Sanità

mag192016

Ddl Lorenzin, ok Senato a primi tre articoli. Mandelli: l'incompiuta degli Ordini provinciali

Ddl Lorenzin, ok Senato a primi tre articoli. Mandelli: l’incompiuta degli Ordini provinciali
La prima giornata di dibattito parlamentare sul disegno di legge Lorenzin si è conclusa con l'approvazione dei primi tre articoli del provvedimento che, come ha evidenziato Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato, nella sua replica in aula, rappresenta «un punto di equilibrio, così come c'è un equilibrio nella sua struttura per quanto riguarda le professioni sanitarie». Questo provvedimento, ha detto al senatrice «è un passo molto più importante di quanto molti di noi possano pensare in favore di una migliore sanità» e ha ricordato che «sono 1.200.000 i professionisti della sanità che stanno attendendo questo provvedimento. Non sono pochi e aspettano da quattordici anni».
Ma nel dibattito non sono mancate interventi su alcune criticità e zone d'ombra non risolte dal provvedimento. In particolare, dal senatore Andrea Mandelli, presidente Fofi, che ha sottolineato la potenziale «asimmetria» tra Ordini provinciali e Province nel caso in cui venissero abolite con la riforma costituzionale. «Il punto è» ha detto Mandelli «che il testo conferma la costituzione degli Ordini professionali nelle circoscrizioni geografiche corrispondenti alle Province vigenti». Ma con il referendum confermativo previsto in autunno sulla riforma costituzionale «si aprono due scenari» e spiega: «Se la riforma passa, avremo un'organizzazione provinciale degli Ordini nonostante le Province siano state abolite dalla riforma costituzionale, con una evidente asimmetria, per cui le Province non esisteranno più, ma esisteranno per gli Ordini. Nel secondo scenario, la riforma non passa e quindi la sanità rimane una competenza regionale, per cui mi chiedo come una rappresentanza professionale provinciale potrà rapportarsi in maniera efficace e coerente nella rappresentanza regionale cui fa riferimento». Secondo Mandelli «questo è un po' l'incompiuta e un nodo ancora da sciogliere: di fronte a una riforma costituzionale importante, rimane un'asimmetria che, nell'uno e nell'altro caso, non potrà che essere affrontata al più presto, per rendere davvero gli Ordini più moderni e capaci di rispondere alla sfida che vogliono portare avanti. Su questo ci aspettavamo più coraggio».

Nella stessa giornata è stato approvato un ordine del giorno bipartisan a prima firma del sen. Luigi d'Ambrosio Lettieri che impegna il Governo "ad adottare specifiche misure al fine di istituire nuovi ordini professionali per quelle professioni sanitarie che superano i 20 mila iscritti agli Albi, nel rispetto dei principi stabiliti dalla legge". È quanto si apprende da una nota stampa in cui si spiega che l'odg «sottolinea come le professioni sanitarie, per specificità del loro intervento e per i delicati effetti sulla qualità e sicurezza delle cure ai cittadini, richiedono il mantenimento del ruolo di garanzia della qualità del livello di professionalità in rispetto del diritto costituzionale della tutela della salute. Si rende necessaria, quindi, la finalità di promozione dell'indipendenza, autonomia e responsabilità dell'esercizio professionale, la qualità tecnico-professionale, la valorizzazione della funzione sociale delle professioni, la salvaguardia dei principi etici dell'esercizio professionale indicati nei codici deontologici al fine di garantire la tutela della salute individuale e collettiva».

Simona Zazzetta
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