del cittadino. Non è così per le società di capitali». Oltre alla questione deontologica, secondo il presidente Fofi, c'è il problema per la figura stessa del farmacista destinato a un futuro da dipendente. «L'approccio nei confronti del mondo delle professioni continua a essere pieno di pregiudizi e provvedimenti punitivi» continua Mandelli. «Ai farmacisti si chiedono turni sempre più lunghi, consulenze sempre più ampie e disponibilità a fornire servizi alla collettività. In compenso si prova a depotenziare una categoria che svolge una insostituibile funzione sociale». E per un Mandelli che non si rassegna anche Federfarma sembra pronta alle barricate per eventuali interventi peggiorativi, lo ha sottolineato il presidente Annarosa Racca, nel corso di un convegno a Cosmofarma, nel quale ha ribadito come si debba lavorare «perché la norma che apre la titolarità al capitale venga ricondotta nel sistema di norme che regolano il servizio: va recuperato il recinto delle incompatibilità previste dalla legge 362 e vanno riviste le regole in materia di responsabilità professionali».

Marco Malagutti

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