Sanità

giu272017

Ddl Lorenzin, Fofi solidale con medici: a rischio stravolgimenti. Scriveremo al ministro

Ddl Lorenzin, Fofi solidale con medici: a rischio stravolgimenti. Scriveremo al ministro

«Non c'è alcuna volontà lobbistica, di chiuderci come professione in una torre d'avorio, tuttavia anche noi farmacisti condividiamo le preoccupazioni dei medici e della Fnomceo riguardo agli emendamenti presentati al disegno di legge Lorenzin. Come ente pubblico non economico non possiamo non vedere che ci sono incongruenze tali da rendere difficilmente applicabile la legge ove li recepisse. Abbiamo intenzione di inviare al Ministero della Salute un documento con le nostre osservazioni».

Andrea Mandelli presidente Fofi si associa ai timori dei medici sulle modifiche preparate alla Camera all'articolo 3 del disegno di legge Lorenzin. Il testo (numero 3868) inizia a luglio l'iter alla Camera ed è già oggetto di proposte sostanziali rispetto alla versione uscita dal Senato un mese fa, che ai farmacisti non era sgradita. Gli emendamenti interessano in primo luogo le cariche elettive degli ordini: consigli provinciali e Federazione durerebbero in carica 4 anni, i vertici non sarebbero rieleggibili per un terzo mandato né compatibili con quelli dei sindacati. La norma è complessivamente condivisa, pur non contemplando chance di rielezione per tutti i presidenti oggi al secondo mandato (a qualcuno sarebbe piaciuta un'applicazione più graduale). Ma adesso si parla anche di introdurre il voto telematico, di invalidare convocazioni che raccolgano meno di un quarto degli aventi diritto di voto, di accorpare singoli ordini provinciali, e -in alternativa al voto online - di far votare i professionisti istituendo seggi negli ospedali, cosa difficilmente fattibile in metropoli con tanti ospedali dove dovrebbero mobilitarsi decine di professionisti volontari e comunque a carico dell'Ordine ci sarebbero costi aggiuntivi. L'altro ieri la Federazione degli Ordini dei Medici ha chiesto al Ministro Lorenzin di essere sentita e auspicato uno stop del governo, perché teme salti nel buio che disorienterebbero la professione; e così faranno i farmacisti. Che peraltro nello stesso decreto sono "bersagliati" da emendamenti anche sull'articolo 12 che contiene una serie di previsioni sui farmacisti. Una di esse consente di cumulare l'esercizio di altre professioni sanitarie esclusa quella di medico.

Un'altra previsione, se si è raggiunta l'età pensionabile o si è impossibilitati a seguire la farmacia per infermità, motivi di famiglia, gravidanza, adozioni, servizio militare o elezione a cariche istituzionali, apre alla sostituzione temporanea ad opera di un farmacista iscritto all'albo. Infine, chi eredita una farmacia ma non ha i titoli per esercitare non deve più cedere la sua quota entro 6 mesi ma entro 4 anni. Su questo articolo gli emendamenti sono una ventina - molto eterogenei, uno si rimangia le previsioni sul cumulo delle attività professionali sanitarie, un altro ammette pure i medici in farmacia purché non abilitati a emettere ricette Ssn. Due emendamenti a firma Silvia Fregolent riaprono poi i giochi per l'assegnazione di farmacie a titolari di esercizi di vicinato. Per favorire l'accesso alla titolarità delle farmacie da parte di tutti quei farmacisti, aventi l'idoneità professionale, che hanno assunto il ruolo di amministratore o titolare unico di esercizio non abilitato a dispensare farmaci con ricetta medica, e per favorire le procedure d'apertura e assegnazione di nuove sedi farmaceutiche, solo ed esclusivamente per i farmacisti titolari di esercizi di vicinato il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 2.800 abitanti mantenendo comunque fisso il criterio della distanza superiore a 200 metri.

A tutela delle farmacie rurali la deroga non riguarda comuni inferiori ai 5.000 abitanti. Entro 30 giorni le regioni approvano le piante organiche delle farmacie in via straordinaria e dopo altri 30 giorni bandiscono una graduatoria regionale. Altro emendamento, evidentemente alternativo, prevede per i comuni sopra 5 mila abitanti l'assegnazione di sedi farmaceutiche secondo il criterio di una a 2900 abitanti. Tali sedi farmaceutiche sono assegnate ai farmacisti che ne facciano richiesta e che, avendo i requisiti di legge, abbiano esercitato il ruolo di amministratore o titolare unico di esercizi di vicinato. Infine, un emendamento di Margherita Miotto sancisce che chiunque svolga la sua attività in farmacia, o abbia partecipazioni societarie o diritto a utili di farmacie direttamente o indirettamente, non possa avere partecipazioni societarie dirette o indirette in parafarmacie fino al terzo grado di parentela.


Mauro Miserendino


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