Sanità

nov212018

Deprescrizione apre dibattito, farmacie: sì a riflessione clinica, no a mero risparmio

Deprescrizione apre dibattito, farmacie: sì a riflessione clinica, no a mero risparmio
Togliere farmaci il cui rapporto rischio-beneficio per l'anziano è dubbio e anzi, messi nel calderone con gli altri, talora lo confondono? Se ne parla da anni. Ma al momento di venire al dunque e depennare qualcosa dalla ricetta, il tema della deprescrizione fa discutere. In Emilia Romagna, è oggetto di una interrogazione del consigliere della Lega Daniele Marchetti e di preoccupati servizi del sito online della Federazione delle associazioni degli informatori del farmaco Fedaiisf, che in calce a una notizia richiama la frase attribuita alla presidente del Fondo Monetario Christine Lagarde "gli anziani vivono troppo e questo è un danno per l'economia mondiale". Il consigliere Marchetti, facendo riferimento ad un questionario sviluppato da Vittorio Maio della Thomas Jefferson University e Marco Lombardi di Ausl Parma e distribuito ai medici di famiglia in alcune Ausl, ha chiesto alla Giunta «quali risultati ci si attenda dal percorso di deprescrizione, quali dal questionario e quanti e quali altri questionari in materia siano stati distribuiti e valutati nel corso degli anni». E, intervistato su media "laici", l'Assessore Regionale alla Salute Sergio Venturi, pur certo della buona fede degli estensori, ha detto di voler «eliminare ogni ambiguità, altrimenti il cittadino non ne capisce gli scopi».

Svolti dal 2017, i corsi sulla deprescrizione delle Ausl di Parma e Modena, hanno rappresentato quattro algoritmi, su anti-iperglicemici, inibitori di pompa, benzodiazepine e analoghi, ed antipsicotici per pazienti anziani con incerto beneficio clinico. Per ogni evenienza, si prevedono varie possibilità. Per esempio, negli antidiabetici in caso di fragilità, demenza o attesa di vita limitata, o a fine vita (quando può essere "accettabile una glicemia inferiore a 270 mg/dl"), si considera di sospendere o sostituire a seconda dei casi principi più "indiziati" di causare ipoglicemia o di ridurre le dosi di principi più impegnativi per il rene. E, sempre, si prevede un monitoraggio attento. Quindi, ecco il questionario dove si chiede ai discenti di indicare il proprio accordo o disaccordo su una serie di proposizioni.

Il Presidente Federfarma Parma Alessandro Merli, analizzate le domande, concorda che le parole usate possono apparire «dal tono forte. Frasi tipo "Sono favorevole a deprescrivere farmaci ad attività preventiva nel mio paziente anziano quando la sua aspettativa di vita non ne giustifichi più gli eventuali benefici"; oppure "non ho problemi a deprescrivere farmaci anche se il paziente e/o il suo caregiver sostengono l'opportunità di proseguirne l'assunzione", possono apparire "brutte a dirsi", un medico, un farmacista, si augura la vita migliore per chiunque. Si aprono a mio avviso tanto un interrogativo formale - come comunicare il tema della deprescrizione sia agli addetti ai lavori sia alla popolazione - quanto un problema sostanziale, come si sceglie di deprescrivere un principio attivo. Io non ravviso negli algoritmi in questione contenuti criticabili, anzi sembrano ben fatti. Ma concordo con l'interrogazione della Lega sulla necessità di chiarire la portata dell'operazione». «E' un tema connesso alla deontologia-continua Merli- soprattutto quella medica, che gli stessi informatori richiamano citando il codice deontologico secondo cui, all'articolo 68, ove vi fosse contrasto con le indicazioni dell'azienda sanitaria, il medico sollecita l'intervento dell'ordine per tutelare i diritti dei pazienti e l'autonomia professionale. Da cittadino con un genitore anziano che assume tanti farmaci, chiedo siano fatte scelte rivolte al benessere del paziente. Se i farmaci servono, gli vanno dati, se è chiaro che non servono, no».

Anche Federfarma Modena sta seguendo il dibattito sul questionario, come conferma la presidente Silvana Casale. «E' un tema discusso da anni, che appartiene alla ricerca medico-scientifica. Rispetto all'odierno, la posizione della nostra Associazione dipende dagli obiettivi che il questionario si pone: se è stato redatto e strutturato quale mezzo di riflessione clinico-scientifica, può rivelarsi un ulteriore strumento di confronto tra i soggetti interessati e Federfarma Modena sarebbe disponibile ad essere uno di tali soggetti. Ove si trattasse di un mero tentativo di risparmio a danno dei nostri concittadini più deboli, l'iniziativa potrebbe assumere connotati pericolosi. Di certo, sono i medici direttamente coinvolti coloro che possono chiarire al meglio quale sia realmente la situazione».

Mauro Miserendino
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