Sanità

ago22017

Ddl concorrenza, Utifar: i capitali non stravolgano la farmacia. Assofarm: no a derive commerciali

Ddl concorrenza, Utifar: i capitali non stravolgano la farmacia. Assofarm: no a derive commerciali
Una svolta storica, alla quale il settore ha avuto il tempo per prepararsi. Così Eugenio Leopardi, presidente di Utifar commenta l'ingresso dei capitali nelle farmacie a seguito dell'approvazione definitiva del Ddl Concorrenza. L'auspicio è che i gruppi economici che decideranno di investire nelle farmacie lo facciano tutelando la professionalità che i singoli farmacisti hanno garantito nel tempo a vantaggio del cittadino. «Spero che i capitali vorranno tutelare la farmacia e rispettare la sua attuale identità. Staremo a vedere come evolverà la situazione ma credo che nessuno vorrà stravolgere un sistema cha funziona e garantisce, pur in questo periodo di estrema difficoltà economica per le farmacie, un supporto di vitale importanza per il cittadino». Ora che l'ingresso dei capitali nella proprietà delle farmacie è una realtà, Leopardi auspica che questa liberalizzazione rappresenti un nuovo slancio alla professione, una nuova energia finalizzata a un servizio migliore al cittadino. Tutto ciò, chiaramente, nell'ottica della sostenibilità economica delle farmacie, ma senza l'obiettivo del profitto a tutti i costi. Forse proprio questo delicato equilibrio tra imprenditoria e professione ha rappresentato la vera anima della farmacia italiana per decenni. Utifar sta già lavorando affinché, l'ingresso dei capitali possa rafforzare quell'equilibrio tra sostenibilità economica e professione che ha reso la farmacia italiana così efficiente e apprezzata agli occhi del cittadino. E sull'ingresso del capitale si sofferma anche il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi ribadendo la netta contrarietà al tetto massimo del 20% su base regionale della proprietà di farmacie da parte di uno stesso soggetto giuridico. Assofarm, sottolinea la nota si è «battuta per portare questo limite al 10%, non più su base regionale ma comunale, fermo restando che non potendo le norme essere di natura retroattiva non venivano intaccate le consistenze attuali delle nostre aziende. Il cambiamento del parametro territoriale non era di poco conto, perché solo così si poteva tutelare l'esistenza delle farmacie rurali. Una presenza davvero imprescindibile per la tenuta dell'assistenza sanitaria pubblica in aree geograficamente svantaggiate. L'approvazione della legge apre, secondo noi, al concreto rischio di avere cinque soggetti capaci di controllare tutta la distribuzione del farmaco a livello nazionale, e in particolare di quella più commercialmente appetibile». Un quadro normativo che apre al rischio di oligopolio e che potrebbe condurre «il sistema a derive commerciali contrarie al senso della farmacia. Privata o pubblica che sia, la farmacia italiana deve rimanere uno strumento totalmente votato alla tutela della salute del cittadino. Gli utili di bilancio devono essere uno strumento, non il fine». Di fronte alla nuova situazione, si conclude la nota è necessario «diventare noi stessi soggetti più grandi in termini di capacità manageriali, fatturati, farmacie possedute da un'unica azienda. Da tempo parliamo di unione tra aziende farmaceutiche pubbliche, gruppi di acquisto e gestioni unificate di funzioni amministrative. E' ora di passare ai fatti».
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