Sanità

mar242016

Ddl concorrenza, Mnlf: stop a liberalizzazione e apertura a capitali segno di metamorfosi conservatrice

Ddl concorrenza, Mnlf: stop a liberalizzazione e apertura a capitali segno di metamorfosi conservatrice
Il calcolo con cui sono stati rigettati tutti gli emendamenti al Ddl concorrenza, per la liberalizzazione della fascia C, anche quelli con il via libera della Commissione Bilancio mentre si consente l'acquisizione di farmacie da parte del capitale privato, sono il segno di una metamorfosi conservatrice che mal si concilia con gli annunci mirabolanti di riforme del Governo. Così il Movimento nazionale dei liberi farmacisti commenta le affermazioni del responsabile sanità del Pd Federico Gelli che durante i lavori di FarmacistaPiù a Firenze ha dichiarato che il decreto Bersani e le liberalizzazioni sui farmaci furono un errore e che esse sono sostanzialmente fallite.

«Questo» dice il Mnlf «malgrado siano nate, dopo la liberalizzazione oltre 5.000 nuove aziende, creati 8.000 nuovi posti di lavoro e i cittadini abbiano risparmiato». E citando i dati di Altroconsumo e dell'Istituto Bruno Leoni ricorda che «la liberalizzazione introdotta nel 2006 ha avuto un effetto calmierante sui prezzi: se nei dieci anni prima della riforma Bersani l'aumento medio era stato del 35%, in seguito, dopo la prima drastica riduzione, i prezzi si sono mantenuti ampiamente al di sotto del tasso di inflazione in tutti i canali» e che «la perdita di fatturato per le farmacie, dal 2006 ad oggi è stata risibile, circa il 6% sui Sop non da automedicazione e l'8% sugli Otc. Nello stesso arco di tempo sono calati i consumi di farmaci da banco». Secondo Mnlf, «lo stop all'apertura dei mercati, ai processi di liberalizzazione dei settori più corporativi e via libera ad una nuova politica neo corporativa» rappresenterebbe «un calcolo politico/elettorale che però mal si concilia con gli annunci mirabolanti di riforme del premier Matteo Renzi» o «molto più verosimilmente di una metamorfosi conservatrice posta in essere da uomini che da sempre hanno guardato ai poteri forti come veicolo di autoaffermazione».

«Il Movimento», conclude la nota stampa «ritiene che tale visione "gattopardesca" non sia condivisa da tutto il Pd e che anche nel governo ci siano notevoli malumori, per questo si appella ai senatori perché in aula esercitino il proprio diritto di votare in autonomia».

Simona Zazzetta
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