Sanità

feb192018

Decalogo su intolleranze alimentari, la categoria: farmacie non paragonabili a strutture non sanitarie

Decalogo su intolleranze alimentari, la categoria: farmacie non paragonabili a strutture non sanitarie
Quello delle allergie alimentari e intolleranze è un tema delicato su cui non sempre informazione e percorsi diagnostici sono corretti e su cui si registrano pratiche "fai da te" che possono portare alla autoeliminazione di alimenti importanti ai fini nutrizionali e a rischi per la salute. Il messaggio è veicolato dalla campagna di sensibilizzazione che vede la stesura del decalogo "Dieci regole per gestire le intolleranze alimentari" elaborato dall'Associazione italiana di Dietetica e nutrizione clinica, condiviso dalla Federazione nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e da dieci Società Scientifiche di settore con il patrocinio del Ministero della Salute, e che è stato presentato venerdì nell'ambito dell'evento sulle fake news della Fnomceo. Tra i consigli contenuti nel decalogo, la formulazione di un punto (il n. 3) sta sollevando le reazioni della categoria, tra cui L'Asfi (Associazione scientifica farmacisti italiani). Il punto incriminato recita: "Non rivolgersi a personale non sanitario e attenzione a coloro che praticano professioni sanitarie senza averne alcun titolo. Spesso i test non validati per la diagnosi di intolleranza alimentare, vengono proposti da figure professionali eterogenee, non competenti, non abilitate e non autorizzate, anche non sanitarie. Non effettuare test per intolleranze alimentari non validati scientificamente in centri estetici, palestre, farmacie, laboratori o in altre strutture non specificatamente sanitarie. Solo il medico può fare diagnosi".
«Ci dissociamo nettamente dalla definizione di farmacia come "struttura non specificatamente sanitaria"» è il commento di Asfi in un comunicato stampa. «La Farmacia è da sempre parte integrante del Sistema Sanitario Italiano, e l'orientamento normativo più recente è teso a rafforzare tale integrazione, affidando alla Farmacia nuovi compiti nel campo della prevenzione e del mantenimento della Salute dei nostri concittadini. I farmacisti italiani sono i professionisti sanitari di riferimento sul territorio, i più disponibili e facilmente raggiungibili, a cui ci si può rivolgere con fiducia, sicuri di ricevere una risposta competente e disinteressata. Non meritano di essere accomunati al "personale non sanitario" che opera, senza nessuna formazione universitaria, in "palestre e centri estetici", come risulta dal punto 3 del "Decalogo».

Alla riflessione si unisce anche Francesco Schito, segretario generale Assofarm: «Vedere le farmacie associate a palestre e centri estetici, oltre a non tenere conto del valore sanitario della categoria, rischia di essere controproducente: basti pensare a tutte le campagne contro la contraffazione, che pongono invece la farmacia come luogo di tutela del cittadino, al servizio di farmacovigilanza, alle campagne di informazione. Ma soprattutto non si tiene conto che la farmacia dei servizi, oltre a essere uno strumento ormai riconosciuto dalla comunità internazionale di territorializzazione delle cure e di capillarità dei servizi sul territorio, è sancita da un quadro normativo che si è andato costruendo nel corso del tempo, nonché da ultimo ha visto un importante finanziamento nella Legge Bilancio 2018. La normativa d'altra parte fissa una serie di caratteristiche entro cui i servizi, comprese le analisi di prima istanza, possono essere svolti in farmacia, richiedendo per esempio che i locali siano in un contesto sanitario protetto e rispondano a determinati requisiti. Ed è sempre la normativa a indicare che ci siano una serie di garanzie anche sulle strumentazioni utilizzate, che per altro sono, per legge, sottoposte al controllo e alle verifiche dell'autorità sanitaria, che ne può anche imporre il ritiro. Da un punto di vista potenziale la farmacia dei servizi può ricoprire un ruolo fondamentale che anzi va valorizzato. Detto questo, esistono dei paletti e in primo luogo che la diagnosi, per qualsiasi tipologia di servizio, spetta al medico e anche su questo la legge è chiara». Oltre a questo, «in generale l'invito che possiamo fare è alla cautela e alla verifica dell'attendibilità delle strumentazioni per individuare test che siano effettivamente validati dalla comunità scientifica». Concorda Asfi che aggiunge: «La definizione dispiace particolarmente, poiché il Documento è per gli altri versi ineccepibile. La nostra Associazione condivide convintamente e fa propri gli altri consigli in esso contenuti. L'Asfi ricorda ai Farmacisti Italiani che, per salvaguardare il patrimonio di fiducia che i nostri concittadini riservano alla nostra Professione, è necessario che essa sia esercitata sempre ponendo la massima attenzione all'eticità del proprio comportamento, alla qualità del servizio e alla selezione delle prestazioni erogate. In particolare, l'Asfi invita i Farmacisti italiani a diffidare di fornitori di beni e servizi che propongano alla Farmacia l'acquisto o il noleggio di apparecchiature che erogano alla clientela test non validati dalla comunità scientifica, e che non siano certificati CE per l'autoanalisi».

Sul tema, Farmacista33 ha sentito Gianluigi Spata, componente del Comitato Centrale Fnomceo, che ha presentato il decalogo in occasione dell'evento della Fnomceo: «Le allergie e le intolleranze sono un tema particolarmente delicato dove è importante evitare il fai da te, con il quale si rischia di eliminare dalla dieta importanti nutrienti. Sulla tematica si è purtroppo creata molta confusione nella terminologia, nell'inquadramento e nell'approccio diagnostico: In modo particolare per quanto riguarda i percorsi diagnostici si sta assistendo, negli ultimi anni, a una crescente offerta di metodologie diagnostiche non scientificamente corrette e validate». In particolare. per quanto riguarda i test, al punto 4 si legge: «I test non validati sono: dosaggio IGg4, test citotossico, Alcat test, test elettrici, test kinesiologico, dria test, analisi del capello iridologia, biorisonanza, pulse test, riflesso cardiaco auricolare». Questi, continua Spata, «non hanno dimostrato, in studi scientifici controllati, la loro attendibilità e riproducibilità. E anzi hanno dimostrato di dare falsi positivi e falsi negativi. Quello che si è voluto rimarcare è che il percorso diagnostico e terapeutico è del medico».
Detto questo, precisa Spata, «ben venga la Farmacia dei servizi, strumento utile per i cittadini e anche per i medici. Faccio l'esempio del controllo della glicemia in farmacia, molto apprezzato dai medici per tenere sotto controllo la situazione del paziente o dell'aderenza alla terapia». Ma per quanto riguarda le allergie «spesso si tende a ricondurre a questo problema patologie che hanno altra natura. Per questo è necessario che la diagnosi venga fatta dal medico». Sul tema, «occorre indurre nei cittadini un comportamento appropriato e in questo potrebbe essere utile indirizzare correttamente il paziente che entra in farmacia. Spesso i cittadini sono convinti che il mal di testa sia un sintomo di allergia. L'allergia e l'intolleranza hanno sintomi ben precisi e in questi casi o quando il paziente riferisca il sospetto di un'allergia occorre indirizzarlo dal medico, allergologo o anche medico di medicina generale, per attivare il percorso appropriato».

Francesca Giani
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