Sanità

ott102017

Ddl Lorenzin, dopo le polemiche l'approdo in Aula

Ddl Lorenzin, dopo le polemiche l’approdo in Aula
È approdato ieri in Aula il ddl Lorenzin su sperimentazione clinica, riordino delle professioni sanitarie e disposizioni sulla dirigenza sanitaria del ministero della Salute. Un intervento corposo e pieno di precisazioni, quello del relatore Mario Marazziti, che nel corso della discussione generale a Montecitorio ha evidenziato come il testo sia il «risultato di un lavoro lungo e complesso in entrambi i rami del Parlamento. Al Senato, l'esame tra Commissione di merito e Aula è durato oltre due anni (dal 10 marzo 2014 al 24 maggio 2016). Alla Camera, l'esame è iniziato presso la Commissione Affari sociali il 27 luglio 2016 e si è concluso lo scorso giovedì 5 ottobre». Per Marazziti, la complessità è data innanzitutto dal contenuto: «il provvedimento in esame, infatti, affronta vari temi di grande rilevanza, dalla sperimentazione clinica dei medicinali al riordino delle professioni sanitarie, oltre a recare disposizioni concernenti l'esercizio abusivo della professione sanitaria». L'esame presso la Commissione Affari Sociali della Camera è stato caratterizzato in una prima fase da un ampio ciclo di audizioni nell'ambito delle quali sono stati auditi rappresentanti di diversi Ordini e Federazioni, di associazioni rappresentative di professioni non riconosciute, oltre a vari esperti delle due principali materie trattate dal disegno di legge (ovvero la sperimentazione clinica e il riordino delle professioni sanitarie). Ma spazio è stato anche dato all'esame delle circa trecento proposte emendative presentate. «Al riguardo - aggiunge Marazziti - vorrei sottolineare che sono stati approvati emendamenti presentati dai diversi gruppi parlamentari e che tutti i gruppi rappresentanti in Commissione, sia pure nella diversità delle rispettive posizioni, hanno dato un apporto concreto all'approvazione del provvedimento in discussione.

In termini generali, faccio presente che la scelta prevalsa in Commissione è stata quella di mantenere l'impianto del disegno di legge come approvato dal Senato, pure apportando modifiche rilevanti in varie parti del testo. Il tempo e gli approfondimenti ci permettevano di perfezionare e mettere meglio a punto questioni affrontate dal Senato». Il riferimento, velato, è alle polemiche con la Fnomceo che la scorsa settimana ha annunciato l'abbandono dei tavoli istituzionali. Tra le novità meno gradite del testo, ci sono, infatti, le disposizioni dirette a riordinare la disciplina ordinistica, che in diversi casi entrano incisivamente su prerogative e funzionalità degli ordini. È il caso delle norme che impongono alle organizzazioni professionali equilibrio di genere, rinnovo generazionale e adeguata rappresentanza di tutte le componenti; oppure di quelle che limitano la rieleggibilità delle cariche apicali e prescrivono il voto elettronico. O ancora, obbligano gli ordini provinciali a fornirsi di revisori iscritti allo specifico albo di categoria. Ma Marazziti auspica che «il clima e il metodo del lavoro in Commissione permetterà anche in quest'Aula una approvazione sicura del provvedimento. Che innova e migliora materie rilevanti ed è atteso da qualche decennio, per alcune parti, da innumerevoli esercenti le professioni sanitarie e aspiranti tali. In un tempo di grandi cambiamenti: una legge aperta, e non chiusa, proprio per poter recepire senza più sanatorie, anche in futuro, l'innovazione che avanza a ritmo non prevedibile».


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